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18 maggio 2012

Kidult contro Marc Jacobs: come trasformare una vetrina imbrattata in una pubblicità perfetta

Kidult è un writer francese che fa tag giganti usando un estintore. A differenza di altri, per guadagnarsi popolarità e denaro, concentra i suoi interventi sulle vetrine dei grandi brand della moda. Ha distrutto a getti di vernice Hermès, Supreme, Colette, Louis Vuitton, Kenzo e molti altri. L’ultimo della lista è un monomarca di Marc Jacobs a Londra, che si è trovato pochi giorni fa la scritta ART, enorme e colante, su tutta la superficie esterna del negozio.

L’aspetto interessante è come Marc Jacobs sia riuscito a rigirare l’episodio a suo favore. Prima di cancellare la scritta ha scattato una foto alla vetrina e si è appropriato dell’operazione con un messaggio ironico su Twitter: “Art by Art Jacobs”. Internet ha fatto il resto — c’è chi ci ha creduto subito — e nel giro di poche ore la vicenda raggiunge il culmine con la messa in vendita, da parte di Marc Jacobs, di una maglietta da 689 € con sopra la fotografia.


Si potrebbe chiudere con la vittoria mediatica di Marc Jacobs ma la storia, apprendo qui, offre qualche altro spunto interessante. Qualcuno, per ironizzare ulteriormente sulla situazione, ha messo in vendita a una trentina d’euro una maglietta con stampata sopra l’immagine della maglietta prodotta da Marc Jacobs. E ha già fatto sold out.


Mentre le cose diventano sempre più complicate da tutti i punti di vista, anche il povero Kidult, sperando di monetizzare almeno in parte l’umiliazione, ha fatto una goffa mossa commerciale producendo a sua volta una t-shirt con un’immagine scattata mentre era all’opera.


In conclusione, nessuno guadagnerà nulla di importante dalla vicenda tranne Marc Jacobs che si è ritrovato una pubblicità con una copertura mediatica pazzesca in cui, tra l’altro, viene spontaneamente ritratto come furbo e vincente. Vi lascio con le ingenue parole di Kidult e un paio di video epici.

«Tutti questi negozi hanno usato la cultura dei graffiti per fare soldi, cavalando la moda senza conoscerne origini e motivazioni. Per loro l’unico punto è il denaro. Quello che faccio è dirgli “ciao”. Se a questi brand piacciono davvero i graffiti gli do quello che vogliono, che sia bello o brutto. Dobbiamo impedirgli di imporsi in una cultura che appartiene a noi»

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Ci sono 1 commenti

  1. complimenti per l'articolo, intelligente e ben scritto yo

    scritto da alessandro il 28 maggio 2012 alle 12:07

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