Articoli principali

21 gennaio 2013

Chiudiamo

L’ultimo articolo che abbiamo pubblicato è del primo agosto. È passato tanto tempo ed è ora di dirlo ufficialmente: Personal Report chiude.

In questi tre anni di vita abbiamo scritto un migliaio di articoli. Abbiamo raccontato storie, intervistato persone, segnalato progetti, linkato idee, dialogato con voi. Abbiamo dato spazio a persone brave e qualche volta addirittura stampato cose. Con un’unica missione in mente: osservare, selezionare, condividere.

Ma negli ultimi tre anni è cambiato internet e, come è naturale, siamo cambiati noi. Certi stimoli si sono affievoliti, altri si sono rafforzati. Personal Report ha cambiato le nostre vite, ma ognuno di noi, oggi, ha interessi e obiettivi ormai troppo distanti tra loro per essere tenuti insieme in un’unica rivista, in un’unica visione. La decisione è stata difficile e sofferta ma inevitabile: è arrivato il momento di chiudere.

Tutto qui. Non abbiamo altro da dire se non ringraziare voi e tutti quelli che, per una volta sola o settimana dopo settimana, hanno collaborato con noi. E grazie anche a tutti quelli che negli ultimi mesi ci hanno scritto per farlo. Perdonateci se abbiamo risposto poco e male ma ora capite il perché.

L’archivio rimane. Ci impegniamo a pagare l’hosting ancora per un po’. Così, se vi viene in mente quella cosa fighissima che avete letto su Personal Report, sapete dove andarla a trovare. Non sappiamo se ricominceremo da qualche altre parte, se questo sia un addio o un arrivederci. Sappiamo che Personal Report come l’avete conosciuto finisce qui.

Grazie di tutto. A tutti.

Guido, Simone, Pier e Jacopo

E ora: una selezione di articoli dal nostro archivio che cambia ad ogni visita.
Cosa succedeva in un pigiama party del 1944?

Daily Pictures

Cosa succedeva in un pigiama party del 1944?

Siamo in California e il fotografo Peter Stackpole si è trovato in mezzo a...
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4 novembre 2011

Le migliori 6 nuove serie tv d’autunno

Dopo settimane di immersione nelle nuove serie tv della stagione autunnale, ecco una selezione di quelle che dopo qualche episodio mi sembrano essere le migliori. Di qualcuna se ne è già parlato parecchio, di altre meno. Ho cercato di coprire diversi generi ma si segnala l’assenza di comedy (le più carine, in caso vogliate tentare, sono Fresh Meat, Suburgatory e Up all night), quindi tutte le serie di cui parlo durano tra i 40 minuti e l’ora. Se mi è sfuggito qualcosa, come al solito, fate sapere. Continua a leggere

24 giugno 2009

Sergey Prokudin-Gorsky

Sergey Prokudin-GroskySergey Prokudin-Gorsky è un fotografo russo nato nel 1863. Educato come chimico si è poi concentrato sulla fotografia e ha documentato l’Impero Russo con fotografie a colori usando tecniche sperimentali a partire dalle ricerche sulla sintesi additiva portate avanti dallo scozzese James Clerk Maxwell. Il fotografo ha operato tra il 1909 e il 1915 su commissione diretta dello Zar Nicola II, che ha provveduto ai materiali fotografici e alle autorizzazioni per riprendere anche le aree ad accesso riservato. Le fotografie le trovate su Flickr nei tre album LandscapeEngineeringPeople. Se avete fretta consiglio senza dubbio People.

Sulla tecnica: Sergey scattava tre fotografie dello stesso soggetto usando per ognuna un apposito filtro colorato. La proiezione simultanea delle tre lastre attraverso gli stessi filtri usati in ripresa restituiva un’immagine a colori.

5 febbraio 2010

Active Design

Active Design GuidelinesChe l’America sia un paese che tende all’obesità non è niente di nuovo per nessuno, si sa. Le ultime statistiche evidenziano che oltre il 40% dei bambini iscritti presso le scuole elementari di New York è sovrappeso e il trend è in continua crescita. Questo genere di allarme ha dato luogo a numerose campagne comunicative finalizzate ad educare la popolazione a uno stile di vita più salutare che preveda una dieta accettabile e un minimo di attività fisica.

New York questa volta risponde in modo diverso: a fine gennaio ha reso pubblico — gratuitamente — il manuale Active Design Guidelines. Nel libro sono raccolte centinaia di linee guida pensate per offrire ai progettisti dello spazio urbano soluzioni che invitino attivamente la popolazione ad uno stile di vita più sano. Continua a leggere

20 dicembre 2011

La lista delle liste di Wikipedia

Come immagino accada anche a molti di voi, una delle mie distrazioni preferite è vagare tra le pagine di Wikipedia, imparando quintali di informazioni da poter poi dimenticare entro qualche ora (tanto c’è Wikipedia, no?). Ieri grazie a questo tweet sono finito su una pagina che non conoscevo, la Lista delle liste delle liste di Wikipedia, che a catena mi ha portato a scoprire decine di liste più e meno assurde di Wikipedia (qualche mese fa Guido aveva già pubblicato una delle migliori, la Lista degli inventori uccisi dalla propria invenzione). Vagando e vagando, sono arrivato al tumblr List of lists of Wikipedia, un ottimo posto in cui perdere tempo. Ho iniziato a salvare le liste più interessanti e/o curiose, e ho quindi deciso di raccoglierle — in ordine assolutamente sparso — dopo il continua a leggere. Divertitevi. Continua a leggere

28 ottobre 2011

Storia di uno zombie vestito da pinguino

Non fatevi ingannare dal titolo (Zombie in a penguin suit, appunto), perché questo corto di Chris Russell è tutt’altro che una gag. In un periodo in cui tra cinema e tv di zombie se ne vedono tanti e in tante forme, in sette minuti il pinguino zombie riesce a essere originale, commovente e a tratti anche inquietante. Schermo intero consigliato. Affezionarsi a uno zombie, chi l’avrebbe detto.

29 settembre 2009

Modern family

Dopo FlashForward e Bored to Death, in questo settembre di ininterrotte premiere televisive non posso esimermi dal consigliarvi la nuova serie della ABC di cui tutta la critica statunitense si sta follemente innamorando: Modern Family, comedy alla 30 Rock o alla The Office — cioè con una comicità che non fa perno sulle battute ma sull’esasperazione di tipologie umane — che segue le vicende di un capofamiglia, Jay Pritchett, sposato con una colombiana molto più giovane di lui, e dei suoi due figli avuti durante il primo matrimonio, Claire, casalinga con marito e figli cattolicamente tradizionali, e Mitchell, sposato invece con un altro uomo e di ritorno dal Vietnam dopo l’adozione di una bambina.

La serie, creata da Christopher Lloyd e Steven Levitan, è girata con l’ormai classica forma del finto documentario, il mockumentary, e il pilota promette decisamente bene, sia per i nodi che va a toccare — su tutti, ovviamente, due uomini che adottano un bambino — sia, soprattutto, per la varietà dei personaggi (6 genitori + 5 figli), con cui a occhio non metteremo molto a empatizzare. Da segnalare la presenza in uno o più episodi della prima stagione di una guest star che vorrei come guest star ovunque io vada: Edward Norton, nelle vesti di un bassista ingaggiato da Claire per il compleanno del marito, Phil, the cool dad, che non ha fatto fatica a scattare immediatamente in testa nella classifica dei miei personaggi preferiti.

Il trailer è là sopra, e penso sia ormai superfluo dirvi che Itasa ha già prontamente preparato i sottotitoli.

Thomas Prior

Daily Pictures

Thomas Prior

A quanto pare gli aerei atterrano davvero molto vicino a Maho Beach.
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24 settembre 2010

La storia del punto interrogativo

Leggo oggi un articolo che cerca di spiegare la nascita del punto interrogativo. Essendo partito da una voce di Wikipedia l’autore non garantisce che sia andata effettivamente in questo modo, ma la considera l’ipotesi più convincente tra le tante in circolazione e, in ogni caso, su Wikipedia viene citata una fonte presumibilmente autorevole. Vi riporto la teoria così com’è, tradotta dall’inglese.

Nella lingua latina era abitudine aggiungere il termine quaestiō in fondo ad una frase ogni volta fosse necessario esprimere una forma interrogativa. La scarsa eleganza e l’ingombro inutile di questa soluzione portò a contrarre l’espressione quaestiō in QO, ma l’abbreviazione poteva però dare luogo a fraintendimenti: le due lettere affiancate sembravano infatti indicare una parola incompleta. Per evitare questo problema, la O venne spostata sotto la Q — piuttosto che al suo fianco — dando così origine ad un segno diverso con un suo ben preciso significato. Il segno disegnato a mano potrebbe essersi facilmente evoluto al punto interrogativo che conosciamo oggi.

22 luglio 2011

La tipografia di Jean-Luc Godard

Vi avevo parlato tempo fa di Movie Titles Collection, un sito curato da Christian Annyas che contiene un ricchissimo archivio di titoli di testa. Tutto in ordine per anno, per genere cinematografico e, più raramente, raggruppati secondo tematiche ben precise, come nel caso, appunto, della tipografia di Godard. Continua a leggere

30 novembre 2010

Hendrix suona i Beatles, Dalì gioca un quiz tv, Borges parla d’arte, Picasso dipinge sul vetro, e altre 42 cose belle così

Noi ve lo abbiamo detto di leggere Open Culture, ma poi chiaro, se non avete voglia o tempo di farlo ci pensiamo noi a segnalarvi che fanno di buono. Dopo aver raccolto più di duecento film gratis online, hanno pensato bene di mettere in ordine tutti i vecchi video e audio di gente famosa, brava e morta che avevano pubblicato in passato. Una lista di 46 contributi unici e fantastici, tra cui è davvero impossibile non troviate nemmeno qualcosa di vostro interesse.

Qualche esempio: Jimi Hendrix che suona Sgt. Pepper and the Lonely Hearts Club Band, una delle ultime interviste di Orson Wells, James Dean e Ronald Reagan che recitano insieme, Salvador Dalì, Alfred Hitchcock e Groucho Marx al quiz show televisivo What’s my line, e poi Friedrich Nietzsche, Samuel Beckett, Django Reinhardt, Jack Kerouac, Anne Frank, James Joyce, e così via. Ci si possono perdere ore. Dopo il continua a leggere, per dire, trovate tre dei miei preferiti: Picasso che dipinge su un vetro, un giovanissimo Glenn Gould che suona Bach con dei gabbiani che si rincorrono fuori dalla casa e Jorge Borges che spiega qual è, secondo lui, il compito dell’arte. Continua a leggere

22 giugno 2010

Tales of Mere Existence di Lev Yilmaz

Levni Yilmaz è un illustratore, film maker e artista con base a San Francisco. I suoi Tales of mere existence sono brevi racconti animati che parlano di cose della vita. Le immagini sono accompagnate da una narrazione recitata da una voce monotona e priva di inflessioni che fa da colonna sonora perfetta ai video. Ormai è una superstar di YouTube, ma per chi non lo conoscesse è doveroso dare un’occhiata. Scegliete pure un video a caso da qui, è difficile sbagliare. Dopo il salto ancora qualche video. Continua a leggere


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