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21 agosto 2009

#22 · The pool parties

Pool partiesDa lontano spesso si pensa il contrario, ma l’estate è uno dei periodi migliori per venire a New York. Più o meno ogni giorno la città organizza qualche genere di evento — quasi sempre gratuito —, come spettacoli teatrali a Central Park, proiezioni sotto il ponte di Brooklyn o al Bryant Park, e feste. Quelle a cui sono più affezionato sono le Jelly Pool Parties, nate per riempire ogni domenica pomeriggio, appunto gratis, la più grande piscina inutilizzata del Nord America, nel McCarren Park. Quest’anno hanno spostato l’evento non lontano da lì, sulla riva est dell’Hudson, tre isolati da casa mia. Centinaia di ragazzi che si dividono tra uno spazio analcolico davanti al palco, uno spazio 21+ per chi beve, un prato, e ai lati un campo da basket e uno da dodgeball. Continua a leggere

20 agosto 2009

#21 · Christian Rocca

christian-rocca1Christian Rocca vive a New York come corrispondente americano de Il Foglio ed è, per me, la più utile e interessante voce giornalistica italiana che abbiamo negli Stati Uniti. Il suo blog, Camillo, è uno dei più celebri della rete e mi scuso quindi con chi ne sia già a conoscenza, ma dopo un mese di quotidiani e settimanali americani in cui ho ritrovato quel vago malumore di cui avevo letto quasi esclusivamente sul suo blog ho sentito la voglia di dedicargli, per giustezza, uno spazio all’interno di questa rubrica. Continua a leggere

19 agosto 2009

#20 · How you doin’?

how-you-doingHow you doin’? è la regina delle domande retoriche che possono metterti in confusione appena arrivato negli Stati Uniti, e non sono l’unico a pensarla così. L’espressione è più distaccata e disinteressata di un italiano come va? — che invece trova come suoi corrispondenti i due What’s up? e What’s going on? — e questo la porta a essere pronunciata soprattutto da persone a te sconosciute e, qui è il bello, in momenti in cui anche una piccola convenzione senza risposta come questa risulta fuori luogo. O, meglio, risulta fuori luogo se continuate a prenderla come un come va? e non vi rassegnate all’idea che, davvero, sorridere in silenzio o ricambiare con un altro identico How you doin’? sono tra le risposte migliori che possiate dare. Continua a leggere

18 agosto 2009

#19 · Bahamas/cose vive

bahamas-cose-vive“La cosa che mi è piaciuta di più è che ci avete seguito ovunque senza mai chiederci niente. Vi siete fidati di noi, sempre.” Non è che avesse proprio proprio ragione — un paio di volte io e Noelie e Adele ci siamo scambiati occhiate preoccupate nei sedili posteriori dell’auto — ma questa frase di Kelsey, pronunciata l’ultima notte prima di partire con un sorriso diverso dai suoi soliti sorrisi (e soprattutto non quello che ha nella foto), mi ha comunque scosso parecchio. Insieme all’essere letteralmente avvolto da un banco di centinaia di pesci striati gialli e blu, la sua esternazione è sicuramente uno dei momenti di questo viaggio che mi terrò in tasca. Continua a leggere

17 agosto 2009

#18 · Bahamas/cose non vive

bahamascose-senzanimaLe case di Freeport — isola di Grand Bahama, arcipelago di Bahamas — non hanno più voglia di essere belle. Gli uragani fanno spesso cucù e loro sono ormai stanche di questi scherzetti, chiedono solo di essere semplici, basse, solide o ricostruibili in fretta; lontane una dall’altra come se aspettassero senza disturbarsi. Sono fredde. Non esistono. Come, d’altro canto, non esiste quasi nulla da fare in questa città, non un ristorante decente, non un autobus dopo le sei di sera, non un intrattenimento notturno degno di questo nome — a meno che non spingiate il vostro amor proprio al suicidio entrando nel casinò/discoteca della città che puzza di moquette, Continua a leggere

11 agosto 2009

#17 · Adele e Noelie

adele-e-noelieAdele e Noelie si sono incontrate sul lavoro tre mesi fa, per una giornata, e si sono trovate bene. Una settimana dopo essersi conosciute si sono viste di nuovo e una ha detto all’altra mi piacerebbe andare a New York quest’estate. L’altra ha risposto anche a me, andiamoci, e hanno prenotato il volo. Sono atterrate il 17 luglio con la pioggia, e senza conoscere l’indirizzo esatto dell’appartamento verso cui erano dirette si sono fermate al primo accesso internet che hanno trovato — il Jazz on the Park Hostel. Fuori dall’ostello c’era un certo tipo, anche lui arrivato a NY da un’oretta come loro, che fumava una sigaretta sotto una tettoia che non riparava proprio per niente dalla pioggia dato che continuavo a bagnarmi comunque, dato che ovviamente un certo tipo sono io. C’è pure  scritto nel titolo della rubrica. Continua a leggere


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