Articoli principali

21 gennaio 2013

Chiudiamo

L’ultimo articolo che abbiamo pubblicato è del primo agosto. È passato tanto tempo ed è ora di dirlo ufficialmente: Personal Report chiude.

In questi tre anni di vita abbiamo scritto un migliaio di articoli. Abbiamo raccontato storie, intervistato persone, segnalato progetti, linkato idee, dialogato con voi. Abbiamo dato spazio a persone brave e qualche volta addirittura stampato cose. Con un’unica missione in mente: osservare, selezionare, condividere.

Ma negli ultimi tre anni è cambiato internet e, come è naturale, siamo cambiati noi. Certi stimoli si sono affievoliti, altri si sono rafforzati. Personal Report ha cambiato le nostre vite, ma ognuno di noi, oggi, ha interessi e obiettivi ormai troppo distanti tra loro per essere tenuti insieme in un’unica rivista, in un’unica visione. La decisione è stata difficile e sofferta ma inevitabile: è arrivato il momento di chiudere.

Tutto qui. Non abbiamo altro da dire se non ringraziare voi e tutti quelli che, per una volta sola o settimana dopo settimana, hanno collaborato con noi. E grazie anche a tutti quelli che negli ultimi mesi ci hanno scritto per farlo. Perdonateci se abbiamo risposto poco e male ma ora capite il perché.

L’archivio rimane. Ci impegniamo a pagare l’hosting ancora per un po’. Così, se vi viene in mente quella cosa fighissima che avete letto su Personal Report, sapete dove andarla a trovare. Non sappiamo se ricominceremo da qualche altre parte, se questo sia un addio o un arrivederci. Sappiamo che Personal Report come l’avete conosciuto finisce qui.

Grazie di tutto. A tutti.

Guido, Simone, Pier e Jacopo

E ora: una selezione di articoli dal nostro archivio che cambia ad ogni visita.

13 aprile 2010

Emilio Morenatti

morenatti-3Emilio Morenatti è spagnolo, ha una quarantina d’anni, ed è uno dei migliori fotoreporter in circolazione. Io, non so come mai, ne sono venuto a conoscenza solo la settimana scorsa — grazie a Cattiva Maestra — dopo il riconoscimento di Photojournalist of the year (for large markets) conferitogli dalla National Press Photographers Association. Fotografo dell’Associated Press, negli ultimi anni i suoi scatti hanno girato riviste italiane e non, ve lo segnalo nel caso ve lo siate persi anche voi.

Nella foto qua sopra tre soldati dell’Esercito Nazionale Afghano pregano alla moschea del Centro d’Allenamento Militare di Kabul. Morenatti ha fotografato soprattutto in Afghanistan e Pakistan, stati caldi in cui ha coperto il conflitto mediorientale dal 2005 al 2009. Fino allo scorso agosto, quando ha perso il piede sinistro a causa di una bomba esplosa vicino al veicolo che lo stava trasportando. Questo non lo ha però fermato: dopo mesi di recupero, Morenatti è tornato a lavorare per l’Associated Press, fotografando la settimana santa spagnola. “È una grande sfida, cerco di fare al meglio tutto ciò che già facevo prima quotidianamente. Sto migliorando ogni giorno. Corro di più ora di quanto non facessi prima di rimanere ferito”. Che altro dire.

Dopo il continua a leggere una piccola selezione dei suoi lavori, ma vi consiglio di fare un salto qui, qui e qui, per girare tra le sue fotografie in completa libertà e farvi un poco ferire dalla sua bravura. Continua a leggere

31 ottobre 2011

La storia del primo banner interattivo e una riflessione sugli ultimi

La prima pubblicità interattiva online è del 1996. È una versione giocabile di Pong realizzata da Red Sky Interactive per Hewlett Packard. Il campo di gioco è largo 720×90 pixel, e sullo sfondo – solo sullo sfondo – c’è il logo di HP. Sopra al gioco c’è un testo che scorre. Dice:

Ciao, sono Jerry. Sono l’ingegnere di HP che ha creato questo affare. Doveva essere un banner pubblicitario ma, beh, il caffè ha cominciato a scorrere e qui le cose si sono fatte un po’ strambe. Come quando abbiamo fatto quella stampante che pinzava e fascicolava. Vuoi giocare? Sei quello a destra. Dacci dentro.

È più facile da vedere che da spiegare. Continua a leggere

29 novembre 2010

L’arte dello stacchetto

Quello dei bumper, i brevi filmati utilizzati per illustrare i palinsesti dei canali tv e per introdurre le trasmissioni, i telegiornali e le pubblicità, è un mondo immenso e affascinante che raramente viene preso in considerazione dai blog di grafica. Per gli appassionati di motion graphic c’è tanta bella roba in circolazione: farsi un giretto in Sky è limitativo perchè molti dei lavori migliori in cui mi sono imbattuto riguardano le immagini coordinate di emittenti straniere come BBC (sempre lei), Syfy e Channel Four.

Se ancora non vi fosse chiaro a cosa mi sto riferendo, qui sotto potete vedere uno dei miei stacchetti preferiti: girava su NatGeo Channel l’anno scorso.

Se vi siete incuriositi vi consiglio di fare un salto su quelli che secondo me sono i due migliori blog in circolazione dedicati alle identità dei canali televisivi: Idents, in attività dal 2005, e Art & Business of Motion, nome poco accattivante per un blog stracolmo di contenuti interessanti e aggiornatissimo.

Regalino — Un/a certo/a “cacciaanto86″ sul suo canale Youtube ha raccolto in ordine cronologico tutti i bumper di Rai (dal 1957) e Mediaset (dal 1980). Avevo rimosso dalla memoria certi abissi raggiunti negli anni Novanta dalla Rai, e mai una sommossa popolare, non riesco a crederci. Dopo il salto le prime parti e i link alle successive. Continua a leggere

Trenta Secondi

Digital nostalgia: la fotografia iPhone a un solo bit

Dopo che qualcuno si è divertito a ridisegnare l’interfaccia dell’iPhone come sarebbe stata a fine anni ’80, qualcun altro ha sviluppato un’app che scatta fotografie a un solo bit. Sì, come faceva il Game Boy.

Questo divertente giochino è in vendita per i soliti 0,79 centesimi sull’AppStore.

16 ottobre 2009

Thomas Demand

Thomas DemandQuella che vedete sopra non è una fotografia della stanza ovale della Casa Bianca, è un’opera di Thomas Demand, uno scultore e fotografo tedesco che si dedica alla ricostruzione in carta e cartone di ambienti tridimensionali. L’immagine è tratta da una serie realizzata — ancora una volta — per il New York Times in occasione di un articolo dedicato alla vittoria di Barack Obama. Continua a leggere

19 gennaio 2012

Mandala, la sinfonia del sistema solare


La maggior parte di noi si ferma al miliardo. Alcuni forse conoscono il bilione e il biliardo. Certamente i fan di Zio Paperone si sono interrogati sull’entità del fantastiliardo contenuto nel suo deposito. Solo chi si occupa di scienza, invece, può conoscere il settendecilione (1056): 532,25 settendecilioni di anni è la durata della più lunga composizione mai creata dall’uomo. Continua a leggere

10 giugno 2011

Andiamo ad ascoltare i codici a barre al supermarket

L’interaction designer olandese Leo van der Veen si è accorto che il codice a barre, quello a righe bianche e nere stampato praticamente su ogni bene di consumo prodotto dagli anni ’70 in poi, può essere convertito in una partitura musicale: i numeri diventano note, gli spazi bianchi pause tra una nota e l’altra.

Questa è l’idea di Barcodas, un’applicazione per iPhone da 99 centesimi che genera melodie a partire proprio dal codice a barre. Basta fare una foto e l’applicazione, dopo aver identificato il codice, lo interpreterà come una sequenza di note musicali. La melodia generata, breve e ripetitiva, è ben lontana dall’essere seducente, per questo in Barcodas c’è la possibilità di alterare scale e tempo fino a raggiungere un risultato che si meriti di essere condiviso su Facebook, altra funzionalità dell’applicazione.

Alla base del progetto c’è un’intuizione semplice: partire da un’informazione codificata secondo uno standard diffuso (il codice a barre) e interpretarla con un nuovo set di regole quasi del tutto arbitrario (numeri uguali a note, spazi uguale a pause). Al di là di Barcodas, che è un gioco divertente realizzato bene (“imagine walking into a supermarket filled with thousands of tunes to discover”), con tutti i codici che ci sono là fuori gli esperimenti possibili sono infiniti. Approfondirò, intanto vado ad ascoltarmi qualche codice a barre.

2 maggio 2012

Sotto il camice niente: tatuaggi di scienziati

L’immagine pubblica dello scienziato come personaggio goffo e schivo forse non è del tutto priva di fondamento. Ma ciò che si nasconde sotto camici e maglioni rivela un panorama inaspettato. Carl Zimmer, un divulgatore scientifico statunitense, ha documentato nel corso degli ultimi anni alcuni dei tatuaggi con cui scienziati di varie discipline e appassionati di scienza manifestano la propria passione per ambiti di ricerca che vanno dalla matematica alla linguistica, passando per fisica e biologia. Continua a leggere

29 giugno 2009

Mulatu Astatke

Mulato AstatkeSe avete visto Broken Flowers vi ricorderete sicuramente della compilation personalizzata che Don Johnston/Bill Murray riceve in regalo da Winston/Jeffrey Wright, il simpatico vicino di casa di origini etiopi, per accompagnarlo nel suo viaggio. Il personaggio di Winston è stato creato dal regista Jim Jarmush appositamente per far conoscere al grande pubblico la musica di Mulatu Astatke (o Astatqé) di cui era un grande fan.

Astatke è il re dell’Ethio Jazz, un genere musicale inventato da lui negli anni Sessanta che fonde l’esperienza Jazz ai suoni della sua terra di nascita: il prodotto di questo incontro è una musica ricca di fascino, fortemente influenzata dai ritmi e dalle strumentazioni tradizionali africane. Astatke, classe 1943, è stato il primo studente africano a frequentare il prestigioso Berklee College Of Music di Boston ed è stato uno dei maggiori protagonisti della cosiddetta Swinging Addis quando, negli anni Settanta, le influenze jazz e funk provenienti dall’America rivoluzionarono il panorama musicale della capitale etiope, ma è rimasto sconosciuto ai più fino all’uscita del film di Jarmush.

Vi lascio a un brano tratto dalla colonna sonora di Broken Flowers (il video è un fan-made, credo. In tal caso: i miei complimenti al fan).

Da pochissimo è uscito Inspiration Information 3, un nuovo album in collaborazione con gli Heliocentrics del batterista Malcolm Catto: vi consiglio di dargli un ascolto, poi fatemi sapere.

25 settembre 2009

Letters of note

Letters of noteCorrispondenza personale che merita un’audience più ampia. Questa potrebbe essere una traduzione del titolo con cui si presenta il progetto di Shaun Usher, una raccolta di vecchie lettere scritte a mano o battute a macchina. I documenti sono autentici e appartengono alla corrispondenza tra personalità importanti e persone comuni.

Leggendo vi renderete conto che questo archivio, proponendo testimonianze storiche di fatti realmente accaduti, offre spunti di riflessione su importanti mutamenti sociali e va ben oltre la semplice curiosità. Il sito contiene molto materiale ed è tutto inglese, ma ho selezionato per voi un paio di casi particolarmente interessanti e semplici da tradurre:

1. Una lettera (con risposta) scritta alla marina militare americana da un padre preoccupato per la sorte dei suoi cinque figli in guerra (1942).

2. La richiesta di assunzione di una ragazza rifiutata dalla Walt Disney perché il regolamento non ammetteva la presenza di donne nei ruoli creativi (1938).

3. Una risposta ironica di Kennedy alle note di Leonard Lyons, giornalista del New York Post (1961).

4. Lo scambio tra il giocatore di baseball afro-americano Jackie Robinson e il presidente Eisenhower (1958).

Le lettere sono sempre anticipate da una breve prefazione di cui consiglio sempre la lettura perché aiutano a comprendere con maggior chiarezza il contesto e le motivazioni che hanno spinto gli autori a scriverle. Dopo le lettere, invece, troverete la trascrizione dei documenti in inglese, necessaria soprattutto nelle lettere scritte a mano.

30 novembre 2010

Hendrix suona i Beatles, Dalì gioca un quiz tv, Borges parla d’arte, Picasso dipinge sul vetro, e altre 42 cose belle così

Noi ve lo abbiamo detto di leggere Open Culture, ma poi chiaro, se non avete voglia o tempo di farlo ci pensiamo noi a segnalarvi che fanno di buono. Dopo aver raccolto più di duecento film gratis online, hanno pensato bene di mettere in ordine tutti i vecchi video e audio di gente famosa, brava e morta che avevano pubblicato in passato. Una lista di 46 contributi unici e fantastici, tra cui è davvero impossibile non troviate nemmeno qualcosa di vostro interesse.

Qualche esempio: Jimi Hendrix che suona Sgt. Pepper and the Lonely Hearts Club Band, una delle ultime interviste di Orson Wells, James Dean e Ronald Reagan che recitano insieme, Salvador Dalì, Alfred Hitchcock e Groucho Marx al quiz show televisivo What’s my line, e poi Friedrich Nietzsche, Samuel Beckett, Django Reinhardt, Jack Kerouac, Anne Frank, James Joyce, e così via. Ci si possono perdere ore. Dopo il continua a leggere, per dire, trovate tre dei miei preferiti: Picasso che dipinge su un vetro, un giovanissimo Glenn Gould che suona Bach con dei gabbiani che si rincorrono fuori dalla casa e Jorge Borges che spiega qual è, secondo lui, il compito dell’arte. Continua a leggere

19 luglio 2011

L’ultimo frame

The Final Image è un blog che raccoglie i frame finali di film perlopiù famosi. Ne ho selezionati alcuni, li trovate dopo il salto, ovviamente senza il titolo. Se vi arrendete fate clic sull’immagine. Continua a leggere


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