Articoli principali

21 gennaio 2013

Chiudiamo

L’ultimo articolo che abbiamo pubblicato è del primo agosto. È passato tanto tempo ed è ora di dirlo ufficialmente: Personal Report chiude.

In questi tre anni di vita abbiamo scritto un migliaio di articoli. Abbiamo raccontato storie, intervistato persone, segnalato progetti, linkato idee, dialogato con voi. Abbiamo dato spazio a persone brave e qualche volta addirittura stampato cose. Con un’unica missione in mente: osservare, selezionare, condividere.

Ma negli ultimi tre anni è cambiato internet e, come è naturale, siamo cambiati noi. Certi stimoli si sono affievoliti, altri si sono rafforzati. Personal Report ha cambiato le nostre vite, ma ognuno di noi, oggi, ha interessi e obiettivi ormai troppo distanti tra loro per essere tenuti insieme in un’unica rivista, in un’unica visione. La decisione è stata difficile e sofferta ma inevitabile: è arrivato il momento di chiudere.

Tutto qui. Non abbiamo altro da dire se non ringraziare voi e tutti quelli che, per una volta sola o settimana dopo settimana, hanno collaborato con noi. E grazie anche a tutti quelli che negli ultimi mesi ci hanno scritto per farlo. Perdonateci se abbiamo risposto poco e male ma ora capite il perché.

L’archivio rimane. Ci impegniamo a pagare l’hosting ancora per un po’. Così, se vi viene in mente quella cosa fighissima che avete letto su Personal Report, sapete dove andarla a trovare. Non sappiamo se ricominceremo da qualche altre parte, se questo sia un addio o un arrivederci. Sappiamo che Personal Report come l’avete conosciuto finisce qui.

Grazie di tutto. A tutti.

Guido, Simone, Pier e Jacopo

E ora: una selezione di articoli dal nostro archivio che cambia ad ogni visita.

6 febbraio 2011

Finalmente un buon modo per vendere le vacanze studio

Imparare l’inglese con una vacanza studio. Credo sia un classico, o almeno per me c’è stato un momento in gioventù in cui sembrava proprio la cosa giusta da fare. Vai a imparare l’inglese, che è una cosa buona per tutti. Vai all’estero, e ci vai da solo, che è una cosa buona per te giovane preadolescente, e il tutto è impacchettato in un contesto sufficientemente protetto da lasciar tranquilli e felici i genitori. Poi che non serva a molto per imparare l’inglese è un altro discorso.

Ai miei tempi l’impero delle vacanze studio era dominato da EF e per convincerti si affidavano ad alcune deprimenti brochure piene di promesse sul divertimento pazzo, sulle esperienze di vita, sul sistema d’insegnamento con cui l’inglese s’impara davvero. Tutta una serie di suggestioni che alla fine andavano a premere sui tasti giusti e ti facevano mandar giù più facilmente quel listino prezzi.

Oggi EF ha deciso di cambiare un po’ strada. I contenuti sono sempre gli stessi, ma il modo in cui li veicolano è decisamente migliorato. Sono quattro video, uno per destinazione, e sono ben fatti, non c’è molto da dire. La tipografia è curata, montaggio e regia sono giusti e ti tengono lì incollato. Continua a leggere

22 marzo 2011

I migliori sette supercut (e cos’è un supercut, chiaro)

Il supercut è un genere di video di YouTube che va di moda da un paio d’anni, e che si è pian piano raffinato col tempo. Secondo Know Your Meme (il sito che traccia la genesi e l’evoluzione dei virali di internet), la parola supercut l’avrebbe inventata e definita il blogger Andy Baio in questo post dell’11 aprile 2008:

(A) genre of video meme, where some obsessive-compulsive superfan collects every phrase/action/cliche from an episode (or entire series) of their favorite show/film/game into a single massive video montage.

Nel corso dei mesi il significato della parola si è allargato ed è andato a includere, in pratica, qualsiasi montaggio a tema di scene di uno o più film. Ora su internet ne appare più o meno uno alla settimana, e l’ultimo che ho incrociato — quello che vedete sopra — è particolarmente riuscito: ottanta titoli di film pronunciati nei film stessi. Dopo averlo visto sono andato a ricercarmi alcuni dei supercut che mi erano piaciuti di più, e ho deciso di selezionarne una manciata per voi, divendendoli in delle specie di sottogeneri. Continua a leggere

6 aprile 2012

Esibizionisti, voyeur e uno sguardo lungo dieci minuti

Shizuka Yokomizo è una fotografa che a fine anni ’90, cioè quando l’idea che ci fosse un’intimità insospettabile tra gli sconosciuti non era ancora del tutto scontata, ha curato un progetto chiamato Stranger. Se ne andava in giro per Berlino, New York, Tokio e un paio di altre città cercando case con grandi finestre al piano terra. Continua a leggere

13 novembre 2009

Where the plastic goes

Chris JordanQuella che vedete sopra è un’immagine scattata dal fotografo Chris Jordan nell’atollo di Midway, un gruppo di piccole isole sperdute nell’Oceano Pacifico a metà tra Stati Uniti e Giappone. L’isola è nota per accogliere numerose specie protette di uccelli, tra cui spiccano moltissime varietà di albatros.

Nel reportage le fotografie shock con scheletri e corpi di uccelli decomposti documentano la causa della morte dei piccoli albatros trovati lungo le coste. Nulla è stato modificato dal fotografo, le immagini mostrano con precisione la dieta dei pulcini: un mix di accendini, tappi di bottiglia e altra spazzatura dispersa in mare. Continua a leggere

29 novembre 2010

L’arte dello stacchetto

Quello dei bumper, i brevi filmati utilizzati per illustrare i palinsesti dei canali tv e per introdurre le trasmissioni, i telegiornali e le pubblicità, è un mondo immenso e affascinante che raramente viene preso in considerazione dai blog di grafica. Per gli appassionati di motion graphic c’è tanta bella roba in circolazione: farsi un giretto in Sky è limitativo perchè molti dei lavori migliori in cui mi sono imbattuto riguardano le immagini coordinate di emittenti straniere come BBC (sempre lei), Syfy e Channel Four.

Se ancora non vi fosse chiaro a cosa mi sto riferendo, qui sotto potete vedere uno dei miei stacchetti preferiti: girava su NatGeo Channel l’anno scorso.

Se vi siete incuriositi vi consiglio di fare un salto su quelli che secondo me sono i due migliori blog in circolazione dedicati alle identità dei canali televisivi: Idents, in attività dal 2005, e Art & Business of Motion, nome poco accattivante per un blog stracolmo di contenuti interessanti e aggiornatissimo.

Regalino — Un/a certo/a “cacciaanto86″ sul suo canale Youtube ha raccolto in ordine cronologico tutti i bumper di Rai (dal 1957) e Mediaset (dal 1980). Avevo rimosso dalla memoria certi abissi raggiunti negli anni Novanta dalla Rai, e mai una sommossa popolare, non riesco a crederci. Dopo il salto le prime parti e i link alle successive. Continua a leggere

19 ottobre 2010

Tutte le cose dell’universo perfettamente in scala tra loro

Come avevamo già detto tempo fa, mettere in relazione le dimensioni delle cose è un compito piuttosto difficile per la nostra immaginazione. Forse voi siete più allenati, ma per me tutte le cose che vanno oltre la soglia del molto molto grande o del molto molto piccolo, sono tutte un po’ grandi uguali.

Su internet c’è un oggetto interattivo che vi aiuterà a fare un po’ di chiarezza, oltre ad intrattenervi con qualche nozione curiosa. Per dire: le cose successe oltre i 140 yottametri non le possiamo vedere perché sono talmente lontane che la loro luce non ha ancora fatto in tempo a raggiungerci. Si chiama The Scale of the Universe ed è un progetto di Cary e Michael Huang.

21 luglio 2009

Vectorpark

VectorparkAvete sicuramente presente quei giochi per bambini in cui se schiacci qui si apre di là e se tiri questo suona quello: ecco, giocando con le creazioni di Vectorpark, opera dell’artista newyorchese Patrick Smith, sono tornato allo stato di stupore continuo dei tempi dell’asilo, più o meno. Si tratta di vere e proprie esperienze interattive, di piccoli mondi da esplorare (quasi) totalmente in cui ogni tua azione ha delle conseguenze inimmaginabili e spesso davvero divertenti. Feed the Head è, in questo senso, un capolavoro. Non voglio anticipare nulla (e già l’immagine qui sopra è uno spoiler gravissimo) perché il bello sta proprio nell’arrivarci da soli. La fluidità dei movimenti, la cura per i dettagli e la fisica 2d contribuiscono, e non poco, alla resa finale, così come l’espressione della testa che fa ridere per forza.

Stavo dimenticando però la cosa principale: si tratta di veri e propri giochi da portare a termine, e spesso trovare la soluzione per andare avanti non è così scontato. Windosill da questo punto di vista è più classico rispetto a Feed the Head perchè riprende la logica del gioco a livelli in cui, per passare alla schermata successiva, devi ingegnarti su come aprire la porticina in basso a destra. E il fatto di trovarsi in un mondo a metà strada tra il surrealista e il metafisico non aiuta per niente. Riuscire a smettere di giocare con la giostra di fantasmini della prima schermata è difficile ma arrivare al quarto livello dà soddisfazione, tanto che si spendono volentieri 3 dollari per tentare di raggiungere l’undicesimo.

Esplorando il sito si trovano anche animazioni interattive, loop infiniti e altri giochi, come le bilance sospese sull’acqua di Levers, il complicato Park e la serie di antistress (o genera-stress?) Thomas. Non esiste però nessun about us, quindi vi indirizzo a questa intervista che Officina Creativa ha fatto a Patrick Smith per conoscerlo meglio.

18 maggio 2012

Kidult contro Marc Jacobs: come trasformare una vetrina imbrattata in una pubblicità perfetta

Kidult è un writer francese che fa tag giganti usando un estintore. A differenza di altri, per guadagnarsi popolarità e denaro, concentra i suoi interventi sulle vetrine dei grandi brand della moda. Ha distrutto a getti di vernice Hermès, Supreme, Colette, Louis Vuitton, Kenzo e molti altri. L’ultimo della lista è un monomarca di Marc Jacobs a Londra, che si è trovato pochi giorni fa la scritta ART, enorme e colante, su tutta la superficie esterna del negozio. Continua a leggere

Steven Beckley

Daily Pictures

Steven Beckley

Le immagini di Steven Beckley, 28 anni, Toronto (Canada). — Via
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23 novembre 2010

La scena della regata di The Social Network

Tranquilli tutti, il titolo è specifico, ma niente spoiler a cuor leggero. Da lontano questo post è semplicemente il vivace consiglio ad andare a vedere The Social Network, il film — l’avrò scritto dodici volte, ormai — su Facebook di David Fincher, regista di Seven, Fight Club e Zodiac, scritto da Aaron Sorkin, l’autore di West wing e Studio 60. Quando un film è bello vien voglia di scriverne qualcosa, ma dopo aver visto la mole di recensioni e commenti al film ho pensato che nessuno avesse realmente bisogno della mia opinione. Se volete, nonostante l’inciampo finale, vi consiglio un pezzo su tutti, quello di Zadie Smith sulla New York Review of Books.

Mi è capitato più volte, però, di dover parlare della scena della regata, o di sentire qualcun altro parlarne. E quindi ho deciso di scriverne. Ora, se chi non ha ancora visto il film volesse entrare io prometto di evitare spoiler fondanti (alla fine è, per quanto ispirata a, una storia vera, quindi senza alcun colpo di scena et simili). Poi se siete gente che non vuole sapere nemmeno che comparsa interpreta Aaron Sorkin (a-ha! uno spoilerino vero! amen), io lo capisco. A tutti gli altri, entrate pure, prego. Continua a leggere

5 luglio 2010

Inside Undercover in North Korea

Della situazione in Corea del Nord si è parlato molto, perlopiù sommariamente, in occasione della partecipazione della sua nazionale di calcio ai mondiali: ricorderete le voci, poi smentite, sulla fuga di alcuni giocatori, la finta claque composta da cinesi assoldati, le lacrime dell’attaccante Jong Tae-Se durante l’inno nazionale, la trasmissione in differita delle partite in patria. Poi i tragici 7 gol del Portogallo.

Per parlare della dittatura nordcoreana si potrebbe comodamente andare avanti con aneddoti di questo tipo, e ce n’è di sconcertanti, ma si rischia di ridurre il tutto a una carrellata di mostruosità da circo: si fa oho! e si passa oltre. Per questo vi invito a guardare Inside Undercover in North Korea, un documentario di National Geographic Channel molto ben fatto che presenta la realtà di uno dei paesi meno conosciuti e più oppressi al mondo mixando perfettamente aneddoti e approfondimento. Continua a leggere

18 novembre 2011

Internet è sotto il mare

La mappa interattiva pubblicata dal gruppo TeleGeography visualizza il percorso dei cavi sottomarini che portano internet da un capo all’altro del mondo. I satelliti, diversamente da quanto si possa pensare, trasferiscono solo l’1% del traffico, il resto è affidato a cavi che si estendono sotto gli oceani per oltre diecimila chilometri con una capacità dati sconfinata – se dieci terabyte al secondo non vi dice niente, pensate a trasferire i dati di tutti gli utenti americani verso altri continenti alla velocità a cui siamo abituati. Continua a leggere


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