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4 luglio 2012

Componi e salva con nome


Evan Ziporyn è un compositore e musicista del collettivo newyorkese di musica classica contemporanea Bang on a Can. In tour in queste settimane tra Gran Bretagna e Stati Uniti, dirige i compagni musicisti, alternando clarinetto e sassofono, con uno sguardo fisso sul suo iPad. Proprio quel tablet, poggiato sul leggio, contiene alcuni degli spartiti che suonerà durante il resto della serata. Bang on a Can non è certo però il primo collettivo a introdurre un iPad all’interno delle sue esibizioni. Offrendo un supporto compatto e maneggevole, il tablet è infatti in molti casi la scelta ideale per esecutori sempre in viaggio o compositori con la mania di apportare gli ultimi ritocchi alle proprie opere solo poche ore prima di salire sul palco. Quella mostrata su uno schermo è una partitura il cui inchiostro è sempre fresco.

Il pianista e compositore Jeffrey Kahane, dal 22 al 26 dello scorso novembre, ha diretto la New York Philharmonic nella Sinfonia n. 33 di Mozart affidandosi per la prima volta, al posto delle usuali partiture stampate, a un candido iPad. Come testimoniato dalle recensioni, come quella di Allan Kozinn del New York Times, la performance di Kahane sembra aver rappresentato la legittimazione dell’uso dei tablet in seri e tradizionali contesti orchestrali.

Le nuove tecnologie si stanno tuttavia diffondendo e affermando in campo musicale prevalentemente grazie ai giovani. Anche Timothy Andres, pianista e compositore ventiseienne ora impegnato con la Los Angeles Chamber Orchestra, suona leggendo da un tablet e “voltando le pagine” con un pedale collegato attraverso una rete senza fili.
Andres confessa però di aver cominciato a usare il tablet per altre ragioni: «La lettura della musica sull’iPad è stata un’evoluzione naturale del processo di composizione. Se l’iPad fosse soltanto un lettore di spartiti, nessuno di certo lo userebbe». Ma l’uso dei tablet nel processo che va dalla composizione all’esecuzione sembra non essere il vezzo di un singolo musicista. «Da quando ho iniziato a leggere musica sull’iPad», racconta Andres, «moltissimi altri musicisti mi hanno avvicinato e chiesto consigli. I tablet stanno veramente prendendo piede, per la loro grande versatilità prima di tutto».


Timothy Andres è anche un aperto sostenitore delle edizioni musicali digitali. Il Project Schott New York ne è un esempio: una casa editrice specializzata in edizioni digitali di opere di compositori contemporanei. Il catalogo di PSNY, che include lavori dello stesso Andres, offre prevalentemente composizioni per solisti e orchestre da camera, le cui agili partiture si prestano a essere lette e annotate sullo schermo di un tablet. «L’idea iniziale che ha portato allo sviluppo delle nostre edizioni digitali», spiega Norman Ryan, vicepresidente di EAM, la casa editrice del gruppo Schott che ha lanciato PSNY, «è nata principalmente da conversazioni che ho avuto con direttori, compositori, musicisti ed ensemble, tutti in attesa che gli editori aprissero la strada a nuovi modelli editoriali in grado di rendere disponibile la migliore nuova musica in modo rapido, efficiente ed economico. Credo che PSNY si rivelerà di grande valore storico per le generazioni future: stiamo documentando la musica del nostro tempo, in tempo reale».

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