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26 marzo 2012

Come fare una nuvola e un’opera d’arte


Applicare la scienza alla creazione artistica può generare esiti di ardimento cervellotico, ma è anche vero che i fenomeni naturali sono capaci di catturare il senso estetico anche dell’occhio più innocente.

Nimbus II (qui sopra) è un’opera dell’artista olandese Berndnaut Smilde e ha fatto il giro della rete la scorsa settimana perché – letteralmente – meravigliosa. Non siamo più abituati a meravigliarci di un’immagine come questa, perché Photoshop ha, sostanzialmente, trasformato il surrealismo in linguaggio quotidiano. Eppure la nuvola sospesa in mezzo a quella stanza, semplicemente perché non è frutto di un’elaborazione digitale, riesce a conquistare la nostra attenzione di scettici del fotoritocco.

La tecnica con cui Smilde ha prodotto questo risultato effimero (Nimbus II non dura, infatti, che pochi istanti catturati in fotografia) non è stata divulgata, come è giusto per un qualsiasi creativo che protegga i propri segreti. È stato lasciato intendere solo che il procedimento ha coinvolto una macchina del fumo e la creazione di un particolare microclima.


Le leggi che regolano la formazione delle nubi (quelle vere) hanno nomi complicati, ma cerchiamo di riassumere: l’acqua degli oceani viene scaldata dalla luce del sole fino a trasformarsi in emissione gassosa. L’aria umida e calda è più leggera del fluido circostante (l’aria non riscaldata) e quindi si eleva per il principio di Archimede. Più le particelle salgono più si espandono e raffreddano per la diminuzione di pressione. E, a un certo punto, precipitano. Riacquistando però temperatura e pressione a sufficienza per rielevarsi e risultare così, apparentemente, sospese in aria. Ecco come nascono le nubi: come si producano nuvole in una stanza, appunto, rimane un piccolo mistero.

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Ci sono 1 commenti

  1. [...] che ne hanno scritto un po’ tutti, ci ho provato anche io. Su Personal Report ieri ho parlato della nuvola in una stanza di quell’artista olandese con [...]

    pingback dal sito “Ride, Pucci, ride e ha preso trè” « cratete il 27 marzo 2012 alle 09:27

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