Articoli principali

25 luglio 2012

Premi invio per eseguire la recensione

Robin Sloan è uno scrittore e, dice lui media inventor, di San Francisco. Quest’estate, per tutta l’estate, ogni settimana mette online una video-recensione di un libro che gli piace pubblicato «tra 5 e 500 anni fa, ma che non sia super-conosciuto». Il terzo video, appena uscito, è piuttosto strano e sorprendente. È una recensione di Close To The Machine: Technophilia and Its Discontents, autobiografia della programmatrice Ellen Ullman, ma si può leggere solamente scrivendo qualche riga in Javascript. Continua a leggere

2 luglio 2012

Libri che appaiono, libri che scompaiono

Mentre al Festival della Pubblicità di Cannes 2012 l’agenzia tedesca Serviceplan porta a casa il premio per il Miglior design con un report annuale le cui pagine appaiono solo quando sono esposte alla luce del sole, in Argentina fanno — più o meno — il contrario.

L’editore indipendente Eterna Cadencia ha pubblicato un libro stampato con un inchiostro speciale che dopo due mesi di contatto con l’aria semplicemente sparisce. Il libro si chiama El libro que no puede esperar (Il libro che non può aspettare) ed è un’antologia di nuovi autori sudamericani. Anche loro, dicono quelli di Eterna Cadencia, come il libro non possono aspettare di essere letti e di essere scoperti tra anni e anni. Serve che trovino subito dei lettori. E un libro che sparisce è un buon modo per attirare l’attenzione su di loro.

8 giugno 2012

Il dizionario secondo Google

Ben West e Felix Heyes hanno realizzato un dizionario illustrato che contiene la prima immagine trovata su Google per ognuna delle 21.000 voci presenti nel vocabolario inglese. Il risultato è un libro di 1240 pagine pieno di fotografie terribili, “soprattutto immagini rivoltanti di medicina, porno, razzismo e brutti disegni” Continua a leggere

30 maggio 2012

Come vengono scelte le copertine del New Yorker?

È in vendita già da un paio di mesi il libro di Françoise Mouly, dal 1993 art director del New Yorker nonchè moglie di Art Spiegelman, l’autore di Maus. Si intitola Blown Covers ed è una raccolta di illustrazioni e schizzi che non sono mai diventati copertine, ma che sono rimasti attaccati alle pareti dell’ufficio della Mouly. In pratica è il racconto a puntate di come, dietro le quinte, si fanno le copertine più oltraggiose d’America.

Come spiega lei stessa in questa bella intervista completa di immagini, le buone illustrazioni scartate per problemi di tempistica sono innumerevoli, ma altrettanti sono gli schizzi di cattivo gusto che le sono arrivati sulla scrivania. In genere, comunque, la Mouly incoraggia i propri illustratori — tra gli altri Barry Blitt, Christoph Niemann, Ana Juan, Robert Crumb e lo stesso Spiegelman— alla scorrettezza estrema. Continua a leggere

11 aprile 2012

Il libro sulla creazione di Flipboard per iPhone, quello in sole due copie

Craig Mod è un designer e uno scrittore. Dall’ottobre 2010 fino al Novembre 2011 ha lavorato alla versione per iPhone di Flipboard, una rivista digitale che pesca contenuti da internet e li impagina molto molto bene.
Dopo un anno si è chiesto: cosa rimane di tutto il lavoro fatto per realizzare questa applicazione? Cosa rimane del lavoro fatto in digitale? O, per dirla come dice lui, dove sono i confini delle nostre narrazioni digitali? Continua a leggere

4 aprile 2012

Davide Enia racconta il suo libro: Così in terra

La sua biografia dice praticamente tutto.
Inizia così:

Davide Enia nasce a Palermo il 2 aprile 1974. Passa l’infanzia a giocare a calcio in mezzo alla strada.

E finisce così:

Nel 2012 pubblica il suo primo romanzo, «Così in terra» (Dalai), che viene venduto in 18 paesi prima dell’uscita in Italia. Vive e cucina a Palermo.

Nel mezzo, Davide Enia fa l’attore, il regista, scrive radiodrammi e vince parecchi premi letterari e teatrali.

La prima volta che l’ho visto è stata al Salone del Libro di Torino, due anni fa: metteva in scena Italia-Brasile 3 a 2, una sua pièce teatrale del 2002 pubblicata da Sellerio. Durante lo spettacolo mi aveva colpito la straordinaria capacità che aveva di narrare: raccontava, sì, ma soprattutto “diceva il testo”, nel senso di dicere che vuol dire indicare, mostrare. Quando ho letto Così in terra, la sensazione complessiva è stata la stessa; in più avevo moltissime domande in testa, sui personaggi soprattutto, ne avevo messe giù una ventina, poi selezionando sono arrivata a dieci, che però si sono frazionate e mischiate, una volta al telefono con lui. Continua a leggere


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