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5 giugno 2012

Chiacchierando con le web star degli anni Novanta

Inaugurata da The Awl, The Back Button è una serie di ottime interviste che il giornalista Mark Allen sta dedicando alle dimenticate web celebrity degli anni ’90, quando internet era piccolo e lento e ancora non si sapeva bene cosa farne.

Il primo ad essere intervistato è Rob Cockerham, uno dei primi web pranker. Rob è un iperattivo mattacchione di Sacramento con troppo tempo libero e altrettanti amici che lo assecondano volentieri. Gli piace inventarsi roba inutile, fare scherzi in giro per la città e immergersi in lunghi esperimenti senza senso. Nel 1997 decide che il mondo deve vedere quello che fa e si inventa Cockeyed.com, un sito in cui pubblica foto e racconti delle sue trovate. Qui, ad esempio, spiega passo passo i suoi tentativi per creare della schiuma calda volante, qui come fare delle scarpe con le molle sotto le suole e qui c’è una serie di 53 puntate dedicata a “quanto ce ne sta” (ad esempio, quanta crema bianca c’è in una confezione di Oreo). Non sorprende che sia diventato famoso.

La seconda intervista è dedicata a Rex Booth, pioniere del camming. Nel 1996 Rex lavora come insegnante presso il Center for Electronic Art di San Francisco. Per imparare a usare l’html crea un sito personale, Rexsworld.com. A un certo punto installa al suo computer di casa una webcam e la lascia accesa 24 ore al giorno, così può vedere cosa fanno i suoi gatti anche mentre è a lavoro. Rex si ispira a Jennicam, il primo sito non pornografico con personal webcam ad aver fatto grandi numeri. Col tempo anche lui comincia ad avere un buon seguito: la gente lascia il computer acceso tutto il giorno solo per avere la sua compagnia, c’è qualcuno che gli chiede di comprare una webcam per ognuno dei suoi gatti. Gattini! E siamo nel 1996.

La terza ed ultima (per ora) intervista è stata fatta a Jennifer Sharpe. Nel 1999 Jennifer lavora in un piccolo studio di web design dove impara a programmare in html. Quando viene licenziata, presa da un raptus creativo si rade i capelli a zero. Realizza però che presentarsi così ai suoi amici potrebbe essere scioccante, quindi crea Sharpeworld.com, un sito in cui pubblica una sua foto calva e spiega il motivo del gesto, corredando il tutto con link e aforismi. Sharpeworld diventa un modo per ribellarsi alla sua carriera da web designer incompresa. Quando Wired scrive un breve pezzo su di lei, Jennifer capisce che avere un sito su sè stessa non ha senso e lo trasforma in una sorta di magazine in cui condivide quello che trova durante le sue esplorazioni in rete: è nato uno dei primi aggregatori.

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