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3 maggio 2012

Come sopravvivere alla fine del mondo


Certo, in previsione della catastrofe planetaria ma soprattutto della sopravvivenza dell’umanità non bastano pastiglie di iodio anti-radiazioni o l’accesso a magazzini di armi abbandonate. Nel 2008 il governo norvegese, il Global Crop Diversity Trust (fondo mondiale per le diversità delle colture) e il Nordic Genetic Resource Center hanno fondato lo Svalbard Global Seed Vault, una banca mondiale che fino ad ora ha accumulato più di mezzo milione di campioni di sementi con lo scopo di preservare la diversità biologica in un ambiente sicuro: le celle frigorifere che mantengono i semi a una temperatura di -35° sono alimentati dal carbone locale e il permafrost dell’isola garantisce una temperatura massima di -3° anche in caso di guasto meccanico. Il Crop Trust ha un account flickr che, oltre ad alcune bellissime fotografie del Seed Vault di semi e di ricercatori, testimonia con un pizzico di terrorismo ideologico tutte le minacce possibili alla biodiversità, incendi, tornadi e altre catastrofi. L’isola di Spitsbergen, comunque, rimane un po’ fuori mano per chi cercasse di orientarsi con Map of the dead.


(fonte New York Times)

Ma non di sole sementi vive l’uomo e, del resto, in caso di fine del mondo probabilmente la rete sarà fra le prime cose a saltare. Perciò a giugno dell’anno scorso Brewster Kahle, fondatore e presidente di Internet Archive, il più grande archivio online di testi digitali d’accesso gratuito e già membro del consorzio internazionale per la conservazione dei contenuti online (IIPC), consapevole che il digitale non basta, specialmente in previsione di un’apocalisse, ha inaugurato un archivio fisico. Non si tratta di una biblioteca, dal momento che i volumi sono chiusi in scatole conservate in quaranta container allineati in un grande magazzino di proprietà dello stesso Kahle a nord di San Francisco. Lo scopo, conservare una copia di ogni libro mai pubblicato, è uno di quei compiti oscuri ma meritori che le biblioteche nazionali di tutto il mondo da sempre svolgono, senza copertura del New York Times. Nulla sappiamo, per ora, a proposito della tenuta dell’archivio di Kahle né degli archivi nazionali di fronte a un’invasione di zombie.

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