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3 maggio 2012

Come sopravvivere alla fine del mondo

Apocalisse (in realtà, apocalissi) è una parola greca che significa “rivelazione” e viene dall’ultimo libro del Nuovo Testamento, opera (pare) dell’apostolo ed evangelista Giovanni (I secolo d.C.). Lasciando stare il catechismo, bisogna ammettere che la fortuna del termine e di tutti i suoi derivati nell’accezione di “fine del mondo” è rilevantissima, tanto da aver nominato, anzi, creato un genere letterario (e cinematografico).

Il primo libro mai dedicato a questo tema, ben prima della Guerra dei mondi, sarebbe stato il Theologus Autodidactus, un apologo medico-filosofico in forma di racconto fantastico scritto dall’anatomologo siriano Ibn al-Nafis nella seconda metà del tredicesimo secolo. Tuttavia, come per tutti i topoi della cultura popolare, non esistono solo prodotti “alti” che derivano dal concetto di apocalisse, ma soprattutto scherzi, reality show e culture parallele.


Un’agenzia digitale messicana qualche tempo fa ha distribuito Just in case, un kit di sopravvivenza in caso di apocalisse nucleare: contiene generi di prima necessità, cibi calorici come il cioccolato e altre amenità. In rete, però, esiste un vero mondo a parte di paranoici che si preparano all’inevitabile con minuziosa cura dei particolari.

Il sito più interessante è SurvivorMall, letteralmente Drogheria del Superstite. Al suo interno potete trovare quel genere di articoli che spopolano fra i consumatori post-apocalittici: conserve di cibo che durano 30 anni, pastiglie per purificare l’acqua, pillole anti-radiazioni. Un altro frutto improprio e molto divertente della letteratura apocalittica è l’applicazione web Map of the dead, che trasforma la Google map dei propri dintorni in una cartina di necessarie nel caso – probabile – di invasione di zombie. Le mappe italiane non sono ancora molto precise: mancano, ad esempio, i negozi di armi da fuoco o le ferramenta, dove si possono trovare strumenti per difendersi e per riparare macchinari, o i centri commerciali, dove i creatori dell’app consigliano di barricarsi. Di seguito, una cartina di Milano (quasi) a prova di zombie.


Prepararsi all’apocalisse, quindi, richiede quantomeno due requisiti: la capacità di organizzare le risorse vitali in poco spazio perché siano sempre trasportabili (ci permettiamo di suggerire i consigli di Paolo De Guidi, viaggiatore provetto) e il possesso di un qualche tipo di rifugio, dove contenere le scorte in attesa di una rinascita della civiltà. Per quest’ultimo scopo, a meno che non siate nati nella famiglia paranoica del film Blast from the past, un sito molto interessante è SurvivalRing, che nella pagina dedicata ai rifugi presenta alcuni opuscoli del governo americano sulla preparazione al fallout o alla catastrofe naturale attraverso la costruzione di tane più o meno raffinate.

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