Articoli principali

2 luglio 2012

Design with a view, gli studenti della Central Saint Martins di Londra vanno a Fiesole

Il prossimo weekend si terrà un evento abbastanza insolito: gli studenti del corso di comunicazione della prestigiosa Central Saint Martins di Londra si trasferiranno nella piccola pensione Bencistà affacciata sulle colline toscane di Fiesole per confrontarsi con il pubblico italiano in un ciclo di workshop e conferenze. Si parlerà di tipografia, progettazione degli spazi pubblici, editoria, wayfinding e social media. Gli studenti saranno affiancati da un gruppo di professionisti italiani e stranieri che discuteranno queste tematiche progettuali in vista del ruolo sempre più rilevante di internet, della tecnologia e della cultura digitale. Continua a leggere

21 giugno 2012

Cyberpunk ecologico: una struttura a misura d’uomo e di sole

Il fototropismo è un fenomeno naturale al quale assistiamo quotidianamente, anche quando non lo stiamo osservando: consiste nel moto di alcune piante in risposta ad uno stimolo luminoso, per lo più quello solare, che ne indirizza la crescita e lo sviluppo. Qualcosa di paragonabile al fototropismo – un evento più intuitivo a cogliersi, benché differente – è l’eliotropismo, cioè  la caratteristica risposta meccanica dei girasoli allo spostamento della luce solare nel corso del giorno. Esistono in natura altri tipi di comportamento simile (fototassia, fotonastia), ciascuno con le sue particolarità, tutti collegati da un comune elemento: la luce del sole. Continua a leggere

31 maggio 2012

Un’applicazione per quando gli smiley non bastano più

Marco Triverio è un ragazzo italiano che ha passato tutto lo scorso anno a Copenhagen per un master al CIID, il Copenhagen Institute of Interaction Design. Per il suo progetto di tesi si è inventato Feel Me, un’applicazione per le comunicazioni istantanee un po’ strana. Lontana anni luce da Facebook, Whatsapp e da qualsiasi cosa altra cosa a dire la verità. Continua a leggere

10 maggio 2012

La prima icona di Photoshop era un negozio di fotografie

Photoshop, il software per la grafica e il fotoritocco, è da poco arrivato alla versione CS6, la 13ma dalla sua nascita nel 1987.
La versione 1.0, pubblicata da Adobe dopo aver comprato la licenza dai due creatori John e Thomas Knoll, uscì nel 1990 con un’icona a forma di occhio che accompagnò il programma fino alla versione 7.
Ma, appena prima, non c’era nessuna metafora a separare icona e nome del prodotto: era proprio un negozio di fotografie. Nello specifico, uno di quelli che stampano le foto in un’ora.

John Koll, creatore dell’icona, in un commento sul blog Cocoia, scrive:

Che vi piaccia o no, è molto più rappresentativa di un “photo shop” rispetto all’icona con l’occhio che Adobe scelse alla fine.
C’erano delle altre icone che andavano insieme a quella: un’icona dei documenti che sembrava un rullino e un’icona per i plugin. [le trovate qui]

Via Cocoia. E, sì, il post originale è del 2008, ma l’icona è così bella che abbiamo voluto ripescarla e rimetterla in giro.

4 maggio 2012

Quello che vedono gli altri nelle vostre fotografie

Matt Richardson ha creato una macchina fotografica istantanea che al posto di stampare immagini stampa una descrizione testuale di quello che avete fotografato. Si chiama Descriptive Camera e per funzionare si appoggia a Mechanical Turk, un progetto di Amazon che permette di distribuire un compito semplice su un vasto network di persone. L’immagine scattata sarà spedita agli utenti del servizio che si occuperanno di farne una descrizione in cambio di un piccolo pagamento. Una volta completato il compito, il testo ritornerà alla macchina fotografica dove sarà stampato. Continua a leggere

11 aprile 2012

Il libro sulla creazione di Flipboard per iPhone, quello in sole due copie

Craig Mod è un designer e uno scrittore. Dall’ottobre 2010 fino al Novembre 2011 ha lavorato alla versione per iPhone di Flipboard, una rivista digitale che pesca contenuti da internet e li impagina molto molto bene.
Dopo un anno si è chiesto: cosa rimane di tutto il lavoro fatto per realizzare questa applicazione? Cosa rimane del lavoro fatto in digitale? O, per dirla come dice lui, dove sono i confini delle nostre narrazioni digitali? Continua a leggere


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