Articoli principali

21 gennaio 2013

Chiudiamo

L’ultimo articolo che abbiamo pubblicato è del primo agosto. È passato tanto tempo ed è ora di dirlo ufficialmente: Personal Report chiude.

In questi tre anni di vita abbiamo scritto un migliaio di articoli. Abbiamo raccontato storie, intervistato persone, segnalato progetti, linkato idee, dialogato con voi. Abbiamo dato spazio a persone brave e qualche volta addirittura stampato cose. Con un’unica missione in mente: osservare, selezionare, condividere.

Ma negli ultimi tre anni è cambiato internet e, come è naturale, siamo cambiati noi. Certi stimoli si sono affievoliti, altri si sono rafforzati. Personal Report ha cambiato le nostre vite, ma ognuno di noi, oggi, ha interessi e obiettivi ormai troppo distanti tra loro per essere tenuti insieme in un’unica rivista, in un’unica visione. La decisione è stata difficile e sofferta ma inevitabile: è arrivato il momento di chiudere.

Tutto qui. Non abbiamo altro da dire se non ringraziare voi e tutti quelli che, per una volta sola o settimana dopo settimana, hanno collaborato con noi. E grazie anche a tutti quelli che negli ultimi mesi ci hanno scritto per farlo. Perdonateci se abbiamo risposto poco e male ma ora capite il perché.

L’archivio rimane. Ci impegniamo a pagare l’hosting ancora per un po’. Così, se vi viene in mente quella cosa fighissima che avete letto su Personal Report, sapete dove andarla a trovare. Non sappiamo se ricominceremo da qualche altre parte, se questo sia un addio o un arrivederci. Sappiamo che Personal Report come l’avete conosciuto finisce qui.

Grazie di tutto. A tutti.

Guido, Simone, Pier e Jacopo

E ora: una selezione di articoli dal nostro archivio che cambia ad ogni visita.

9 novembre 2010

La risposta alla brutta televisione è di tre lettere: AMC

Questa è una dichiarazione d’amore nei confronti del canale via cavo che ha ricevuto più dichiarazioni d’amore di tutti gli altri canali via cavo dall’Avvento di HBO in poi. Tutti voi, e in particolare gli ottimisti, dovreste conoscere vita, morte e miracoli (i miracoli sono facili da ricordare, ne ha fatti due, si chiamano Mad Men e Breaking Bad) di una rete che sta facendo un passo giusto dopo l’altro, migliorando la qualità della roba che vediamo in tv e soprattutto — occhio che il soprattutto è la parte fondamentale — aumentando i propri spettatori e di conseguenza le proprie entrate. Perché questa non è arte. E senza soldi si va a casa. Continua a leggere

29 giugno 2012

Come abbiamo usato il colore nell’ultimo secolo secondo la storia del cinema

Vijay Pandurangan ha realizzato un’infografica che riassume l’uso del colore nelle locandine cinematografiche pubblicate dal 1914 a oggi. Lo studio potrebbe non essere del tutto accurato da un punto di vista scientifico ma l’immagine ha sollevato alcune osservazioni interessanti. Continua a leggere

29 settembre 2009

Modern family

Dopo FlashForward e Bored to Death, in questo settembre di ininterrotte premiere televisive non posso esimermi dal consigliarvi la nuova serie della ABC di cui tutta la critica statunitense si sta follemente innamorando: Modern Family, comedy alla 30 Rock o alla The Office — cioè con una comicità che non fa perno sulle battute ma sull’esasperazione di tipologie umane — che segue le vicende di un capofamiglia, Jay Pritchett, sposato con una colombiana molto più giovane di lui, e dei suoi due figli avuti durante il primo matrimonio, Claire, casalinga con marito e figli cattolicamente tradizionali, e Mitchell, sposato invece con un altro uomo e di ritorno dal Vietnam dopo l’adozione di una bambina.

La serie, creata da Christopher Lloyd e Steven Levitan, è girata con l’ormai classica forma del finto documentario, il mockumentary, e il pilota promette decisamente bene, sia per i nodi che va a toccare — su tutti, ovviamente, due uomini che adottano un bambino — sia, soprattutto, per la varietà dei personaggi (6 genitori + 5 figli), con cui a occhio non metteremo molto a empatizzare. Da segnalare la presenza in uno o più episodi della prima stagione di una guest star che vorrei come guest star ovunque io vada: Edward Norton, nelle vesti di un bassista ingaggiato da Claire per il compleanno del marito, Phil, the cool dad, che non ha fatto fatica a scattare immediatamente in testa nella classifica dei miei personaggi preferiti.

Il trailer è là sopra, e penso sia ormai superfluo dirvi che Itasa ha già prontamente preparato i sottotitoli.

Un’audizione per gatti neri, Hollywood 1961

Daily Pictures

Un’audizione per gatti neri, Hollywood 1961

Comparse in fila per un film ispirato ai racconti di Poe. Indovinate quale?
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30 gennaio 2012

L’unica volta che John Coltrane suonò A Love Supreme davanti a un pubblico

Era il 26 luglio del 1965 quando John Coltrane e i tre musicisti al suo seguito parteciparono all’Antibes Jazz Festival. Restarono sul palco per 47 minuti suonando solo A Love Supreme, l’opera più influente del jazzista americano. Su Billboard si legge che l’esibizione non venne apprezzata: troppo impegnativa per il pubblico francese che rispose chiacchierando a voce alta per tutto il tempo e, alla fine, con qualche buu.

A seguire Resolution e, dopo il salto, Acknowledgement.

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30 settembre 2010

Giocare ad Asteroids in (e contro) tutte le pagine web

Dovete provare quest’inutile meraviglia, un pulsantone da trascinare nella vostra barra dei preferiti che vi permetterà, una volta cliccato, di giocare ad Asteroids su qualsiasi pagina web vi troviate. Con le frecce vi muovete, con la barra spaziatrice sparate. Volete distruggere Personal Report? — Via

8 giugno 2012

Il dizionario secondo Google

Ben West e Felix Heyes hanno realizzato un dizionario illustrato che contiene la prima immagine trovata su Google per ognuna delle 21.000 voci presenti nel vocabolario inglese. Il risultato è un libro di 1240 pagine pieno di fotografie terribili, “soprattutto immagini rivoltanti di medicina, porno, razzismo e brutti disegni” Continua a leggere

7 giugno 2009

Interview Project

David Lynch Interview ProjectPotrei provare a spiegarvi in breve il nuovo Interview Project lanciato da David Lynch, ma penso sia meglio ve lo racconti lui stesso.

11 ottobre 2010

I dieci consigli di Milton Glaser

Di Milton Glaser aveva già parlato a fondo Guido parecchio tempo fa, ma ieri mi sono imbattuto in un estratto di un suo discorso del 2001 agli AIGA Talk di Londra (lo trovate qua) che può andare a integrare ciò che è già stato detto e che vale davvero la pena di leggere. Si tratta di una lista di dieci cose che il grande designer ha imparato lungo la sua carriera, consigli che possono tornare utili a chi è, sarà o ha intenzione di diventare designer — ma anche agli ingegneri non farebbero male. Qui Glaser torna su temi come il “just enough is more” e le responsabilità etiche del comunicatore, ma parla anche di stile, gente tossica e narcisismo arricchendo il tutto con aneddoti tratti dalla sua vita. La vita di Milton Glaser. Brividi.

[...] what is required in our field, more than anything else, is the continuous transgression. Professionalism does not allow for that because transgression has to encompass the possibility of failure and if you are professional your instinct is not to fail, it is to repeat success. So professionalism as a lifetime aspiration is a limited goal.

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19 gennaio 2012

Mandala, la sinfonia del sistema solare


La maggior parte di noi si ferma al miliardo. Alcuni forse conoscono il bilione e il biliardo. Certamente i fan di Zio Paperone si sono interrogati sull’entità del fantastiliardo contenuto nel suo deposito. Solo chi si occupa di scienza, invece, può conoscere il settendecilione (1056): 532,25 settendecilioni di anni è la durata della più lunga composizione mai creata dall’uomo. Continua a leggere

22 marzo 2011

I migliori sette supercut (e cos’è un supercut, chiaro)

Il supercut è un genere di video di YouTube che va di moda da un paio d’anni, e che si è pian piano raffinato col tempo. Secondo Know Your Meme (il sito che traccia la genesi e l’evoluzione dei virali di internet), la parola supercut l’avrebbe inventata e definita il blogger Andy Baio in questo post dell’11 aprile 2008:

(A) genre of video meme, where some obsessive-compulsive superfan collects every phrase/action/cliche from an episode (or entire series) of their favorite show/film/game into a single massive video montage.

Nel corso dei mesi il significato della parola si è allargato ed è andato a includere, in pratica, qualsiasi montaggio a tema di scene di uno o più film. Ora su internet ne appare più o meno uno alla settimana, e l’ultimo che ho incrociato — quello che vedete sopra — è particolarmente riuscito: ottanta titoli di film pronunciati nei film stessi. Dopo averlo visto sono andato a ricercarmi alcuni dei supercut che mi erano piaciuti di più, e ho deciso di selezionarne una manciata per voi, divendendoli in delle specie di sottogeneri. Continua a leggere

17 settembre 2010

C’è un albero centenario a Bruxelles che ha un blog

 
Quelli di Happiness Brussels non sono stati certo i primi ad avere un’idea del genere  (in fondo è solo una versione in grande di questo), ma sono stati bravi a differenziarsi, se non altro per come hanno progettato il sito attraverso cui l’albero si interfaccia con il mondo e per l’attitudine social a 360 gradi.

Come funziona? Hanno fissato ai rami webcam, microfoni, cabinotti per la rilevazione del tempo atmosferico e misuratori di smog, ozono e luce. Tutti componenti sono connessi ad internet così da poter pubblicare in tempo reale i dati rilevati: le fotografie finiscono su Flickr, i video su YouTube, le registrazioni audio su Soundcloud e i dati, opportunamente convertiti in linguaggio “umano”, diventano status di Facebook e Twitter.

Parentesi seria: chi volesse approfondire l’argomento può leggere il nostro breve articolo introduttivo sugli Spime oppure andare direttamente a questo saggio visionario sul ruolo sociale degli “oggetti”.


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