Articoli principali

21 gennaio 2013

Chiudiamo

L’ultimo articolo che abbiamo pubblicato è del primo agosto. È passato tanto tempo ed è ora di dirlo ufficialmente: Personal Report chiude.

In questi tre anni di vita abbiamo scritto un migliaio di articoli. Abbiamo raccontato storie, intervistato persone, segnalato progetti, linkato idee, dialogato con voi. Abbiamo dato spazio a persone brave e qualche volta addirittura stampato cose. Con un’unica missione in mente: osservare, selezionare, condividere.

Ma negli ultimi tre anni è cambiato internet e, come è naturale, siamo cambiati noi. Certi stimoli si sono affievoliti, altri si sono rafforzati. Personal Report ha cambiato le nostre vite, ma ognuno di noi, oggi, ha interessi e obiettivi ormai troppo distanti tra loro per essere tenuti insieme in un’unica rivista, in un’unica visione. La decisione è stata difficile e sofferta ma inevitabile: è arrivato il momento di chiudere.

Tutto qui. Non abbiamo altro da dire se non ringraziare voi e tutti quelli che, per una volta sola o settimana dopo settimana, hanno collaborato con noi. E grazie anche a tutti quelli che negli ultimi mesi ci hanno scritto per farlo. Perdonateci se abbiamo risposto poco e male ma ora capite il perché.

L’archivio rimane. Ci impegniamo a pagare l’hosting ancora per un po’. Così, se vi viene in mente quella cosa fighissima che avete letto su Personal Report, sapete dove andarla a trovare. Non sappiamo se ricominceremo da qualche altre parte, se questo sia un addio o un arrivederci. Sappiamo che Personal Report come l’avete conosciuto finisce qui.

Grazie di tutto. A tutti.

Guido, Simone, Pier e Jacopo

E ora: una selezione di articoli dal nostro archivio che cambia ad ogni visita.

7 maggio 2010

Se avessi un Tumblr / 2

Se Avessi Un Tumblr 2Come vi avevo preannunciato ormai una decina di giorni fa, ci sono novità in vista. Vogliamo cambiare un po’ di cose per offrirvi un Personal Report migliore, ma come immaginerete i cambiamenti richiedono tempo.

Ci piacerebbe sapere anche da voi cosa pensate del nostro primo anno di attività e vi offriremo presto una modalità per farcelo sapere. Nel frattempo ecco ancora un “Se avessi un Tumblr”, ovvero una nuova collezione di piccole e grandi cose recuperate dalla rete nell’ultima settimana. Continua a leggere

6 luglio 2009

One in 8 Million

One in 8 MillionPer la felicità di chi ha amato (e ama) i monologhi di gente comune in stile The Interview Project: in sordina il New York Times sta facendo qualcosa di simile dall’inizio dell’anno, ma limitando il suo raggio d’azione ai cittadini di New York e usando unicamente l’audio dell’intervista sovrapposto a uno slide-show di foto di qualità in bianco e nero da guardare obbligatoriamente in full screen.

Maggie Wirth, la cameriera cantante; Henrique Prince (nella foto), il musicista ambulante della fremata di Times Square; Melissa Dixson, l’imbalsamatrice; Paul Bockwoldt, il giocatore di rugby etero in una squadra a dominanza gay; Alexandra Elman, l’assaggiatrice di vino cieca; Freda Degannes, il miracolo che cammina…li elencherei tutti solo per il piacere di vedere accostate tante storie belle e diverse, ma smetto. Purtroppo, come spessissimo accade, non esistono i sottotitoli nemmeno in inglese. Potete vederlo come un buon esercizio di listening settimanale.

Aggiornamento: qui il sito di Todd Heisler, il fotografo. Rivedere Sarah Palin dopo tanto tempo fa uno strano effetto… Consiglio un’occhiata ai reportage sulla guerra in Iraq.

13 novembre 2009

Where the plastic goes

Chris JordanQuella che vedete sopra è un’immagine scattata dal fotografo Chris Jordan nell’atollo di Midway, un gruppo di piccole isole sperdute nell’Oceano Pacifico a metà tra Stati Uniti e Giappone. L’isola è nota per accogliere numerose specie protette di uccelli, tra cui spiccano moltissime varietà di albatros.

Nel reportage le fotografie shock con scheletri e corpi di uccelli decomposti documentano la causa della morte dei piccoli albatros trovati lungo le coste. Nulla è stato modificato dal fotografo, le immagini mostrano con precisione la dieta dei pulcini: un mix di accendini, tappi di bottiglia e altra spazzatura dispersa in mare. Continua a leggere

15 luglio 2011

Ecco il nuovo product placement, ovvero come inserire le pubblicità di oggi dentro le serie tv di ieri

In una puntata della serie tv How I Met Your Mother qualcuno ha notato il cartellone pubblicitario di un film in programmazione nei cinema. Niente di strano, inserire oggetti di scena “firmati” con fini pubblicitari è un classico dell’advertising: si tratta del product placement (qua trovate la sempre divertente opinione di David Lynch in proposito). La cosa bizzara è che mentre la serie tv è stata girata nel 2006, il cartellone pubblicitario promuoveva un film uscito molto dopo, nel 2011. Continua a leggere

29 febbraio 2012

Recensione di una recensione di un videogioco

J. Nicholas Geist lo scorso aprile ha scritto per il magazine online Killscreen una recensione di Infinity Blade, videogioco per iPhone e iPad. È il gioco che ha incassato più soldi in meno tempo nella storia degli oggetti di Apple. Ma il gioco non è interessante, è la recensione che è interessante. Per capire perché, però, bisogna conoscere la trama. Continua a leggere

8 novembre 2011

In effetti alla Bibbia mancava l’integrazione con i social network

Mike Lacher di Wondertonic, famoso per produrre pazzi siti web, ha messo on-line una versione della Bibbia integrata con Facebook che vi permetterà finalmente di fare like al vostro versetto preferito. Si chiama The Likeable Bible e speriamo prenda piede perché sarà davvero interessante scoprire quali sono i versi più condivisi. Tra le funzioni c’è la ricerca per testo e per verso, qualcosa che in ogni caso potrebbe tornarvi utile.

“While God is busy judging us, let’s judge His words”

Ah, sempre della stessa serie: The Likeable United States Constitution.

Rineke Dijkstra

Daily Pictures

Rineke Dijkstra

I ritratti di Rineke Dijkstra sulle coste del Mare del Nord, Olanda.
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26 ottobre 2010

25 video di YouTube scelti dal Guggenheim

Qualche tempo fa girava il video di presentazione di un progetto in collaborazione tra il Guggenheim e YouTube che si è poi realizzato nei giorni scorsi, YouTube Play. A Biennial of Creative Video. Una supergiuria di gente che ci piace molto — ne dico qualcuno e poi esplodiamo tutti insieme: Darren Aronofsky, Stefan Sagmeister, Ryan McGinley, Laurie Anderson, Animal Collective — ha scelto venticinque video tendenzialmente strani tra gli oltre 20mila arrivati al concorso, e la selezione sta venendo proiettata nei musei di New York, Bilbao, Berlino e Venezia. Continua a leggere

20 novembre 2009

Uganda Skateboarding

Uganda Skateboarding UnionSono venuto a conoscenza dello skatepark di Kitintale (Uganda) solo un paio di giorni fa grazie al fotografo svizzero Yann Gross. La nascita dello skatepark risale al 2006 ed è frutto dell’impegno di un gruppo di giovani africani privi di un luogo adeguato per praticare lo skateboard.

Con una piccola impresa di costruzioni avviata da volontari, il gruppo ha potuto procurarsi mattoni, spianare il terreno e comprare le altre materie prime necessarie. Nel giro di un mese hanno inaugurato il primo skatepark dell’Africa Orientale. Continua a leggere

27 dicembre 2011

La storia di come New York si risollevò grazie al flash

Fino al 31 gennaio resterà in programma su History Channel «La sporca storia di», una bella mini serie di documentari che spiegano in che modo la sporcizia abbia avuto un ruolo determinante nella storia di New York, Londra e Parigi. Durante la puntata dedicata a New York è stato fatto un rapido riferimento a Jacob Riis, l’uomo che a fine Ottocento ha saputo usare il flash fotografico per dare il via all’ammodernamento della città. Continua a leggere

Josef Schulz

Daily Pictures

Josef Schulz

Le immagini di Josef Schulz. Nato in Polonia, cresciuto in Germania, allievo...
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18 dicembre 2009

Daniel Gordon

Daniel GordonDaniel Gordon è un giovane artista newyorkese che usa il collage per inventare ambienti tridimensionali. Niente di nuovo, ma il tocco di Daniel, inquietante e imperfetto, si differenzia dall’ondata di paper crafters degli ultimi tempi. Per costruire le sue opere stampa su carta immagini prese da internet (su alcune c’è ancora il watermark delle agenzie di stock photography) e le incolla in forme che sono una via di mezzo tra una scultura e un rendering da principiante. Un frankenstein contemporaneo — come si definisce lui stesso quando descrive il modo in cui assembla il materiale. Continua a leggere


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