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26 marzo 2012

Come fare una nuvola e un’opera d’arte

La legge fisica cui generalmente sottostanno le arti visive sarebbe l’ottica, visto che è perlopiù dagli occhi che, per definizione, percepiamo quel tipo di opere. Nel caso di Smilde vediamo un’applicazione della dinamica dei fluidi, ma ci sarebbero altre branche della fisica al lavoro nell’arte: ad esempio la statica, con la quale gli scultori trovano un patto fra la forza di gravità e la propria immaginazione. Solo grazie allo studio della statica, per dire, la scultura greca è passata dalla linea retta, alla superficie piana, al solido tridimensionale.


Lo studio delle leggi naturali era il prerequisito per la creazione artistica. Nel corso del tempo l’arte ha mutato obiettivi, metodi e linguaggi: oggi spesso non cerca più il bello, mentre – paradossalmente – la scienza pare trovarlo anche a propria insaputa. L’ha detto molto bene qualche anno fa l’astrofisica Janna Levin in un’intervista con Jonathan Lethem:

Una cosa che trovo particolarmente affascinante della scienza è che si tratta dell’ultimo àmbito in cui le persone parlano seriamente della bellezza. Un artista oggi non direbbe mai, a proposito di un’opera visiva, che è bella; almeno, non nell’arte davvero contemporanea e innovativa. È considerato provinciale puntare a un ideale di bellezza estetica: non si tratta di produrre belle immagini, si tratta di qualcos’altro. Nella scienza invece resiste davvero la meta dell’eleganza e della bellezza, perché, per ragioni che nessuno capisce completamente, è un criterio per distinguere il giusto dallo sbagliato. Se qualcosa è bello ed elegante, probabilmente è giusto.
(trad. di Amedeo Balbi)

Questi principi si applicano, per esempio, alla scoperta più o meno casuale di immagini “belle” nascoste nella natura, come dimostra un progetto dell’Università di Princeton dedicato all’arte nella fisica. Ma spesso, agli occhi di uno scienziato, un’opera racconta più di quello che l’occhio inesperto sa intravedere. Jackson Pollock, dice una ricerca del matematico di Harvard Lakshminarayanan Mahadevan, avrebbe inconsapevolmente anticipato di una decina d’anni le ricerche sul comportamento di un fluido che colpisce una superficie piana: il suo modo di lasciar sgocciolare lentamente la vernice sulla tela, infatti, suggerirebbe che le leggi della fisica sono state co-autrici del suo lavoro. Propongo per l’opera di Smilde, quindi, almeno una doppia firma.

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Ci sono 1 commenti

  1. [...] che ne hanno scritto un po’ tutti, ci ho provato anche io. Su Personal Report ieri ho parlato della nuvola in una stanza di quell’artista olandese con [...]

    pingback dal sito “Ride, Pucci, ride e ha preso trè” « cratete il 27 marzo 2012 alle 09:27

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