Articoli principali

21 gennaio 2013

Chiudiamo

L’ultimo articolo che abbiamo pubblicato è del primo agosto. È passato tanto tempo ed è ora di dirlo ufficialmente: Personal Report chiude.

In questi tre anni di vita abbiamo scritto un migliaio di articoli. Abbiamo raccontato storie, intervistato persone, segnalato progetti, linkato idee, dialogato con voi. Abbiamo dato spazio a persone brave e qualche volta addirittura stampato cose. Con un’unica missione in mente: osservare, selezionare, condividere.

Ma negli ultimi tre anni è cambiato internet e, come è naturale, siamo cambiati noi. Certi stimoli si sono affievoliti, altri si sono rafforzati. Personal Report ha cambiato le nostre vite, ma ognuno di noi, oggi, ha interessi e obiettivi ormai troppo distanti tra loro per essere tenuti insieme in un’unica rivista, in un’unica visione. La decisione è stata difficile e sofferta ma inevitabile: è arrivato il momento di chiudere.

Tutto qui. Non abbiamo altro da dire se non ringraziare voi e tutti quelli che, per una volta sola o settimana dopo settimana, hanno collaborato con noi. E grazie anche a tutti quelli che negli ultimi mesi ci hanno scritto per farlo. Perdonateci se abbiamo risposto poco e male ma ora capite il perché.

L’archivio rimane. Ci impegniamo a pagare l’hosting ancora per un po’. Così, se vi viene in mente quella cosa fighissima che avete letto su Personal Report, sapete dove andarla a trovare. Non sappiamo se ricominceremo da qualche altre parte, se questo sia un addio o un arrivederci. Sappiamo che Personal Report come l’avete conosciuto finisce qui.

Grazie di tutto. A tutti.

Guido, Simone, Pier e Jacopo

E ora: una selezione di articoli dal nostro archivio che cambia ad ogni visita.

10 aprile 2009

The world of spimes

SpimeMi è capitato di scoprire una nuova parola-fenomeno: spime. Il termine è stato coniato da Bruce Sterling (scrittore di fantascienza, conferenziere e collaboratore di Wired) all’interno del suo libro “La forma del futuro”. Spime è l’unione delle parole “space” e “time”, ma prima di entrare nello specifico servono un paio di Continua a leggere

5 ottobre 2011

The Internet Movie Cars Database

Un progetto meravigliosamente folle e inutile: Internet Movie Cars Database è un sito attivo dal 2004 in cui vengono catalogate tutte le apparizioni di mezzi di trasporto su ruote in film, serie tv, documentari e così via. I film analizzati finora sono 24.433 e le macchine 405.888, comprese quelle usate nei finali alternativi e nelle scene tagliate. È sorprendente la minuzia di particolari con cui viene arricchita ogni segnalazione, cosa che permette di fare ricerche davvero raffinate. Oltre alla casa di produzione, al modello, all’anno e allo stato di provenienza è sempre indicato anche il ruolo della macchina nel film: tra veicolo-comparsa e veicolo-protagonista le diverse sfumature di importanza sono cinque. Cinque. Continua a leggere

13 dicembre 2011

M’athchomaroon! Ovvero: come è stata inventata la lingua di Game of Thrones

Game of Thrones (Il Trono di Spade, in italiano) è la migliore serie tv della scorsa annata, e tornerà con una seconda stagione ad aprile (qui il primo trailer, uscito un paio di giorni fa). Nell’attesa il New York Times ha pubblicato un bell’articolo sulla lingua inventata dal trentenne David Peterson per il popolo nomade e guerriero dei Dothraki, uno dei protagonisti del mondo creato da George Martin, l’autore dei romanzi da cui è tratta la serie. Continua a leggere

5 luglio 2011

I migliori articoli in inglese di sempre, tutti online

Ormai da un anno Kevin Kelly — giornalista e scrittore da sempre attento a quel che riguarda la cultura digitale, co-fondatore di Wired US, autore di pezzi per New York Times, The Economist, Time, Esquire, ecc — ha iniziato a selezionare sul suo sito i migliori articoli di sempre in lingua inglese, quasi tutti disponibili interamente online. Nel corso dei mesi, con l’aiuto di colleghi, amici e lettori, la lista è andata ampliandosi, diventando un piccolo patrimonio per le vostre mezz’ore libere. E se avete un tablet qualsiasi, con i vari Instapaper, Longform e Longreads ora leggere su schermo è diventato un piacere. Continua a leggere

10 febbraio 2012

Dal nulla a tutto l’universo attraverso Google Immagini

Circa un anno fa Google ha rilasciato un servizio per fare ricerche a partire da immagini. Se non l’avete mai fatto prima andate su Google Immagini, cliccate sulla piccola macchina fotografica a destra e seguite le istruzioni.

L’artista berlinese Sebastian Schmieg ha fatto alcuni esperimenti usando questa funzionalità. Il processo è sempre lo stesso: fare una ricerca a partire da un’immagine, salvare il primo risultato e usarlo per fare una ricerca successiva. Dopo aver ripetuto questo ciclo centinaia o migliaia di volte tutte le immagini trovate vengono messe insieme in una sequenza video. Continua a leggere

30 settembre 2010

Giocare ad Asteroids in (e contro) tutte le pagine web

Dovete provare quest’inutile meraviglia, un pulsantone da trascinare nella vostra barra dei preferiti che vi permetterà, una volta cliccato, di giocare ad Asteroids su qualsiasi pagina web vi troviate. Con le frecce vi muovete, con la barra spaziatrice sparate. Volete distruggere Personal Report? — Via

23 maggio 2012

Canzoni da ascoltare solo in random

Siamo in tanti, là fuori, ad affidare completamente agli iPod il compito di selezionare la colonna sonora della nostra vita. Invece di scegliere artista, album, canzone, scorriamo fino a Brani casuali e lasciamo fare al magico algoritmo.
Matthew Irvine Brown, designer e musicista che ha lavorato per Last.fm, BERG e Apple, si è chiesto: perché non esistono canzoni che sfruttano la modalità random? Continua a leggere

21 settembre 2011

Il supercut definitivo, 41 minuti di morti nel cinema

Quando qualche mese fa avevo segnalato i migliori sette supercut (montaggi tematici di scene di uno o più film o serie tv) mi era, a quanto pare, sfuggito il più grande fra tutti, uscito ormai lo scorso dicembre. Si intitola From here to eternity, è stato realizzato dall’artista audiovisivo tedesco Oliver Pietsch, e raccoglie migliaia (migliaia) di scene di decessi nel cinema, spaziando in ogni genere di morte lungo tre capitoli che si occupano rispettivamente della morte in senso più fisico, della morte da un punto di vista più introspettivo e della morte e il suo rapporto con l’aldilà.

Io l’ho visto al Milano Film Festival, quindi al cinema dove dà il suo meglio, e online si può trovare qui, purtroppo senza la possibilità di guardarlo a schermo intero. A prescindere dalle emozioni che un film del genere può o non può darvi, io l’ho trovata una visione estremamente rilassante e — ovviamente — divertente, nel classico gioco di riconoscere questo o quel film.

17 febbraio 2011

Il file che non si può stampare

Il WWF ha deciso di offrire un nuovo modo per manifestare la propria coscienza verde: un formato di file che non si può stampare. Si chiama WWF, che per coincidenza ha tre lettere, come quasi tutti i formati di file, e suona bene proprio come PDF. Anzi, di fatto è un PDF, quindi si può aprire con qualsiasi lettore standard di documenti, ma ha l’opzione di stampa disabilitata. Per scrivere un file WWF serve invece un programmino gratuito che aggiungerà l’opzione di salvataggio nel formato “ecologico” ai software installati sul computer.

È una brillante strategia di comunicazione che non costa nulla, fa del bene a tutti e porta pure un ritorno in immagine a chi la utilizza. Già tre grosse aziende lo hanno adottato come standard e non ci sarebbe niente di male se nel nostro piccolo lo facessimo anche noi. Qua per saperne di più.

3 dicembre 2010

Ancora una volta Google Street View: i nove occhi di Jon Rafman

Avevo già dichiarato tempo fa di apprezzare molto Jon Rafman, uno dei primi ad aver fatto qualcosa di interessante e strutturato con Google Street View. Si definisce curatore piuttosto che artista, una scelta azzeccata e abbastanza elegante che tra le altre cose lo mette al riparo da noiosissime discussioni sulla dignità intellettuale di uno che fa gli screenshot al computer. Ogni tanto però si diverte ad accendere il dibattito lasciandosi sfuggire qualche provocazione scomoda e interessante tipo questa Continua a leggere

21 luglio 2009

Vectorpark

VectorparkAvete sicuramente presente quei giochi per bambini in cui se schiacci qui si apre di là e se tiri questo suona quello: ecco, giocando con le creazioni di Vectorpark, opera dell’artista newyorchese Patrick Smith, sono tornato allo stato di stupore continuo dei tempi dell’asilo, più o meno. Si tratta di vere e proprie esperienze interattive, di piccoli mondi da esplorare (quasi) totalmente in cui ogni tua azione ha delle conseguenze inimmaginabili e spesso davvero divertenti. Feed the Head è, in questo senso, un capolavoro. Non voglio anticipare nulla (e già l’immagine qui sopra è uno spoiler gravissimo) perché il bello sta proprio nell’arrivarci da soli. La fluidità dei movimenti, la cura per i dettagli e la fisica 2d contribuiscono, e non poco, alla resa finale, così come l’espressione della testa che fa ridere per forza.

Stavo dimenticando però la cosa principale: si tratta di veri e propri giochi da portare a termine, e spesso trovare la soluzione per andare avanti non è così scontato. Windosill da questo punto di vista è più classico rispetto a Feed the Head perchè riprende la logica del gioco a livelli in cui, per passare alla schermata successiva, devi ingegnarti su come aprire la porticina in basso a destra. E il fatto di trovarsi in un mondo a metà strada tra il surrealista e il metafisico non aiuta per niente. Riuscire a smettere di giocare con la giostra di fantasmini della prima schermata è difficile ma arrivare al quarto livello dà soddisfazione, tanto che si spendono volentieri 3 dollari per tentare di raggiungere l’undicesimo.

Esplorando il sito si trovano anche animazioni interattive, loop infiniti e altri giochi, come le bilance sospese sull’acqua di Levers, il complicato Park e la serie di antistress (o genera-stress?) Thomas. Non esiste però nessun about us, quindi vi indirizzo a questa intervista che Officina Creativa ha fatto a Patrick Smith per conoscerlo meglio.

21 settembre 2009

Abstract City

Abstract CityChristoph Niemann è un giovane illustratore tedesco noto per questo e per aver disegnato copertine per New York Times Magazine, American Illustration, The New Yorker e Atlantic Monthly.

Abstract City è il blog che tiene su nytimes.com, che come spesso succede calamita il meglio in circolazione, e parla dei fatti suoi attraverso tecniche di rappresentazione sempre diverse e spesso poco convenzionali: Good Night and Tough Luck, appena uscito, è un racconto infografico sui vari aspetti del dormire compresi ipocondria di mezzanotte e bambini molesti; Bathroom Art parla dei tentativi suoi e di sua moglie di piastrellare artisticamente il bagno della nuova casa di Berlino; I Lego NY l’avete già capito. Se non fosse che Niemann pubblica solo una volta ogni due mesi sarebbe il mio blog del mattino preferito.


Materiale fotografico e immagini, salvo dove diversamente indicato, è da intendersi di proprietà degli autori citati.
Progetto grafico e sviluppo a cura di Guido Tamino. Un grazie a WP.


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