Articoli principali

21 gennaio 2013

Chiudiamo

L’ultimo articolo che abbiamo pubblicato è del primo agosto. È passato tanto tempo ed è ora di dirlo ufficialmente: Personal Report chiude.

In questi tre anni di vita abbiamo scritto un migliaio di articoli. Abbiamo raccontato storie, intervistato persone, segnalato progetti, linkato idee, dialogato con voi. Abbiamo dato spazio a persone brave e qualche volta addirittura stampato cose. Con un’unica missione in mente: osservare, selezionare, condividere.

Ma negli ultimi tre anni è cambiato internet e, come è naturale, siamo cambiati noi. Certi stimoli si sono affievoliti, altri si sono rafforzati. Personal Report ha cambiato le nostre vite, ma ognuno di noi, oggi, ha interessi e obiettivi ormai troppo distanti tra loro per essere tenuti insieme in un’unica rivista, in un’unica visione. La decisione è stata difficile e sofferta ma inevitabile: è arrivato il momento di chiudere.

Tutto qui. Non abbiamo altro da dire se non ringraziare voi e tutti quelli che, per una volta sola o settimana dopo settimana, hanno collaborato con noi. E grazie anche a tutti quelli che negli ultimi mesi ci hanno scritto per farlo. Perdonateci se abbiamo risposto poco e male ma ora capite il perché.

L’archivio rimane. Ci impegniamo a pagare l’hosting ancora per un po’. Così, se vi viene in mente quella cosa fighissima che avete letto su Personal Report, sapete dove andarla a trovare. Non sappiamo se ricominceremo da qualche altre parte, se questo sia un addio o un arrivederci. Sappiamo che Personal Report come l’avete conosciuto finisce qui.

Grazie di tutto. A tutti.

Guido, Simone, Pier e Jacopo

E ora: una selezione di articoli dal nostro archivio che cambia ad ogni visita.

20 gennaio 2011

Ehi, oggi è il compleanno di David Lynch! Tanti auguri con dieci cose che forse non sapete di lui, e altra roba bella

Noi gli vogliamo bene, e gli diciamo buon compleanno (è il 65esimo) con una di quelle stupide liste che storci il naso quando le vedi ma alla fine ci clicchi sempre: dieci cose che forse non sapete di lui (più altra roba bella in fondo).

1. Interpreta uno dei personaggi di The Cleveland Show, la serie costola dei Griffin. Dà la voce al barista Gus, che gli somiglia sia nei tratti che nella personalità. Incredibilmente su YouTube non si trova un video che lo immortali decentemente, quindi accontentatevi di una foto.

2. È stato uno scout, e pure di quelli super: arrivò fino al rango di Eagle Scout, il più alto, e in questa veste fu presente all’insediamento di John F. Kennedy alla Casa Bianca, il 20 gennaio (quindi oggi, quindi il giorno del suo compleanno) del 1961.

3. A dargli la spinta iniziale verso la notorietà furono Mel Brooks e il suo allora direttore esecutivo, Stuart Cornfeld (ora socio di Ben Stiller). Cornfeld si innamorò del primo lungometraggio di Lynch, Eraserhead, e lo mostrò a Brooks per convincerlo a produrre The Elephant Man con Lynch alla regia. Uscito dal cinema, Brooks disse a Lynch «You’re a madman, I love you! You’re in» e gli consegnò le chiavi del film. Brooks decise di non apparire nei titoli di coda per evitare che la gente collegasse il film alle sue commedie.

4. George Lucas gli chiese di girare Il ritorno dello Jedi, il terzo capitolo di Guerre Stellari, ma Lynch rifiutò: il film si sarebbe allontanato troppo dalla visione di Lucas e dai due episodi precedenti. Continua a leggere

24 ottobre 2011

Music from very short computer programs

Tutto ciò che vedete e sentite nel video sopra è generato da quella sequenza di caratteri incomprensibili. Sono esperimenti estremi di musica algoritmica firmati dal finlandese Ville-Matias Heikkilä — meglio conosciuto con il suo nick viznut, per ovvie ragioni — e dai suoi seguaci. In poche parole cercano di suonare della musica relativamente complessa e piacevolmente melodica con una sola riga di codice per computer. Quello che succede là in mezzo, in caso ve lo chiedeste, è un mix sofisticato e abbastanza casuale di operazioni logiche e matematiche i cui risultati sono direttamente spediti alla scheda audio del computer.

È un piacere scoprire che Ville-Matias ha già risposto alla domanda «ma non è già stato fatto?». La risposta, a quanto pare, è no, o almeno non con il suo stesso intento (qui tutto il suo articolo). Trovate altri due video dopo il salto, ma la cosa migliore è andare su questo sito e provare da soli a comporre una one-line melody — a caso, ovviamente. Se vi saltasse fuori qualcosa di ascoltabile siete caldamente invitati a pubblicarlo qua sotto tra i commenti. Continua a leggere

Trenta Secondi

La volpe che ha esplorato la National Portrait Gallery di Londra

Get Flash to see this player.

Nella notte del 7 aprile 2004 l’artista belga Francis Alÿs ha liberato una volpe nella sezione dedicata ai Tudor della National Portrait Gallery di Londra. Il video ipnotico che vedete sopra, realizzato montando le riprese delle telecamere di sorveglianza, si chiama “The Nightwatch”.

Trenta Secondi

Le migliori serie tv degli ultimi 25 anni, secondo il New York Magazine

Vulture, il magazine culturale del New York Magazine, ha organizzato un torneo a scontri diretti tra le migliori 16 serie tv drama americane degli ultimi venticinque anni, per decretarne la migliore. Segnalo l’iniziativa perché a parte poche eccezioni (non ho mai visto NYPD Blue e My so-called life, e sostituirei The Shield con 24) sono d’accordissimo con la selezione, che trovate dopo il continua a leggere. Se state cercando una serie tv da guardare, scegliete tra queste. Continua a leggere

Trenta Secondi

Un’intervista a Michael Stoll, collezionista di infografiche

Non è la prima volta che parliamo del professor Michael Stoll e della sua immensa collezione di infografiche del secolo scorso. Se abbiamo potuto mostrarvi le pagine del meraviglioso atlante verde di Herbert Bayer, le enciclopedie illustrate di Charley Harper e i cutaway d’annata di Frank Soltesz è solo grazie al suo Flickr, dove il suo tesoro è a disposizione di chiunque. Una risorsa preziosa se si considera che, ad oggi, non esiste in commercio un solo volume recente di storia dell’infografica nonostante il boom d’interesse per la disciplina.
Marco Ferrari ed Elisa Pasqual sono andati a trovare Stoll ad Augsburg e gli hanno fatto una lunga intervista per Domus. Leggetela e vogliategli bene.

5 luglio 2011

I migliori articoli in inglese di sempre, tutti online

Ormai da un anno Kevin Kelly — giornalista e scrittore da sempre attento a quel che riguarda la cultura digitale, co-fondatore di Wired US, autore di pezzi per New York Times, The Economist, Time, Esquire, ecc — ha iniziato a selezionare sul suo sito i migliori articoli di sempre in lingua inglese, quasi tutti disponibili interamente online. Nel corso dei mesi, con l’aiuto di colleghi, amici e lettori, la lista è andata ampliandosi, diventando un piccolo patrimonio per le vostre mezz’ore libere. E se avete un tablet qualsiasi, con i vari Instapaper, Longform e Longreads ora leggere su schermo è diventato un piacere. Continua a leggere

24 giugno 2011

Un mouse così intelligente non lo vedrete mai

Sul serio, purtroppo, quello di Jon Barth e Roman Grasy è solo un prototipo e si sa che il mouse ormai non va più di moda, ma il loro DataBot merita uno sguardo lo stesso, anche solo per l’aspetto empirico. Si tratta di un progetto realizzato con Arduino che attraverso un ripensamento del mouse cerca di rendere più semplice e umana la comunicazione tra l’uomo e il mondo digitale. Continua a leggere

15 febbraio 2012

Una manciata di suoni e voci dal 1880

Lo Smithsonian museum ha una collezione di 200 dischi del 1880 con i primi tentativi di registrazione del suono dai Volta Labs di Alexander Bell (sì, proprio l’inventore del telefono). Sono quasi tutti esperimenti, spesso in materiali strani come la gomma, la cera d’api, il vetro o l’alluminio. Sopra c’è registrato qualcosa, ma nessuno li ha mai sentiti: i dischi sono tutti troppo fragili per essere suonati senza rovinarli definitivamente. Continua a leggere

5 gennaio 2012

State guardando la serie tv su Sherlock Holmes, vero?

Si intitola Sherlock, la prima stagione (tre episodi di un’ora e venti l’uno) è andata in onda l’anno scorso sulla BBC, e qualche giorno fa è iniziata la seconda, anch’essa di tre episodi. Questo post serve solo ad assicurarmi che abbiate visto la prima stagione e siate al corrente della messa in onda della nuova, oppure a intimarvi di mettervi immediatamente in pari. Sherlock ambienta al giorno d’oggi i casi dell’investigatore creato da Arthur Conan Doyle, e, se i primi tre episodi erano già tra le migliori ore di televisione andate in onda l’anno scorso, il primo episodio di questa nuova stagione è riuscito in un salto di qualità notevole. Sherlock è brillante, appassionante, colma di piccole e grandi invenzioni, girata benissimo, recitata meglio, e può piacere potenzialmente a chiunque.

21 luglio 2009

Vectorpark

VectorparkAvete sicuramente presente quei giochi per bambini in cui se schiacci qui si apre di là e se tiri questo suona quello: ecco, giocando con le creazioni di Vectorpark, opera dell’artista newyorchese Patrick Smith, sono tornato allo stato di stupore continuo dei tempi dell’asilo, più o meno. Si tratta di vere e proprie esperienze interattive, di piccoli mondi da esplorare (quasi) totalmente in cui ogni tua azione ha delle conseguenze inimmaginabili e spesso davvero divertenti. Feed the Head è, in questo senso, un capolavoro. Non voglio anticipare nulla (e già l’immagine qui sopra è uno spoiler gravissimo) perché il bello sta proprio nell’arrivarci da soli. La fluidità dei movimenti, la cura per i dettagli e la fisica 2d contribuiscono, e non poco, alla resa finale, così come l’espressione della testa che fa ridere per forza.

Stavo dimenticando però la cosa principale: si tratta di veri e propri giochi da portare a termine, e spesso trovare la soluzione per andare avanti non è così scontato. Windosill da questo punto di vista è più classico rispetto a Feed the Head perchè riprende la logica del gioco a livelli in cui, per passare alla schermata successiva, devi ingegnarti su come aprire la porticina in basso a destra. E il fatto di trovarsi in un mondo a metà strada tra il surrealista e il metafisico non aiuta per niente. Riuscire a smettere di giocare con la giostra di fantasmini della prima schermata è difficile ma arrivare al quarto livello dà soddisfazione, tanto che si spendono volentieri 3 dollari per tentare di raggiungere l’undicesimo.

Esplorando il sito si trovano anche animazioni interattive, loop infiniti e altri giochi, come le bilance sospese sull’acqua di Levers, il complicato Park e la serie di antistress (o genera-stress?) Thomas. Non esiste però nessun about us, quindi vi indirizzo a questa intervista che Officina Creativa ha fatto a Patrick Smith per conoscerlo meglio.

10 giugno 2011

Andiamo ad ascoltare i codici a barre al supermarket

L’interaction designer olandese Leo van der Veen si è accorto che il codice a barre, quello a righe bianche e nere stampato praticamente su ogni bene di consumo prodotto dagli anni ’70 in poi, può essere convertito in una partitura musicale: i numeri diventano note, gli spazi bianchi pause tra una nota e l’altra.

Questa è l’idea di Barcodas, un’applicazione per iPhone da 99 centesimi che genera melodie a partire proprio dal codice a barre. Basta fare una foto e l’applicazione, dopo aver identificato il codice, lo interpreterà come una sequenza di note musicali. La melodia generata, breve e ripetitiva, è ben lontana dall’essere seducente, per questo in Barcodas c’è la possibilità di alterare scale e tempo fino a raggiungere un risultato che si meriti di essere condiviso su Facebook, altra funzionalità dell’applicazione.

Alla base del progetto c’è un’intuizione semplice: partire da un’informazione codificata secondo uno standard diffuso (il codice a barre) e interpretarla con un nuovo set di regole quasi del tutto arbitrario (numeri uguali a note, spazi uguale a pause). Al di là di Barcodas, che è un gioco divertente realizzato bene (“imagine walking into a supermarket filled with thousands of tunes to discover”), con tutti i codici che ci sono là fuori gli esperimenti possibili sono infiniti. Approfondirò, intanto vado ad ascoltarmi qualche codice a barre.

29 giugno 2009

Mulatu Astatke

Mulato AstatkeSe avete visto Broken Flowers vi ricorderete sicuramente della compilation personalizzata che Don Johnston/Bill Murray riceve in regalo da Winston/Jeffrey Wright, il simpatico vicino di casa di origini etiopi, per accompagnarlo nel suo viaggio. Il personaggio di Winston è stato creato dal regista Jim Jarmush appositamente per far conoscere al grande pubblico la musica di Mulatu Astatke (o Astatqé) di cui era un grande fan.

Astatke è il re dell’Ethio Jazz, un genere musicale inventato da lui negli anni Sessanta che fonde l’esperienza Jazz ai suoni della sua terra di nascita: il prodotto di questo incontro è una musica ricca di fascino, fortemente influenzata dai ritmi e dalle strumentazioni tradizionali africane. Astatke, classe 1943, è stato il primo studente africano a frequentare il prestigioso Berklee College Of Music di Boston ed è stato uno dei maggiori protagonisti della cosiddetta Swinging Addis quando, negli anni Settanta, le influenze jazz e funk provenienti dall’America rivoluzionarono il panorama musicale della capitale etiope, ma è rimasto sconosciuto ai più fino all’uscita del film di Jarmush.

Vi lascio a un brano tratto dalla colonna sonora di Broken Flowers (il video è un fan-made, credo. In tal caso: i miei complimenti al fan).

Da pochissimo è uscito Inspiration Information 3, un nuovo album in collaborazione con gli Heliocentrics del batterista Malcolm Catto: vi consiglio di dargli un ascolto, poi fatemi sapere.


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