Articoli principali
12 aprile 2010
Foutaises
Per scoprire se Jean-Pierre Jeunet sta finalmente risalendo la china a 8 anni da Amélie dovremo aspettare fino al 28 maggio quando Micmacs, il suo nuovo film, sbarcherà negli Stati Uniti. Incrociamo le dita. Nel frattempo, in onore dei bei vecchi tempi passati, vi lascio Foutaises, un suo vecchio cortometraggio trovato per caso su Youtube.
Siamo nel 1989, quindi ancor prima di Delicatessen, ma stiamo già guardando Amélie: c’è Dominique Pinon, che rivedremo praticamente in tutti i film di Jeunet à la Nicoletta Braschi (ma lui recita); durante i meravigliosi titoli d’apertura si respira qualcosa che già potrebbe sapere di Yann Tiersen; ma soprattutto qui abbiamo ben 7 minuti e 13 secondi del famoso giochino “mi piace/non mi piace”. Vogliamo urlare al riciclo selvaggio di idee? Ci può stare, ma se in Amélie la cosa ha raggiunto le vette di cui spero sarete a conoscenza credo sia anche grazie a esercizi di preparazione come questo.
Ora, qui sopra ho postato il video in lingua originale, l’unico di buona qualità che ho trovato. Se non masticate il francese vi mando qui per una pessima versione sottotitolata in inglese e qui per una sottotitolata in italiano ma fuori sincrono. Questo passa il convento.
9 aprile 2010
World of Logotypes
Eric Carl ha pubblicato sul suo Flickr oltre cento pagine scansionate ad alta risoluzione di World of Logotypes, un volume ormai fuori catalogo pubblicato negli anni settanta. La selezione di marchi raccolta nel libro spazia dagli evergreen della comunicazione visiva (con una perfezione formale tutt’oggi invidiabile), a tentativi più o meno bizzarri che si portano dietro un pesante sapore retrò — sapore perfetto per finire stampati su una t-shirt.
Le pagine del volume raccontano una progettazione grafica rigorosa solidamente appoggiata ad una cultura del progetto che credeva davvero nel rispetto delle teorie della percezione e che doveva fare i conti, per dire, con problematiche tecniche come il bianco e nero dei primi fax. All’interno, tra autori anonimi o semi-sconosciuti, non mancano marchi illustri firmati da star della progettazione grafica come Milton Glaser e Bob Noorda.
Ringrazio quindi Eric Carl per questo bel regalo. Il blog Aqua Velvet ha fatto una sua selezione e l’ha presentata on-line in una versione più facilmente fruibile rispetto all’intero set, ma le scelte della curatrice sono arbitrarie e potreste perdervi qualcosa di prezioso.
8 aprile 2010
DIT IS ON WERK
Onestamente non so nulla su questo duo olandese. Li ho conosciuti per caso, lavorando ad altro. Ho fatto un po’ di ricerca, ma uno dei due ha un nome che Google non riconosce, mentre per l’altro al massimo trova la pagina Facebook.
So che lavorano insieme: Jakolien van der Poel fa il fotografo e Roy Brandenburg lo stylist. Quello che ne esce è una serie di lavori incredibilmente belli e caratterizzati da uno stile inconfondibile, palesemente nordico.
7 aprile 2010
Odelo
Ho trovato questo video sul Tumblr di Gorilla vs. Bear un paio di giorni fa. Odelo dalla Bosnia Herzegowina, pare. Oppure no? Una band, un singolo, un collettivo? Continua a leggere
6 aprile 2010
Streamy Awards
Questo qua sopra è Neil Patrick Harris, e quell’oggetto sfuggente che tiene in mano è uno Streamy, il premio che l’interprete del Dr. Horrible in Dr. Horrible’s sing-along blog ha vinto l’anno scorso come miglior attore in una web-series comedy. Domenica prossima si svolgerà la seconda edizione degli Streamy Awards, i premi dedicati alle serie tv nate unicamente per il web.
Non so se sia superfluo o meno dirlo, ma l’esistenza di una cerimonia dedicata a programmi tv a basso budget nati per il web — una cerimonia che abbia soldi, pubblico e rilevanza, non messa in piedi da me e i miei amici — è uno di quelle notizie che mi fanno profondamente sperare in un futuro luccicante di possibilità e varietà, tanto per gli autori quanto per gli spettatori. E maggiore è la scelta, maggiore è l’educazione culturale. Continua a leggere
6 aprile 2010
Despicable Me
In uscita il 9 luglio negli Stati Uniti e a Natale in Italia, Despicable Me (per le nostre sale sarà Cattivissimo me, e l”unica spiegazione è che hanno usato Google Translator) è il nuovo film d’animazione prodotto della francese Mac Guff e distribuito da Universal. Quindi, attenzione, non Disney Pixar e non Dreamworks. Continua a leggere
2 aprile 2010
Memphis Blues (Again)
In occasione del Salone del Mobile 2009 avevo scritto un articolo su Memphis, il movimento di design che negli anni ‘80 ha scandalizzato le gallerie milanesi (e non solo) rovesciando le regole del progetto in virtù di un approccio profondamente post moderno. Qualche giorno fa ho incrociato un set di immagini che sarebbe stato perfetto per accompagnare quell’articolo: la collezione incredibile di pezzi Memphis curata da Dennis Zanone. Altre immagini dopo il salto. Continua a leggere
1 aprile 2010
Olivia Bee
Quando ci si trova davanti a personaggi così, c’è ben poco da dire: “my real name isn’t olivia bee it’s olivia bolles. i’m 15. this is a diary of sorts.”
Esatto, quindici anni, e un talento che è diventato passione un po’ per caso. Alle scuole medie Olivia si era iscritta a un corso di produzione video, ma le hanno assegnato fotografia (non so bene come funzioni la middle school in Oregon, io riporto quello che ha raccontato lei). Continua a leggere
31 marzo 2010
Young Prisms
Inizialmente avevo pensato di scrivere qualche riga su CFCF (aka Mike Silver), di cui è uscito il mese scorso l’album d’esordio e noto per avere remixato gli Health qualche tempo fa e poi di nuovo ancora, poi via analogie e giri mentali sono andato a riascoltarmi delle cose sulla pagina dei Cold Cave dove, tramite la pagina della loro label giapponese Big Love, ho scoperto questa band di San Francisco di cui innamorarmi per oggi. Loro sono i Young Prisms ed è tutto il giorno che non ascolto altro. Continua a leggere
30 marzo 2010
Ugly Americans
In giro ci sono ancora idee ovvie non sfruttate, e a volte qualcuno se ne accorge. Ugly americans, scritto da David M. Stern, autore di una manciata di puntate dei Simpson, trasforma i cittadini di New York in mostri — nel senso ampissimo del termine — e li usa per raccontare la quotidianità della città. Coinquilini zombie, sexy boss possedute dal demonio, colleghi maghi, warlock, cervelli, vampiri, robot e, soprattutto, qualsiasi tipo di aberrazione/incrocio/mutazione non umana che possiate immaginare, come il signore che qua sopra sta rilasciando un’intervista. Continua a leggere



