Articoli principali

2 novembre 2011

Una serie ben riuscita di minidocumentari sulla creatività italiana

Giulia From AboveNon è difficile girare video profili che funzionino: durano poco, sono abbastanza codificati (quindi abbastanza semplici da girare e montare) e se il personaggio ritratto dice almeno una buona frase si beccano senza problemi qualche condivisione su Facebook.

Non c’è da sorprendersi quindi se i responsabili della proliferazione di video profili creativi siano principalmente gli uffici comunicazione e marketing dei marchi di abbigliamento giovane. Non fraintendetemi, è una cosa buona. Ci guadagnano tutti, dal personaggio profilato, che si prende tanta visibilità gratuita (e magari qualche soldo), al marchio, che si fa una pubblicità sotterranea ma ben percepita, fino a noi utenti finali che ci troviamo con qualcosa di stimolante da guardare. Continua a leggere

2 novembre 2011

La vera storia dello stuzzicadenti

Henry Petroski, autore di The Toothpick: Technology and Culture, ha scritto per Slate una breve storia dello stuzzicadenti. Si parla delle suore portoghesi che l’hanno inventato, di come, a un certo punto, masticarlo in pubblico sia diventato uno status symbol, di quanto sia pericoloso quello del Martini cocktail e di Charles Forster, l’uomo che riuscì a farne un mercato fregando tutti.

The Yankee tradition was to whittle a toothpick on demand. It did not make sense to spend money on something one could make for oneself, let alone for something that would be used once and then discarded. But Forster came up with ingenious marketing schemes.

1 novembre 2011

Cosa si sa della serie tv HBO su “Le Correzioni” di Franzen

Qualche settimana fa è arrivata la conferma ufficiale: la HBO — madrina della qualità in televisione dall’alto dei suoi Soprano, The Wire, Six Feet Under, Game of Thrones, e tanti altri — ha ordinato il pilota di una serie tv tratta dal romanzo Le Correzioni, capolavoro di Jonathan Franzen vincitore del National Book Award. Io ho amato il libro alla follia e la serie è quindi diventata all’istante la mia più attesa di sempre. Ma cosa se ne sa, finora? Non molto, ma per adesso va tutto esattamente come deve andare. Continua a leggere

1 novembre 2011

Inizia domani il Club To Club

Si apre domani l’undicesima edizione di uno dei migliori festival di musica elettronica italiani, il Club To Club Alfa Romeo MiTo, quest’anno con una line-up più italiana del solito in occasione dei 150 anni dell’unità. Si parte con una data a Roma (il 2) e si continua a Torino, fino al 6 novembre, con Apparat, Modeselektor, Caribou, Jeff Mills e parecchi altri. Noi ci mandiamo qualcuno per raccontarci che aria tira.

31 ottobre 2011

La storia del primo banner interattivo e una riflessione sugli ultimi

La prima pubblicità interattiva online è del 1996. È una versione giocabile di Pong realizzata da Red Sky Interactive per Hewlett Packard. Il campo di gioco è largo 720×90 pixel, e sullo sfondo – solo sullo sfondo – c’è il logo di HP. Sopra al gioco c’è un testo che scorre. Dice:

Ciao, sono Jerry. Sono l’ingegnere di HP che ha creato questo affare. Doveva essere un banner pubblicitario ma, beh, il caffè ha cominciato a scorrere e qui le cose si sono fatte un po’ strambe. Come quando abbiamo fatto quella stampante che pinzava e fascicolava. Vuoi giocare? Sei quello a destra. Dacci dentro.

È più facile da vedere che da spiegare. Continua a leggere

31 ottobre 2011

In streaming: il disco di musica elettronica di David Lynch

David Lynch è da sempre uno dei nostri santi protettori, e non potevamo quindi non segnalarvi lo streaming di Crazy Clown Time, il suo disco di musica elettronica in uscita l’8 novembre. Qui una sua intervista sul disco e su quanto cantare sia imbarazzante. Come al solito, grazie a NPR. Continua a leggere

28 ottobre 2011

Trailer: il nuovo film di Herzog, sulla pena di morte

È appena uscito il trailer di Into the Abyss, il nuovo documentario di Werner Herzog (Cave of Forgotten Dreams, Grizzly Man). Per la prima volta Herzog parla del controverso sistema giudiziario statunitense intervistando alcuni condannati a morte (tra i quali un ragazzo di 28 anni), i loro famigliari e le persone coinvolte nei loro crimini, gettando «uno sguardo nell’abisso dell’animo umano». Uscirà negli Stati Uniti l’11 novembre. Qui un’intervista al regista. Continua a leggere

28 ottobre 2011

Qualche giochetto tipografico adatto anche ai non addetti ai lavori

Stanno spopolando in rete due giochi tipografici divertenti. Uno si chiama KernType e vi sfida a trovare la spaziatura perfetta tra le lettere di una parola. Il gioco sembrerebbe in grado d’intrattenere bene anche i non addetti ai lavori, del resto è stato pensato come strumento «per avvicinare i programmatori al design». Nel secondo, Font or Cheese, dovrete indovinare se una parola è il nome di un carattere tipografico o di un formaggio. Un gioco scemo e quasi impossibile che vi farà divertire soprattutto con le statistiche – ebbene sì, il 40% dei giocatori pensano che il Bodoni sia un formaggio. Già che ci siamo come non citare il classico Helvarial Quiz, dal sito: «E così credi di saper distinguere Arial da Helvetica?». Buon divertimento. Ah, quelli di KernType dicono che non dovreste smettere di giocare se non avete raggiunto almeno il 90%.

Update: Grazie a Simone scopro un altro gioco tipografico degli stessi autori di KernType. È uscito qualche giorno fa, si chiama ShapeType e vi chiede di dare la giusta forma a un carattere modificandone le curve con un editor semplificato.

28 ottobre 2011

Storia di uno zombie vestito da pinguino

Non fatevi ingannare dal titolo (Zombie in a penguin suit, appunto), perché questo corto di Chris Russell è tutt’altro che una gag. In un periodo in cui tra cinema e tv di zombie se ne vedono tanti e in tante forme, in sette minuti il pinguino zombie riesce a essere originale, commovente e a tratti anche inquietante. Schermo intero consigliato. Affezionarsi a uno zombie, chi l’avrebbe detto.

27 ottobre 2011

My best shot, una rubrica fotografica del Guardian

Il sito del Guardian ospita My best shot, una bella rubrica di fotografia. Ogni settimana un giornalista incontra un fotografo più o meno famoso e gli chiede di raccontargli cosa si cela dietro a quello che ritiene essere il proprio miglior scatto. Le storie che ne escono sono meravigliose. Ne ho scelte cinque.

Per leggere gli interventi completi cliccate il nome del fotografo.

David McCabe: «Lavoravo per Condé Nast e Mademoiselle magazine a New York, avevo declinato lo stile del reportage per la moda. Questo aspetto attirò l’attenzione di Andy Warhol; cercava qualcuno che lo seguisse alle feste, che lo fotografasse mentre serigrafava o girava video, catturando la sua vita quotidiana. [...] Nell’inverno tra il 1944 e il ‘45, venni chiamato per un incontro al St. Regis Hotel: avremmo fatto visita a Salvador Dalì, il mio eroe. Continua a leggere

26 ottobre 2011

Come diventare un ingegnere biochimico giocando ai videogames su internet

“Ci sono due modi per diventare un ingegnere biochimico: studiare duro e guadagnarsi un dottorato o giocare ai videogame”. Questo è il pensiero di Adrien Treuille e dei suoi collaboratori, inventori di Foldit, un gioco on-line che dal 2009 sfrutta l’intelligenza dei videogiocatori per risolvere uno dei problemi più complessi della biologia odierna: il ripiegamento proteico. Proprio un mese fa i giocatori di Foldit hanno determinato la configurazione di un enzima responsabile per la riproduzione del virus hiv, una questione che ha tenuto impegnati gli scienziati per circa un decennio. Continua a leggere

26 ottobre 2011

Perché il mouse del Mac aveva un solo tasto?

Già, me lo sono sempre chiesto anche io. C’è una scelta chiara di design dietro al mouse con un solo tasto. Qualcosa di un po’ più complesso dello slogan less is more. L’ho scoperto stamattina in un’intervista di Steve Jobs alla National Public Radio del 1996. L’intervista divenne famosa per alcune cose dette da Steve sul rapporto tra computer e liberal arts. Ma la cosa davvero interessante è questa:

Il mouse di Xerox (il punto di partenza per il mouse di Apple) aveva tre tasti. Abbiamo scoperto che le persone avevano sempre paura di premere il tasto sbagliato. E, per questo, guardavano il mouse e non lo schermo. Allora abbiamo fatto un mouse con un tasto solo: così nessuno avrebbe avuto paura di premere quello sbagliato.


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