Le illustrazioni «cutaway» di Frank Soltesz
Una selezione di infografiche promozionali molto americane- Mi piace 04
- Commenta 00
Osservare, selezionare, condividere
16 giugno 2011
Non è che sia una fanatica del surf. Ma se provo a visualizzarmi come una mezza californiana mi vedo a sorseggiare un cocktail sulla spiaggia, spettegolando con mille altre ragazze bionde facendo finta di essere amiche, e ammirando uomini muscolosi e disinteressati a noi che cavalcano le onde. Diciamo che il mio immaginario e le foto di Jeff Divine non sono così distanti. Solo che le sue foto iniziano a descrivere il mondo dei surfers dagli anni Settanta, il che significa meno tamarri e molto più divertimento. Jeff è fin dai primi anni Ottanta il photo editor della rivista Surfer ed è stato pubblicato da pochissimo un libro che raccoglie i suoi migliori scatti degli ultimi 20 anni. Continua a leggere
15 giugno 2011
McSweeney’s (la casa editrice, non il sito) da ieri ha una quarta rivista in abbonamento oltre a The Believer (la rivista di interviste), l’omonima McSweeney’s (la rivista letteraria) e Wolphin (la rivista di film introvabili): Lucky peach (la rivista di cibo).
Dietro non c’è Dave Eggers, ma David Chang. Chi è David Chang? Innanzitutto è uno dei migliori chef di New York con due (su tre) stelle Michelin. E poi è anche uno discretamente matto. Continua a leggere
14 giugno 2011

Come tanti altri, amo le fotografie scattate sui set. Riescono allo stesso tempo a sottolineare ancora una volta l’eccezionalità del mondo del cinema — il fascino di di un pianeta alieno ricostruito in una stanza, il carisma di due Grandi Attori che ridono bevendo un caffè insieme — e a normalizzare e rendere più umano il tutto, mostrando il lavoro e le persone che stanno dietro la finzione.
Il fotografo Angus R. Shamal ne ha raccolta qualcuna delle migliori sul suo blog, concentrandosi principalmente su film poco recenti, in cui le scenografie erano ancora in cartongesso e gli effetti speciali meccanici. Avete già visto come sono stati girati i titoli di testa di Star Wars, o quanto era grande l’omino della pubblicità dei Marshmallow di Ghostbusters? Continua a leggere
13 giugno 2011
Credo che i mini documentari a elogio della gente comune abbiano fatto il loro tempo e mi ero ripromesso di non parlarne più, ma sono felice di dover fare un’eccezione. Lift di Marc Isaacs è stato girato nel non sospetto 2002, lontano dall’ondata modaiola degli anni recenti che ha logorato il fascino del genere.
Isaacs, alla sua prima prova documentaristica, sceglie un condominio popolare nell’East End di Londra, entra in un ascensore, si piazza al suo interno puntando la telecamera verso la porta e ci rimane per parecchio tempo — non ho trovato informazioni ufficiali: qualcuno dice dieci ore al giorno nel corso di tre mesi, per altri il mese è stato uno, e comunque non si capisce mai se i giorni sono stati consecutivi. Continua a leggere
10 giugno 2011
L’interaction designer olandese Leo van der Veen si è accorto che il codice a barre, quello a righe bianche e nere stampato praticamente su ogni bene di consumo prodotto dagli anni ’70 in poi, può essere convertito in una partitura musicale: i numeri diventano note, gli spazi bianchi pause tra una nota e l’altra.
Questa è l’idea di Barcodas, un’applicazione per iPhone da 99 centesimi che genera melodie a partire proprio dal codice a barre. Basta fare una foto e l’applicazione, dopo aver identificato il codice, lo interpreterà come una sequenza di note musicali. La melodia generata, breve e ripetitiva, è ben lontana dall’essere seducente, per questo in Barcodas c’è la possibilità di alterare scale e tempo fino a raggiungere un risultato che si meriti di essere condiviso su Facebook, altra funzionalità dell’applicazione.
Alla base del progetto c’è un’intuizione semplice: partire da un’informazione codificata secondo uno standard diffuso (il codice a barre) e interpretarla con un nuovo set di regole quasi del tutto arbitrario (numeri uguali a note, spazi uguale a pause). Al di là di Barcodas, che è un gioco divertente realizzato bene (“imagine walking into a supermarket filled with thousands of tunes to discover”), con tutti i codici che ci sono là fuori gli esperimenti possibili sono infiniti. Approfondirò, intanto vado ad ascoltarmi qualche codice a barre.
7 giugno 2011
Da circa un anno a questa parte è cambiato il mio modo di rapportarmi ai video online, e sono curioso di sapere se a qualcuno di voi sia successa la stessa cosa. Sintetizzando: a parte rare eccezioni, ho praticamente smesso di guardare video online che non abbiano intorno un contesto più ampio o riferimenti a me già noti. Ho smesso, quindi, di guardare video che vivano solamente di vita propria — una tipologia spesso generata dagli utenti. Continua a leggere
6 giugno 2011
Di Christoph Niemann e di Abstract Sunday (già Abstract City), il suo blog su nytimes.com, avevo già parlato tempo fa qui e qui ma è necessario scriverne ancora. Il suo ultimo post, dedicato all’inaugurazione della Biennale Arte, si intitola 72 Hours in Venice e incontra due mie passioni: quella per i reportage fatti dai “non addetti al settore”, meglio se ingenui e candidamente strafottenti, e quella per i racconti illustrati, meglio se “live”. Probabilmente non è la miglior prova data finora da Niemann ma credo che sia comunque notevole, anche solo per il gusto dello schizzo a mano in presa diretta.
Day 2, 3:48 p.m. — Moved on to the Arsenale exhibition hall. Lots of art to be seen! Below are beautiful pieces by Mai-Thu Perret (left) and James Turrell (right). In the history of arts journalism, I may be the first person to pick pieces for review based on how easy they are to draw.
Un ultimo regalino: il nostro visual columnist preferito ha tenuto un talk poco tempo fa per la serie Creative Mornings di Tina Roth Eisenberg, alias SwissMiss. Dura 25 minuti e lo trovate dopo il salto. Continua a leggere
31 maggio 2011
Tanto che io questa qui sopra non la sopporti ve l’avevo già detto. E parlare nuovamente di lei mi infastidisce da morire. Purtroppo quel genio di Tim Walker, ha immortalato Scarlett Johansson per il numero di giugno di W magazine, trasformandola di foto in foto in icone del passato. Lo styling è di Jacob K, danese di origine e londinese di adozione, che con Tim Walker lavora abitualmente. Loro due insieme sono una garanzia, e purtroppo la Johansson non ha fallito neanche questa volta. Continua a leggere
30 maggio 2011
Timm Kölln è un giovane fotografo di Berlino che si occupa prevalentemente di reportage a tema sportivo. Quello che distingue i servizi di Kölln da quelli giornalistici a cui siamo abituati, a parte il ricorso pressochè costante al bianco e nero, è l’estrema attenzione per l’estetica dello scatto, per la composizione dell’inquadratura e per la tecnica (utilizza esclusivamente strumenti analogici).
La passione per il ciclismo lo ha spinto a seguire di persona le principali competizioni europee degli ultimi anni (Giro d’Italia, Tour de France, Parigi-Roubaix, Vuelta spagnola) documentando da vicino le fatiche dei ciclisti ma anche i momenti di relax e cameratismo, immortalando i paesaggi delle tappe più difficili (tra cui il passo del Mortirolo e quello dello Stelvio) e ritraendo i grandi del presente e del passato. L’anno scorso ha pubblicato The Peloton, una raccolta di ritratti di ciclisti alla linea di traguardo scattati tra il 2005 e il 2010.
Il ciclismo non è l’unica passione di Kölln: in tema con l’intenso weekend sportivo che si è appena concluso vi consiglio di guardarvi questa bella serie dedicata a Josep Guardiola. Tornando al ciclismo, a seguire una piccola selezione dal suo meraviglioso portfolio. Continua a leggere
26 maggio 2011
Il concetto è molto semplice: viene chiesto a uomini di ogni età, sesso o etnia, di dare un consiglio riguardo l’amore e il rapporto di coppia ad altri uomini. The man’s guide to love è diviso in argomenti: matrimonio, appuntamenti, separazioni e altri un po’ più vaghi che si adattano benissimo a quelle massime generiche che piace sempre sentire.
Ora, voi uomini che vi consigliate a vicenda fate spesso dei gran casini, ma qui vengono raccolte quotidianamente e da più di un anno, opinioni di gente troppo varia per non trovare qualche consiglio utile.
12 maggio 2011
Ho visto questo cortometraggio due settimane fa, mentre eravamo occupatissimi a fare altro, e l’ho messo da parte per condividerlo in un momento di quiete. Per la serie pubblichiamo tutto quello che fa David Lynch, ecco la pubblicità del caffè prodotto dallo stesso regista. Continua a leggere