Articoli principali

18 settembre 2009

Peter Vogel

Peter VogelLa zona di Saint Germain a Parigi è nota per le numerose gallerie d’arte che trattano principalmente Art Primitif, ma posso garantirvi che troverete sempre almeno una mostra imperdibile di arte contemporanea. Questa volta ho incontrato le opere di Peter Vogel, un fisico tedesco generazione 1937 che dalla fine degli anni ’70 si muove nell’intersezione tra tecnologia e arte proponendo, la prima volta in una personale inaugurata nel 2006 a New York, le sue “circuit sculptures”. Continua a leggere

18 agosto 2009

The Animated Life

Come sempre il New York Times offre spunti utili per le nostre segnalazioni. Chi naviga con frequenza (o chi ha dimestichezza con il mondo dell’arte contemporanea) avrà già sentito parlare dei lavori di Jeff Scher, filmmaker e illustratore inserito nella permanente del MoMA e del Centre Pompidou.

Nonostante sia stato prodotto un paio di anni fa, sta spopolando in questi giorni L’Eau Life, un corto ipnotico che celebra l’estate attraverso un’incredibile sequenza di acquerelli disegnati su supporti sempre diversi. In questo senso vi consiglio, dopo aver visto l’animazione, di rivederla mettendo pausa qua e là per godervi la varietà dei fotogrammi e dei materiali utilizzati (il gioco funziona bene anche con Milk of Amnesia, animato con la stessa tecnica, ma risalente a quindici anni prima).

I suoi lavori sono ospitati on-line dal New York Times dove, oltre alle animazioni ad acquerello di cui parlavo prima, troverete video e cortometraggi dal 1970 ad oggi accompagnati dalle parole dello stesso Jeff Scher. The Animated Life, buona visione (e per chi fosse di fretta anche YouTube offre una bella collezione).

11 agosto 2009

Playing the building

Playing the building è il nome di una recente installazione curata da David Byrne (noto artista poliedrico devoto in particolare alla musica). Un organo al centro di una stanza collegato fisicamente alle colonne metalliche, ai tubi e ad altri elementi strutturali di un enorme edificio vuoto. A ogni tasto è associata un’operazione meccanica: può emettere un suono simile a quello di uno strumento a fiato soffiando aria nei tubi a vista oppure attivare piccole macchine che colpendo con diversa forza le colonne producono un rumore metallico e ritmico. Continua a leggere

29 luglio 2009

Growing Up

Growing UpVi avevo già segnalato il diaro fotografico dell’amore tra Patrick Tsai e Madi Ju: My Little Dead Dick. Lui di Taiwan e lei cinese, hanno scoperto un’affinità attraverso le immagini dei loro blog. Consiglio in particolare la raccolta di fotografie del capitolo che parla del loro incontro e della prima fuga insieme.

Oggi sono venuto a conoscenza del nuovo progetto avviato da Patrick insieme al fotografo newyorkese Coley BrownGrowing Up è un blog che racconta piccoli momenti della vita di “due giovani fotografi ai due estremi del mondo”. Le loro immagini non vivono da sole, vivono come un insieme da scorrere piano piano e vivono nel confronto e contrasto tra quelle di PatPat a Tokio — Patrick Tsai — e quelle di Coley Brown a New York. Leggendo una recensione ho trovato il termine “gleeful” — gioiosa — photography e dopo averle viste devo dire che non potrebbe esserci un aggettivo migliore. Intendiamoci, se in My Little Dead Dick questa gioiosità è riscontrabile in modo esplicito, non vi aspettate solo gioiosità in senso stretto nella nuova serie. Ci sono immagini malinconiche, ma non potrete fare a meno di sorridere per lo sguardo ingenuo e curioso che si nasconde anche dietro alle fotografie più dure.

24 luglio 2009

Chris Ware

Chris Ware - Superman SuicideLa prima volta che ho visto qualcosa disegnato da Chris Ware è stato quando mi è capitato tra le mani il numero 13 di McSweeney’s. Lui ha curato l’edizione e ha disegnato la copertina (chiuso, aperto). Colpo di fulmine. Così sono andato a cercare altre cose fatte da lui, ho trovato molte tavole su Google Immagini: molti colpi di fulmine. Poi ho trovato delle sue fotografie e non poteva che essere così: Chris Ware è un tipo timido, malinconico, che sembra sorridere solo per gentilezza perché gli si sta facendo una foto. Ho scoperto che, quando The Independent on Sunday ha deciso di pubblicare alcune sue tavole, ha scritto un’introduzione in cui si scusava in anticipo per “le lettere rabbiose e gli abbonamenti cancellati” che la pubblicazione del suo lavoro avrebbe portato, consigliando che, se non gradito, il giornale può essere usato anche per impacchettare il pesce. Continua a leggere

7 luglio 2009

Green Graffiti

Anna GarforthDa un po’ di tempo circola una nuova generazione di artisti e writer mancati che ha deciso di fare “graffiti” in modo pulito, non inquinante e biodegradabile. Come potrete immaginare il punto di partenza è stato eliminare la vernice spray. Sappiamo in effetti che il writing tradizionale porti con sé danni ambientali in tutti i modi possibili: dai gas contenuti all’interno delle bombolette al costo ambientale causato dai sistemi di pulitura messi in atto dai comuni — a giudicare da quanto sono protetti gli operatori addetti alla pulizia devono essere prodotti davvero tossici. Continua a leggere


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