Infografiche alte otto metri
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16 dicembre 2010
Scarlett Johansson io la odio. Sono invidiosa, sì. Nominarla in un mio articolo mi disturba, ma credo sia l’unico modo per far conoscere a tutti quello di cui sto per parlarvi: guardate qua un secondo. Quella maledetta (il mio editor mi censura, caricate maggiormente di odio questa parola) indossa Araks, la lingerie più bella del mondo per quelle donne che non amano pelle, corsetti e giarrettiere.
Bene, la designer Araks Yeramyan per il catalogo P/E 2011 ha deciso di affidare una macchina fotografica usa e getta ad alcuni suoi amici o fan del marchio modaioli e non fotografi ottenendo ovviamente una serie di scatti incredibilmente armonici, nonostante siano stati realizzati da persone diverse, in situazioni completamente diverse, tra sensualità pura e tenerezza. Continua a leggere
15 dicembre 2010
Soprattutto un aspirapolvere, perché i tizi di Psyop sono bravissimi a fare le pubblicità. Sono di New York, esistono da dieci anni, fanno principalmente videoanimazione, e — guardando le loro pubblicità — sembrano amare molto le favole, e i viaggi. Le loro pubblicità non hanno come punto forte l’idea, ma il racconto e la realizzazione. Come dicono nella conferenza che hanno tenuto all’ultimo TED e che trovate in fondo all’articolo, cercano di fare «pubblicità che la gente vorrebbe guardare». Guardate questa qua sotto, Something lurking per LG, poi mi dite.
Dopo il continua a leggere, le pubblicità per MTV, Bombay Sapphire (il gin!) e Coca Cola. Continua a leggere
14 dicembre 2010
Nulla di nuovo, semplicemente i cinque videoclip che porto nel cuore di questo anno 2010. Di superstar e band sconosciute. Continua a leggere
14 dicembre 2010
Facebook ha reso nota una classifica con le dieci parole più utilizzate dai suoi utenti nel 2010. È una lista che potrebbe offrire qualche spunto di riflessione, ma per ora mi accontento di dare insieme a voi una rapida occhiata. Con sorpresa generale la rivelazione di quest’anno è la parola «HMU». Si tratta di un nuovo acronimo per Hit Me Up che, a quanto ho capito, è un’espressione slang americana traducibile in italiano con qualcosa a metà tra «contattatami» e «fatti sentire». Il termine si è cominciato a diffondere ad inizio 2010 con un tasso di crescita mensile del 75% — parliamo di milioni e milioni di utenti — raggiungendo picchi enormi nei weekend e nelle vacanze estive.
Proseguendo nella classifica non ci sono grosse sorprese. «World cup» è la seconda mentre a chiudere il podio c’è «Movies» seguito dalla coppia Apple («iPad» e «iPhone»). Al quinto e all’ottavo posto le pop tragedie di «Haiti» e dei «Mineros/Miners» del Cile, separate dal giovane «Justin Bieber» e dall’espressione «Games on Facebook». In fondo in fondo c’è «Airplanes», in particolare come citazione di questo pezzo (“can we pretend that airplanes in the night sky are like shooting stars“). E a chiudere la classifica c’è «2011» che cresce ogni giorno con l’aumentare dei propositi per l’imminente anno nuovo.
13 dicembre 2010
What kind of story can be told in just one minute?
Susanna ci ha già parlato due volte del fotografo norvegese Sølve Sundsbø e ne riparlo io una terza. Pochi giorni fa il New York Times Magazine ha messo online Fourteen actors acting, quattordici filmati diretti da Sundsbø e interpretati da una serie di super star hollywoodiane tra cui Matt Damon, Javier Bardem, Tilda Swinton, Vincent Cassel e gli altri li dico dopo. Lo scopo di ognuno è di interpretare una attitude del cinema classico in un solo minuto. Il risultato è ovviamente meraviglioso sennò non ne starei parlando: bianco e nero, scenografie nude, movimenti di macchina che non si possono spiegare e musiche di sottofondo retrò ad opera del compositore canadese Owen Pallett. Peccato solo per l’uso a tratti del ralenty e del montaggio che, secondo me, qui snaturano un po’ il bello del progetto ossia vedere la purissima recitazione di quell’attore in quel minuto.
Vi propongo subito il video che più mi ha fulminato, quello di Michael Douglas. Full screen obbligatorio. Dopo il salto c’è James Franco che si bacia allo specchio e uno striptease malinconico di Natalie Portman. Fermi! Ok andate.
10 dicembre 2010
Dicembre è arrivato e come ogni anno Leatrice Eiseman, la psicologa a direzione del Pantone Color Institute, ha deciso: il colore del 2011 sarà un rosa.
Fieri dell’intuizione avuta con il turchese speranzoso dell’anno scorso, che a dir loro si potrebbe intravedere addirittura nelle scelte di James Cameron con i suoi Na’vi, hanno deciso di prendere una direzione quasi opposta provando con il rosa caprifoglio (traduco dall’originale inglese honeysuckle). Nota: il caprifoglio non è una pianta rosa, ma bianca. Almeno apparentemente.
La scelta del colore è stata giustificata in modo piuttosto esaustivo nella cartella stampa, il solito divertente collage di aggettivi evocativi e suggestioni generiche tipo: “honeysuckle may bring a wave of nostalgia for its associated delicious scent reminiscent of the carefree days of spring and summer”. Non mi sento di tradurre, ma posso assicurarvi che tutto il testo può essere riassunto nelle seguenti parole chiave: nostalgia, ottimismo, stimolante, energia, sicurezza e tocco retrò («it’s a very Mad Men pink»).
Ci accorgeremo dell’esplosione del rosa? Probabilmente no, proprio come l’anno scorso non ci siamo trovati sommersi di turchese. Pantone gioca a fare il trendsetter cromatico principalmente per attirare clienti al campionario e sono tutti molto onesti al riguardo: «We want people to stop and say: “Oh, neat color! Maybe I need to buy those plates”».
Eccomi quindi a contribuire alla diffusione del rosa caprifoglio. E purtroppo devo ammettere che proprio mentre lo prendo in giro inizia quasi quasi a piacermi.
10 dicembre 2010
Qua in giro c’è gente che ne sa di font, quindi questo post lo faccio a bassa voce, senza star troppo a parlar di grazie o crenature. Se per caso state pensando di corredare il cofanetto di Mad Men che regalerete a chi vi pare con un biglietto in tema Glee giusto per confondere le acque, qui troverete il nome del font usato nel titolo di Glee, con relativo link per scaricarlo/acquistarlo. Poi se volete usare direttamente il font di Mad Men, chiaro, c’è anche quello. E quello di Lost (questo era facile, lo sapevo, Impact!), e quello di The Office, e quello di House, e quello di How I met your mother, e quello eccetera eccetera. Grazie a Chiara.
9 dicembre 2010
Ok, la mia piccola vena di egoismo stava per avere il sopravvento e ho pensato di non condividere questo sito con tutti. Poi però gli alberi di natale illuminati sparsi per la città mi han fatto tornare buona. Per cui, amici che mi conoscete e sapete che meritate un regalo da parte mia questo dicembre, fate finta di essere sorpresi quando lo aprirete. Voi altri che invece i regali dovete ancora pensarli, e non avete voglia di affrontare il sabato pomeriggio in centro e i venticinque minuti di fila alla cassa, vogliatemi un po’ bene, ché secondo me qui da three potato four sistemate tutti tutti.
9 dicembre 2010
Su Pitchfork.tv si può guardare per intero in streaming, purtroppo solo per questa settimana, il documentario “Bassweight”, un film che racconta la nascita e lo sviluppo del dubstep come scena e genere musicale attraverso le esperienze di personaggi chiave come Skream e Kode9. Girato nel 2007 dai londinesi di SRK Studios e uscito nel 2008, in tempi credibili e nel fiore della faccenda, quando il dubstep stava veramente canalizzando l’attenzione dei più interessanti club d’oltremanica prima di esplodere in un fenomeno quasi di massa.
Nonostante il ritardo temporale e una certa difficoltà nel seguirne alcune parti, essendo completamente in lingua senza sottotitoli, rimane secondo me una visione molto interessante e incredibilmente affascinante.
8 dicembre 2010
Io non sono uno che ne sa di architettura, nel senso che non ho quasi mai letto nulla sull’argomento e di palazzi e cose varie ne vedo poco, perché (purtroppo) cammino guardando per terra, al massimo le persone. Ne so un po’ di calcio, ma non è che alla fine serva molto, in questo caso. Ho solo visto ieri questo video qua sopra, pubblicato ad aprile ma tornato d’attualità dopo l’assegnazione dei mondiali di calcio del 2022 al Qatar, e sono rimasto a bocca aperta. È il filmato di presentazione dei progetti dei cinque stadi che, nelle intenzioni, verranno costruiti per l’occasione. Non ho idea quanto poi la realizzazione si discosterà dal disegno, ma, se saranno belli solo la metà di quel che si vede qua sopra, vi avverto già che io andrò ai mondiali solo per rimanere fuori dagli stadi a guardare la gente entrare e uscire. Continua a leggere
7 dicembre 2010
Ammetto che tendo a snobbare tutto quello che arriva dalla Spagna pretendendo di essere cool e modaiolo. Ma oh, ci si sbaglia: ci voleva l’ultimo lavoro di El Guincho a farmi cambiare idea. Questo video-trailer di Bombay, un film diretto da Nicolàs Mendez e in uscita non so bene quando, è da guardare per intero e full full screen.
Superati i primi 40 secondi di monologo-morale in spagnolo, vieni lanciato dentro cinque minuti di non-sense e follia a tutti gli effetti. È che essendo accompagnato da uno strano pop ispanico, diventa davvero molto simpatico. Nonostante tutti quei fucili qua e là.