Articoli principali

21 gennaio 2013

Chiudiamo

L’ultimo articolo che abbiamo pubblicato è del primo agosto. È passato tanto tempo ed è ora di dirlo ufficialmente: Personal Report chiude.

In questi tre anni di vita abbiamo scritto un migliaio di articoli. Abbiamo raccontato storie, intervistato persone, segnalato progetti, linkato idee, dialogato con voi. Abbiamo dato spazio a persone brave e qualche volta addirittura stampato cose. Con un’unica missione in mente: osservare, selezionare, condividere.

Ma negli ultimi tre anni è cambiato internet e, come è naturale, siamo cambiati noi. Certi stimoli si sono affievoliti, altri si sono rafforzati. Personal Report ha cambiato le nostre vite, ma ognuno di noi, oggi, ha interessi e obiettivi ormai troppo distanti tra loro per essere tenuti insieme in un’unica rivista, in un’unica visione. La decisione è stata difficile e sofferta ma inevitabile: è arrivato il momento di chiudere.

Tutto qui. Non abbiamo altro da dire se non ringraziare voi e tutti quelli che, per una volta sola o settimana dopo settimana, hanno collaborato con noi. E grazie anche a tutti quelli che negli ultimi mesi ci hanno scritto per farlo. Perdonateci se abbiamo risposto poco e male ma ora capite il perché.

L’archivio rimane. Ci impegniamo a pagare l’hosting ancora per un po’. Così, se vi viene in mente quella cosa fighissima che avete letto su Personal Report, sapete dove andarla a trovare. Non sappiamo se ricominceremo da qualche altre parte, se questo sia un addio o un arrivederci. Sappiamo che Personal Report come l’avete conosciuto finisce qui.

Grazie di tutto. A tutti.

Guido, Simone, Pier e Jacopo

E ora: una selezione di articoli dal nostro archivio che cambia ad ogni visita.

8 febbraio 2012

Charley Harper, l’illustratore che pensava piatto

Vagando nell’immenso archivio del solito professor Michael Stoll mi sono imbattuto nelle foto di un vecchio libro di scienze pieno di illustrazioni. S’intitola The Giant Book of Biology, è del 1961 e i disegni sono opera di Charley Harper: sono pochi i bambini americani che negli anni Sessanta non hanno sfogliato un libro illustrato da lui ma, misteriosamente, all’estero è poco conosciuto.

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11 giugno 2009

High-line Park

High Line ParkNel 1930 è stata costruita a Manhattan una linea sopraelevata di dieci metri destinata al movimento dei treni merce. Dal 1980 nessun treno circola più sulla High Line. Quando fu presa la decisione di demolire la ferrovia si formò spontaneamente un movimento interessato al salvataggio dell’area. Da quel movimento è nata l’associazione non-profit “Friends of High Line” con l’obiettivo di trasformare lo spazio in uno parco pubblico. Così, dal 1999, l’associazione lavorò senza sosta, prima da soli, poi patrocinati dalla città di New York. Un paio di giorni fa il parco è stato ufficialmente inaugurato.

Segue un video — fortemente consigliato — che racconta il progetto e qui una carrellata d’immagini scattate dal fotografo Iwan Baan. Detto questo, non so se restare senza parole per l’impegno ecologico costantemente rispettato della città di New York o perché un’associazione non-profit sia riuscita a fare una cosa del genere partendo da niente in soli dieci anni. A voi i commenti.

27 dicembre 2011

La storia di come New York si risollevò grazie al flash

Fino al 31 gennaio resterà in programma su History Channel «La sporca storia di», una bella mini serie di documentari che spiegano in che modo la sporcizia abbia avuto un ruolo determinante nella storia di New York, Londra e Parigi. Durante la puntata dedicata a New York è stato fatto un rapido riferimento a Jacob Riis, l’uomo che a fine Ottocento ha saputo usare il flash fotografico per dare il via all’ammodernamento della città. Continua a leggere

25 aprile 2012

Come funziona la Valve

«Gabe la racconta così. Quando era a Microsoft nei primi anni Novanta commissionò un’indagine per capire cosa era davvero installato sui computer degli utenti. Il secondo software più installato era Windows. Il primo era Doom [il videogioco] della Id Software.
L’idea che un gruppo di 10 ventenni da Mesquite, Texas, potesse portare i propri programmi su più computer della più grande azienda di software del mondo disse a Gabe che qualcosa di fondamentale era cambiato nella natura della produttività. Continua a leggere

6 febbraio 2011

Finalmente un buon modo per vendere le vacanze studio

Imparare l’inglese con una vacanza studio. Credo sia un classico, o almeno per me c’è stato un momento in gioventù in cui sembrava proprio la cosa giusta da fare. Vai a imparare l’inglese, che è una cosa buona per tutti. Vai all’estero, e ci vai da solo, che è una cosa buona per te giovane preadolescente, e il tutto è impacchettato in un contesto sufficientemente protetto da lasciar tranquilli e felici i genitori. Poi che non serva a molto per imparare l’inglese è un altro discorso.

Ai miei tempi l’impero delle vacanze studio era dominato da EF e per convincerti si affidavano ad alcune deprimenti brochure piene di promesse sul divertimento pazzo, sulle esperienze di vita, sul sistema d’insegnamento con cui l’inglese s’impara davvero. Tutta una serie di suggestioni che alla fine andavano a premere sui tasti giusti e ti facevano mandar giù più facilmente quel listino prezzi.

Oggi EF ha deciso di cambiare un po’ strada. I contenuti sono sempre gli stessi, ma il modo in cui li veicolano è decisamente migliorato. Sono quattro video, uno per destinazione, e sono ben fatti, non c’è molto da dire. La tipografia è curata, montaggio e regia sono giusti e ti tengono lì incollato. Continua a leggere

25 febbraio 2011

I pesci che nuotano in mezzo ai vagoni della metro

Circa dieci anni fa la sede newyorkese della Metropolitan Transporation Authority si è trovata davanti ad grosso problema: smaltire 1200 vagoni della metropolitana. La soluzione è stata trovata solo un paio d’anni più tardi quando venne approvata l’idea di scaricare l’intera flotta in mezzo al mare. Ovviamente non è la catastrofe ambientale che potrebbe sembrarvi — o forse sì, come vedremo tra poco — ma di fatto l’obiettivo era semplicemente di ricreare una sorta di scogliera marina che potesse diventare un rifugio sicuro per la riproduzione dei pesci e, sembra un’idea di Matt Groening ma non lo è, incentivare il turismo legato a immersioni e fish watching. Continua a leggere

20 maggio 2010

Paper Rad & Wyld File

Il collettivo americano Paper Rad (Jessica e Jacob Ciocci, Ben Jones) circola dal 2001 nel mondo dell’arte con animazioni psichedeliche estreme e, sotto lo pseudonimo Wyld File insieme a E*Rock (Eric Mast), videoclip realizzati per band e artisti come Beck, Islands, The Gossip.

Immagini sgranate, citazioni pop, collage astratti, sceneggiature inconcludenti e un linguaggio visivo che segue il Dogman 99niente tavolette grafiche, niente scansioni, solo colori RGB puri, animazioni inverosimili e uso abbondante di trasparenze — ironica riappropriazione del Dogma 95 di Lars Von Trier e colleghi. Dopo il salto progetti e video. Continua a leggere

14 novembre 2011

Venti più due lezioni di stile, risorse e curiosità sulla lingua inglese

Negli Stati Uniti esiste dal 1998 un ottimo programma radio dedicato all’universo della lingua inglese. Si chiama A Way with Words ed è condotto da Martha Barnette, esperta in lingue antiche ed etimologia, e Grant Barrett, lessicografo, cioè uno che scrive dizionari. La gente chiama e loro rispondono.

Il programma, molto seguito, si concentra sul perfezionamente dell’uso della lingua inglese: il participio passato di learn è learned o learnt? Come si usa correttamente whom? Bury si pronuncia come berry o come jury? Accanto a questi consigli trovano ampio spazio discussioni su termini caduti in disuso e nuovi modi di dire, sulle usanze linguistiche delle diverse zone degli Stati Uniti e sulle parole usate esclusivamente tra le mura domestiche, oltre a ogni tipo di gioco linguistico possibile via radio e tante piccole curiosità. Questo è quanto ho trovato gironzolando nell’enorme archivio dei podcast.

In origine il termine skyscraper veniva utilizzato per indicare gli alberi maestri delle navi. Più tardi è stato usato per i cavalli di grande statura e per i tiri alti nel baseball e solo dopo per gli edifici. I tedeschi usano la parola Wolkenkratzer che significa letteralmente grattanuvole. Continua a leggere

14 marzo 2012

Una pagina al giorno dai diari di Keith Haring

Dopodomani al Brooklyn Museum verrà inaugurata la più grande mostra mai dedicata al Keith Haring degli inizi. Ci saranno oggetti, opere, diari e quaderni di schizzi risalenti perlopiù al periodo tra il 1978 e il 1982, da quando Keith ventenne lascia la Ivy School of Professional Art di Pittsburgh per la School of Visual Arts di New York, fino all’anno della sua prima partecipatissima mostra personale alla Tony Shafrazi Gallery. Continua a leggere

16 maggio 2012

La notte che cambiò tutto per l’hip hop

Grandmaster Caz e Disco Wiz sono due storici hip hopper newyorkesi. Raccontano in un piccolo documentario radiofonico (e nel video sotto) come, secondo loro, la cultura hip hop è esplosa.

Nel 1977, l’hip hop non si chiama nemmeno ancora hip hop (la parola, ufficialmente, è stata creata un anno dopo da Keith Wiggins dei Grandmaster Flash and the Furious Five). Alcuni dj però, già dall’inizio degli anni ’70, prendono pezzetti ballabili di canzoni funk e soul e cominciano ad assemblarli in qualcosa di nuovo. La pratica lentamente si diffonde ma è, soprattutto, una cosa del Bronx. E i dj, in generale, sono pochi. Continua a leggere

3 luglio 2009

The Human Printer

Human printerMolto spesso appaiono su internet iniziative deliranti motivate da qualcosa di non perfettamente chiaro. Il gruppo delle stampanti umane si offre di stampare gratuitamente a mano le fotografie e le immagini ricevute dagli utenti. La stampa avviene simulando con pennarelli colorati il retino usato in quadricromia. Nel sito alcuni risultati e il profilo tecnico delle stampanti (nota: una di queste assomiglia incredibilmente a Jennifer Aniston).

23 marzo 2010

Breaking Bad

Breaking BadDomenica è uscita la prima puntata della terza stagione di Breaking Bad, ma io non l’ho ancora vista. Perché voglio aspettare di avere un momento di relax, in cui potermi godere senza pensieri una nuova puntata — attesa da mesi — di una di quella che posso tranquillamente definire, almeno nel mondo drama, una delle mie serie preferite. E le mie serie preferite sono meno di sei, non trenta.

Colgo quindi l’occasione dell’inizio di questa nuova stagione per dichiarare il mio innamoramento per questa serie tv. E, siccome non sono un tipo geloso, spero di riuscire a convincervi a darle almeno una chance, e fare la sua conoscenza. Che poi si sa, da cosa nasce cosa. Continua a leggere


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