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12 giugno 2012

Il colbacco / Tagikistan

Vladimir Vojnoviĉ è uno degli scrittori russi contemporanei più apprezzati. Almeno in occidente.

È nato nel 1932 in una città chiamata Dusanbe, in Tagikistan.

Il Tagikistan non è la Russia. D’accordo. Il Tagikistan è una repubblica autonoma. Però lui, Vojnoviĉ, è stato inghiottito dal luogo comune per cui tutto ciò che esce dalle ex repubbliche socialiste è considerato russo. E io, per me, io per me non mi sento di sfatarlo, ‘sto luogo comune. Quindi questo è un post su uno scrittore tagiko che ha scritto un libro russo.

I romanzi di Vojnoviĉ sono satirici e critici nei confronti del regime sovietico. Come è facile intuire, le critiche di Vladimir verso il regime non gli portarono gloria in patria, infatti nel 1974 l’Unione degli Scrittori Sovietici lo espulse anticipando il Partito solo di pochi anni, visto che Mosca lo spedì in esilio nel 1980.

Perché, in esilio? In esilio per le sue posizioni vicine ad altri, più famosi, esuli, come Andreij Sinjavskij e Aleksandr Isaevič Solženicyn. Vladimir tornò in patria solo dopo la perestrojka.

Il colbacco (Šapka) racconta la storia di Efim Semenovič Rachlin, uno scrittore dell’epoca sovietica che scrive romanzi d’avventure, libri inoffensivi e quindi accettati dalla censura.

Efim Semenovič Rachlin è un’entusiasta. È entusiasta della sua vita coniugale, della carriera universitaria di suo figlio, delle idee che animano i suoi libri.

Efim Semenovič Rachlin è orgoglioso di sé.

Quando chiedevo a Efim Semenoviĉ Rachlin il soggetto del suo prossimo libro, egli abbassava gli occhi con modestia e sorridendo timidamente rispondeva:

- Io scrivo sempre delle persone buone.

Ma poi un giorno.

Ma poi un giorno, con l’avvicinarsi dell’inverno, l’Unione degli Scrittori Sovietici a cui Efim è iscritto da 14 anni assegna un colbacco a tutti gli iscritti. Come impone la logica sovietica, la qualità del pelo del colbacco è direttamente proporzionale all’importanza dello scrittore che ne fa richiesta. Per Efim Semenovič Rachlin c’è:

Autorizzazione concessa per copricapo di gatto domestico, pelo medio-folto.

A Efim, ‘sto pelo di gatto domestico, gli fa perdere il senno. Efim vuole un colbacco pregiato, magari di cerbiatto delle nevi. I suoi tentativi, sempre più audaci, lo portano ad affrontare il regime e a offendere i suoi rappresentati. Per la prima volta nella vita Efim si scopre coraggioso. La sua audacia, la sua temerarietà per ricevere un colbacco che dichiari il suo status di scrittore gli fanno guadagnare notorietà in occidente, da sempre affamato di storie e di scrittori che contestino il regime.

Qui dentro, ne Il colbacco, nei tentativi di Efim di farsi accettare dall’intellighenzia sovietica, qui dentro c’è molto sarcasmo. Ma soprattutto amarezza. Per il proprio paese, per la necessità di molti scrittori di allinearsi al regime e per l’abitudine dell’occidente di creare miti, in certi casi falsi, di quelli che comunemente sono chiamati dissidenti.

È un finto sovversivo, Efim, è uno scrittore vanitoso, invidioso, spesso adulatore. Ma soprattutto è uno scrittore di libri “buoni”, libri modesti che non nuociono a nessuno. E che nessuno vuole leggere.

La porta dello studio di Vasilij Stepanovič si spalancò e il padrone di casa in persona si palesò ad Efim con addosso pantaloni da football e una maglietta tutta buchi e bruciature.

- L’hai portato? Chiese sussurrando ansioso.

- L’ho portato. Disse Efim, ed estrasse dalla cartella invece del manoscritto una bottiglia di vodka da un quarto.

- Tutto qui?

- Ho anche il secondo volume, sorrise Efim e, aprendo leggermente la cartella, mostrò una seconda bottiglia.

Il colbacco racconta la nascita di un finto mito, di uno scrittore un po’ vigliacco che un giorno, proprio grazie alla sua vigliaccheria, diventa un simbolo. Nonostante i suoi libri.

Il colbacco, di Vladimir Vojnoviĉ, è edito da Einaudi (1994) e costa circa 10 carte. Le fotografie sono tratte da Red series, di Boris Mikhailov.

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