Articoli principali

21 gennaio 2013

Chiudiamo

L’ultimo articolo che abbiamo pubblicato è del primo agosto. È passato tanto tempo ed è ora di dirlo ufficialmente: Personal Report chiude.

In questi tre anni di vita abbiamo scritto un migliaio di articoli. Abbiamo raccontato storie, intervistato persone, segnalato progetti, linkato idee, dialogato con voi. Abbiamo dato spazio a persone brave e qualche volta addirittura stampato cose. Con un’unica missione in mente: osservare, selezionare, condividere.

Ma negli ultimi tre anni è cambiato internet e, come è naturale, siamo cambiati noi. Certi stimoli si sono affievoliti, altri si sono rafforzati. Personal Report ha cambiato le nostre vite, ma ognuno di noi, oggi, ha interessi e obiettivi ormai troppo distanti tra loro per essere tenuti insieme in un’unica rivista, in un’unica visione. La decisione è stata difficile e sofferta ma inevitabile: è arrivato il momento di chiudere.

Tutto qui. Non abbiamo altro da dire se non ringraziare voi e tutti quelli che, per una volta sola o settimana dopo settimana, hanno collaborato con noi. E grazie anche a tutti quelli che negli ultimi mesi ci hanno scritto per farlo. Perdonateci se abbiamo risposto poco e male ma ora capite il perché.

L’archivio rimane. Ci impegniamo a pagare l’hosting ancora per un po’. Così, se vi viene in mente quella cosa fighissima che avete letto su Personal Report, sapete dove andarla a trovare. Non sappiamo se ricominceremo da qualche altre parte, se questo sia un addio o un arrivederci. Sappiamo che Personal Report come l’avete conosciuto finisce qui.

Grazie di tutto. A tutti.

Guido, Simone, Pier e Jacopo

E ora: una selezione di articoli dal nostro archivio che cambia ad ogni visita.

23 novembre 2010

La scena della regata di The Social Network

Tranquilli tutti, il titolo è specifico, ma niente spoiler a cuor leggero. Da lontano questo post è semplicemente il vivace consiglio ad andare a vedere The Social Network, il film — l’avrò scritto dodici volte, ormai — su Facebook di David Fincher, regista di Seven, Fight Club e Zodiac, scritto da Aaron Sorkin, l’autore di West wing e Studio 60. Quando un film è bello vien voglia di scriverne qualcosa, ma dopo aver visto la mole di recensioni e commenti al film ho pensato che nessuno avesse realmente bisogno della mia opinione. Se volete, nonostante l’inciampo finale, vi consiglio un pezzo su tutti, quello di Zadie Smith sulla New York Review of Books.

Mi è capitato più volte, però, di dover parlare della scena della regata, o di sentire qualcun altro parlarne. E quindi ho deciso di scriverne. Ora, se chi non ha ancora visto il film volesse entrare io prometto di evitare spoiler fondanti (alla fine è, per quanto ispirata a, una storia vera, quindi senza alcun colpo di scena et simili). Poi se siete gente che non vuole sapere nemmeno che comparsa interpreta Aaron Sorkin (a-ha! uno spoilerino vero! amen), io lo capisco. A tutti gli altri, entrate pure, prego. Continua a leggere

Frank Hurley

Daily Pictures

Frank Hurley

Frank Hurley visited the Antarctic six times between 1911 and 1932.
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12 ottobre 2010

Hipstamatic e un pensiero sul futuro della fotografia


Buona parte di voi conoscerà già Hipstamatic, una delle pochissime applicazioni per iPhone che hanno effettivamente dell’incredibile. Per chi non lo sapesse, Hipstamatic — che prende il nome da questa macchina fotografica do-it-yourself degli anni Ottanta — è in grado di riprodurre abbastanza fedelmente gli effetti di diversi obiettivi più o meno vintage e di diverse pellicole, a colori e in bianco e nero. Una volta comprata, si hanno tre obiettivi e due pellicole disponibili di default e la possibilità di comprarne altri.

I risultati sono quelli che vedete nei wall di Facebook di qualcuno dei vostri amici: fotografie innegabilmente belle che oscillano dalla sgranatura delle immagini di strada in b/n degli anni Cinquanta alla saturazione dei colori nelle Lomo, passando per i colori tenui e amarcord delle Polaroid. Insomma, fa un sacco di cose, le fa benissimo e soprattutto le fa senza che chi scatta debba metterci il minimo sforzo. Ok, sapere quando è meglio usare un obiettivo invece di un altro aiuta, ma non è assolutamente necessario: io l’ho comprata la settimana scorsa e per diversi giorni ho solo scattato a caso, e i risultati sono stati decisamente ottimi senza che io ci mettessi nulla di mio. Per sintetizzare, le fotografie subiscono un processo di preproduzione — che poi tecnicamente non sia così, qua non ci importa — simile al classico processo di postproduzione che potreste fare con un po’ di dimestichezza con Photoshop. Continua a leggere

24 settembre 2010

La storia del punto interrogativo

Leggo oggi un articolo che cerca di spiegare la nascita del punto interrogativo. Essendo partito da una voce di Wikipedia l’autore non garantisce che sia andata effettivamente in questo modo, ma la considera l’ipotesi più convincente tra le tante in circolazione e, in ogni caso, su Wikipedia viene citata una fonte presumibilmente autorevole. Vi riporto la teoria così com’è, tradotta dall’inglese.

Nella lingua latina era abitudine aggiungere il termine quaestiō in fondo ad una frase ogni volta fosse necessario esprimere una forma interrogativa. La scarsa eleganza e l’ingombro inutile di questa soluzione portò a contrarre l’espressione quaestiō in QO, ma l’abbreviazione poteva però dare luogo a fraintendimenti: le due lettere affiancate sembravano infatti indicare una parola incompleta. Per evitare questo problema, la O venne spostata sotto la Q — piuttosto che al suo fianco — dando così origine ad un segno diverso con un suo ben preciso significato. Il segno disegnato a mano potrebbe essersi facilmente evoluto al punto interrogativo che conosciamo oggi.

9 gennaio 2012

Lists of Note: inventari, buoni propositi e glossari scritti da gente importante

Poco più di un mese fa Shaun Usher, già creatore del Tumblr Letters of Note dedicato a vecchie lettere di personaggi famosi — Guido ne aveva parlato qui — e Letterheady, in cui raccoglie carte intestate, ha inaugurato Lists of Note. È un blog pieno di elenchi stilati da gente importante, molti scritti a mano. Il primo foglio ad essere pubblicato, che è anche quello che ha ispirato l’idea del blog, è una lista di dieci cose da fare stilata da Johnny Cash. Continua a leggere

5 gennaio 2012

State guardando la serie tv su Sherlock Holmes, vero?

Si intitola Sherlock, la prima stagione (tre episodi di un’ora e venti l’uno) è andata in onda l’anno scorso sulla BBC, e qualche giorno fa è iniziata la seconda, anch’essa di tre episodi. Questo post serve solo ad assicurarmi che abbiate visto la prima stagione e siate al corrente della messa in onda della nuova, oppure a intimarvi di mettervi immediatamente in pari. Sherlock ambienta al giorno d’oggi i casi dell’investigatore creato da Arthur Conan Doyle, e, se i primi tre episodi erano già tra le migliori ore di televisione andate in onda l’anno scorso, il primo episodio di questa nuova stagione è riuscito in un salto di qualità notevole. Sherlock è brillante, appassionante, colma di piccole e grandi invenzioni, girata benissimo, recitata meglio, e può piacere potenzialmente a chiunque.

1 giugno 2012

Come si progettano le cose per vivere nello spazio

Ieri è rientrata sulla Terra la prima navetta spaziale costruita e messa in orbita da una società privata. Esisteva già qualcosa di simile per voli suborbitali, a 110 km della Terra, ma non è mai successo prima che un privato raggiungesse la Stazione Spaziale Internazionale a 350 km dal nostro pianeta.

Con un buon tempismo rispetto all’apertura di questa opportunità commerciale, la Domus Academy di Milano inaugura un corso specializzato nella progettazione di oggetti e ambienti per la vita in assenza di gravità.

«Con la crescita dell’interesse turistico verso lo spazio, aumentano anche le opportunità per designer e architetti. I partecipanti a questo corso progetteranno prodotti e ambienti per la vita quotidiana sui futuri hotel orbitanti. I turisti spaziali dovranno mangiare, dormire, riposare, pulirsi, fare esercizio, lavorare, giocare, pensare, avere privacy e guardare fuori dal finestrino. Questi compiti quoditiani aprono molte nuove sfide per i progettisti.»

Il corso è tenuto dalla spaceship designer (!) Susmita Mohanty, costa 1700 € e dura una decina di giorni. Non so cosa sia possibile imparare in così poco tempo ma è certo che trovarsi davanti ad un’area progettuale grande e inesplorata come questa non capita tutti i giorni. E un’altra cosa non da poco: potreste iniziare una carriera in una compagnia di turismo spaziale lasciandovi alle spalle l’affollamento soffocante del design a gravità terrestre.

22 marzo 2011

I migliori sette supercut (e cos’è un supercut, chiaro)

Il supercut è un genere di video di YouTube che va di moda da un paio d’anni, e che si è pian piano raffinato col tempo. Secondo Know Your Meme (il sito che traccia la genesi e l’evoluzione dei virali di internet), la parola supercut l’avrebbe inventata e definita il blogger Andy Baio in questo post dell’11 aprile 2008:

(A) genre of video meme, where some obsessive-compulsive superfan collects every phrase/action/cliche from an episode (or entire series) of their favorite show/film/game into a single massive video montage.

Nel corso dei mesi il significato della parola si è allargato ed è andato a includere, in pratica, qualsiasi montaggio a tema di scene di uno o più film. Ora su internet ne appare più o meno uno alla settimana, e l’ultimo che ho incrociato — quello che vedete sopra — è particolarmente riuscito: ottanta titoli di film pronunciati nei film stessi. Dopo averlo visto sono andato a ricercarmi alcuni dei supercut che mi erano piaciuti di più, e ho deciso di selezionarne una manciata per voi, divendendoli in delle specie di sottogeneri. Continua a leggere

19 febbraio 2010

Rafaël Rozendaal

RafaelQualcuno di voi ricorderà il sito psichedelico pubblicato qualche tempo fa nella colonna di destra, tra i web pick. Pensandolo un esperimento isolato non avevo fatto ricerche e solo recentemente mi sono accorto che faceva parte di una serie numerosa di progetti portati avanti da Rafaël Rozendaal. Rafaël è un’artista olandese-brasiliano con la parola internet tatuata sulle labbra e con i vestiti ancora impregnati delle acque veneziane in cui si è tuffato nel 2009.

Le sue opere sono animazioni semplici con un tocco d’interattività minimale, ma estremamente gratificante. Per avere un’idea vi consiglio di visitare subito i suoi lavori cominciando dal bellissimo Into time (2009). Dopo il salto una galleria di altri suoi progetti a partire dal 2004.

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27 dicembre 2011

La storia di come New York si risollevò grazie al flash

Fino al 31 gennaio resterà in programma su History Channel «La sporca storia di», una bella mini serie di documentari che spiegano in che modo la sporcizia abbia avuto un ruolo determinante nella storia di New York, Londra e Parigi. Durante la puntata dedicata a New York è stato fatto un rapido riferimento a Jacob Riis, l’uomo che a fine Ottocento ha saputo usare il flash fotografico per dare il via all’ammodernamento della città. Continua a leggere

25 settembre 2009

Letters of note

Letters of noteCorrispondenza personale che merita un’audience più ampia. Questa potrebbe essere una traduzione del titolo con cui si presenta il progetto di Shaun Usher, una raccolta di vecchie lettere scritte a mano o battute a macchina. I documenti sono autentici e appartengono alla corrispondenza tra personalità importanti e persone comuni.

Leggendo vi renderete conto che questo archivio, proponendo testimonianze storiche di fatti realmente accaduti, offre spunti di riflessione su importanti mutamenti sociali e va ben oltre la semplice curiosità. Il sito contiene molto materiale ed è tutto inglese, ma ho selezionato per voi un paio di casi particolarmente interessanti e semplici da tradurre:

1. Una lettera (con risposta) scritta alla marina militare americana da un padre preoccupato per la sorte dei suoi cinque figli in guerra (1942).

2. La richiesta di assunzione di una ragazza rifiutata dalla Walt Disney perché il regolamento non ammetteva la presenza di donne nei ruoli creativi (1938).

3. Una risposta ironica di Kennedy alle note di Leonard Lyons, giornalista del New York Post (1961).

4. Lo scambio tra il giocatore di baseball afro-americano Jackie Robinson e il presidente Eisenhower (1958).

Le lettere sono sempre anticipate da una breve prefazione di cui consiglio sempre la lettura perché aiutano a comprendere con maggior chiarezza il contesto e le motivazioni che hanno spinto gli autori a scriverle. Dopo le lettere, invece, troverete la trascrizione dei documenti in inglese, necessaria soprattutto nelle lettere scritte a mano.

20 maggio 2010

Paper Rad & Wyld File

Il collettivo americano Paper Rad (Jessica e Jacob Ciocci, Ben Jones) circola dal 2001 nel mondo dell’arte con animazioni psichedeliche estreme e, sotto lo pseudonimo Wyld File insieme a E*Rock (Eric Mast), videoclip realizzati per band e artisti come Beck, Islands, The Gossip.

Immagini sgranate, citazioni pop, collage astratti, sceneggiature inconcludenti e un linguaggio visivo che segue il Dogman 99niente tavolette grafiche, niente scansioni, solo colori RGB puri, animazioni inverosimili e uso abbondante di trasparenze — ironica riappropriazione del Dogma 95 di Lars Von Trier e colleghi. Dopo il salto progetti e video. Continua a leggere


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