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16 luglio 2010

Tre documentari su David Lynch di cui quasi nessuno ha sentito parlare

Parrebbe che nel 2007 sia stato proiettato a Cannes un film inedito sul dietro le quinte di Inland Empire, l’ultimo capolavoro firmato David Lynch. Il lungometraggio dal titolo Lynch, o più precisamente Lynch (One), è a cura di un certo Jon Nguyen, spalla del regista anche nel più recente Interview Project.

Se di Lynch (One) qualcosa sul web si può scoprire (un sito ufficiale, il trailer, una pagina sull’Internet Movie Database e si può anche comprare su Amazon), pochissimo si sa di Lynch (Two). Anzi, non si sa proprio nulla oltre questo trailer.

Lynch (Three), infine, è il terzo ed ultimo capitolo del documentario. Scopro oggi sul twitter dello stesso David Lynch che è in corso un processo di crowdfunding per il finanziamento del progetto: acquistando una t-shirt o una stampa da questo sito potrete contribuire al completamento della trilogia e magari alla distribuzione di un cofanetto con i tre dvd.

14 luglio 2010

Usare il movimento delle cose per generare un carattere tipografico

Ormai è un trend affermato quello di applicare sensori alle cose più strane, registrarne il movimento e usare le informazioni per tracciare un disegno (o una scultura). Un settore specifico di applicazione è il disegno dei caratteri tipografici: dopo quello derivato dal movimento delle automobili, questa è la volta di BalletFont, un carattere tracciato con i passi di danza di due ballerini.

Anche in questo caso, inevitabilmente, il processo è più interessante del risultato.

8 luglio 2010

Duke and Joe

Prendete Pippa Brooks, una mamma londinese super cool, che fa la dj, i vestiti ed è stata coniglietta di Playboy. Prendete suo marito, Nathaniel Lee Jones, proprietario di M. Goldstein, uno dei negozi di antiquariato, oggettistica, cose a caso, più conosciuti nell’east London.

Bene, presi? Uniti? Cosa poteva venire fuori se non due bambini meravigliosi e stilosissimi come Duke e Joe? Sono gemelli, e hanno solo otto anni, per cui non vi racconterò cosa di grande fanno nella vita, a parte vestirsi da sé, ma mi limiterò a lasciarvi una serie di immagini in cui sono ritratti che, ne sono convinta, non lasceranno indifferente nessuno.

E poi vi linko un’intervista ai due bambini, che già il concetto basterebbe a renderla divertente, ma questa vi fa realmente capire chi abbiamo davanti. Ah, è fatta da Vice.

Io questo giovedì lo dedico a voi due che state leggendo, perché non potevo non pensarvi, e  perché son convinta che Duke e Joe tra non molto avranno una concorrenza tutta italiana.

Dopo il salto vi divertirete, fidatevi. Continua a leggere

7 luglio 2010

The Creators Project

http://www.youtube.com/watch?v=h54tTXQ68Gk

Nato quest’estate da un’imprevedibile partnership fra il colosso informatico Intel e la divisione video di Vice, The Creators Project è un’avventura dedicata alla scoperta e alla celebrazione della creatività attraverso i media digitali e le tecnologie contemporanee in ogni parte del mondo, nelle arti visive e nel design, nella performance, nel cinema come nella musica. A metà tra un canale video online, gigantesco contenitore di interviste, trailer e montaggi inediti, e una fondazione promotrice di una serie di eventi e incontri che avranno luogo durante l’anno in tutto il mondo.

28 giugno 2010

The Voice Project

Nel Nord Uganda si sta consumando dal 1986 il conflitto africano più lungo di sempre. I guerriglieri dell’Esercito di Resistenza del Signore (LRA), capeggiati dal fondamentalista cristiano Joseph Kony, stanno combattendo contro l’esercito governativo per rivendicare, a loro dire, maggiori diritti per le popolazioni della zona. La realtà dei fatti è molto diversa: i ribelli compiono sanguinose scorribande nei villaggi bruciando case, massacrando civili (finora 20 mila) e sequestrando bambini (25 mila), che vengono obbligati a diventare soldati e ad uccidere amici e famigliari.

Negli ultimi tempi, e in particolare dopo l’interruzione del flusso di rifornimenti dal sud del Sudan, l’esercito di Kony si è fortemente indebolito e molti dei bambini rapiti sono riusciti a fuggire. Una parte di essi però non fa ritorno a casa: si nascondono nel bush per paura di essere puniti e per la vergogna per le atrocità che sono stati costretti a commettere. Continua a leggere

24 giugno 2010

Perché scrivere a mano con il computer?

Pilot ha deciso di promuovere la sua immagine nel web con un servizio relativamente utile realizzato molto bene. Nel sito Pilot Handwriting potrete generare un font partendo dalla vostra grafia e utilizzarlo per inviare e-mail o messaggi facebook “scritti a mano”.

Al di là di obiettivi e risultati (resta una provocazione pubblicitaria), l’aspetto più interessante è il processo: per realizzare il proprio font servono solo una stampante e una webcam, da utilizzare secondo le istruzioni step by step del sito. Non l’ho provato, ma il video sembra mantenere le promesse.


Materiale fotografico e immagini, salvo dove diversamente indicato, è da intendersi di proprietà degli autori citati.
Progetto grafico e sviluppo a cura di Guido Tamino. Un grazie a WP.


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