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28 giugno 2012

Apopudobalia: l’antenato greco del calcio, mai esistito

Oggi la Germania è famosa per la solida economia e il gioco vincente della sua nazionale di calcio, ma ci fu un tempo in cui i tedeschi furono famosi nel mondo soprattutto per aver inventato la moderna disciplina della filologia (definizione minima: studio della lingua, dello stile e della storia dei testi letterari). Nel 1837 la filologia classica era appena cinquantenne, e ai suoi studiosi era richiesta la conoscenza diretta di tutte le opere che potevano essere utili, anche quelle di minore importanza, anche i frammenti. In quell’anno August Friedrich Pauly ideò per primo uno strumento di studio avanzato, che potesse risparmiare il faticoso spoglio di lessici – peraltro ancora in via di formazione – rendendo agile la consultazione della cultura classica per argomenti. Nasceva la Realencyclopädie, nota anche come Pauly-Wissowa dal nome del terzo curatore (Georg Wissowa) che con la sua guida la rese lo strumento più autorevole nello studio dell’antichità greca e latina.

Parecchi volumi dopo, quando già la Pauly-Wissowa era stata conclusa e ripresa in forma ridotta, nel 1996 ebbe inizio la pubblicazione di una versione del tutto nuova, detta appunto Der Neue Pauly. Una delle voci più famose, a dispetto dell’importanza accademica di questo strumento, è però tutt’altro che seria e tratta di uno sport chiamato apopudobalìa.


Per chi non conosce il tedesco, la voce dice più o meno questo:

«Sport antico, probabilmente precursore del calcio moderno, i dettagli non sono noti. Già nel Gymnastika di Achille Tattico nel IV secolo a.C. si trovano andres apopudobalontes a Corinto. Più tardi pare che lo sport sia giunto anche a Roma: in ogni caso è elencato nell’opera pseudociceroniana De viris illustribus. Fra I e II secolo d.C. le legioni romane portano l’apopudobalia in Britannia, dove si diffonde di nuovo nel XIX secolo. Nonostante la sua popolarità, apparentemente questo sport era già considerato maledetto dalla letteratura paleocristiana (cfr. Tertulliano, De spectaculis 31 ss.): infatti, dal IV secolo nessuno pare più occuparsi di apopudobalia».

Agli occhi di un lettore inesperto (non certo il destinatario medio della Pauly-Wissowa) questa voce può sembrare coerente. Ma basta dare un’occhiata alle fonti per scoprire facilmente l’inghippo: un contributo è attribuito a un certo Pedes (latino per “piedi”); un altro contributo è di un certo Pila (latino per “palla”) e pare contenuto in una raccolta di scritti “in onore di M. Sammer”: qui basta un tifoso dell’Inter per svelare il mistero. La voce apopudobalia è infatti un elaborato scherzo di un giovane studioso tedesco, allora appena venticinquenne.

Inizialmente si pensò a una svista, un lemma piratesco sfuggito agli occhi dei curatori – non certo a Benedetto Marzullo, che nei «Quaderni Urbinati di Cultura Classica» operò un vero e proprio debunking della voce, a partire dal suo stesso nome: il fonema -poud-, che richiama la parola greca per “piede” (ποὺς), è inesistente (il genitivo è ποδὸς, come si nota nella parola podo-logo); il suffisso -balia, che richiama il verbo greco per “scagliare” (βάλλω) nei composti assume un altro grado apofonico (la vocale -o-, vd. disco-bolo). Secondo il curatore della voce inglese Wikipedia di apopudobalia, il nome di questo sport sarebbe un gioco di parole con la frase inglese “I pop the ball”, ma non esistono altre opinioni a sostegno di questa interpretazione. Achille Tattico, poi, è un autore inesistente: suona come l’astronomo Achille Tazio, ma contiene sicuramente un’allusione alla disciplina del disporre i giocatori in campo, la tattica; ad Achille Tazio, peraltro, è stato per molto tempo attribuito un saggio geometrico che coinvolge una particola figura di interesse sportivo, la sfera.

La somma e la natura degli errori fanno intendere chiaramente che apopudobalia non fosse altro che una burla, un cosiddetto easter egg, inteso come gioco allusivo rivolto al lettore ben istruito. Un’altra parola che si impara raccontando la storia dell’apopudobalia è Mountweazel, la voce inventata, il lemma fittizio incluso per scherzo all’interno di un’opera seria. Questo nome deriva da Lillian Virginia Mountweazel, fotografa inesistente che si sarebbe occupata principalmente di ritrarre cassette postali, inserita nell’edizione del 1975 della New Columbia Encyclopedia

Mischa Meier, l’autore di questo scherzo, oggi ha quarant’anni e insegna (seriamente) all’Università di Tubinga: per molti studiosi di lettere antiche resterà sempre celebre quale inventore di uno sport mai esistito.

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Ci sono 1 commenti

  1. [...] scritto una cosa su Personal Report che parla di calcio, di un altro sport antico e di filologia – vedi, [...]

    pingback dal sito Tutte palle « cratete il 10 gennaio 2013 alle 12:18

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