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29 febbraio 2012

Recensione di una recensione di un videogioco

J. Nicholas Geist lo scorso aprile ha scritto per il magazine online Killscreen una recensione di Infinity Blade, videogioco per iPhone e iPad. È il gioco che ha incassato più soldi in meno tempo nella storia degli oggetti di Apple. Ma il gioco non è interessante, è la recensione che è interessante. Per capire perché, però, bisogna conoscere la trama.

Infinity Blade racconta di dinastie, di famiglie, di padri e di figli. Nell’introduzione un guerriero sfida a duello l’immortale God King. E perde.
Il figlio, il giocatore, vent’anni dopo, torna al castello con la spada e l’armatura del padre per sfidare di nuovo il God King. Sconfigge nemici sempre più forti, fino a trovarselo di fronte. Lo combatte e… perde anche lui.
Allora il figlio del figlio del guerriero dell’introduzione va al castello per vendicare padre e nonno. Sì, muore anche lui. Il gioco va avanti così finché, a un certo punto, una generazione non è abbastanza forte da sconfiggere il God King.

Nicholas scrive che:

Infinity Blade è un gioco sulla ripetizione, sul camminare strade già percorse, sui piccoli cambiamenti che affiorano nel ripetere le stesse azioni infinite volte.

E anche la recensione lavora su questo concetto. In fondo all’articolo c’è un bottone, dice: Inizia la seconda generazione. Al clic, grazie a una magia di programmazione, la recensione inizia a riscriversi. Cambia forma, presenta delle piccole (ma sostanziali) modifiche al testo. Alla fine, di nuovo, in fondo appare un bottone che dice: Inizia la terza generazione. Al clic la recensione si riscrive ancora. E avanti così fino alla quinta generazione. È più facile da vedere (e da provare) che da spiegare.

Sembra che ogni volta Nicholas giochi il gioco ancora e di nuovo, lo capisca un po’ meglio, lo apprezzi di più. Forse trovandoci persino delle valenze simboliche profonde che non c’entrano niente con un videogioco di combattimenti per iPad. Ad esempio, nella quarta versione della recensione, scrive:

Infinty Blade è un gioco sulla cicilcità. Sulla nascita. Sulla morte. Sulla fede. Sulla politica. Sul pregiudizio. Sull’alcolismo. Sull’abuso. Sul momento in cui realizziamo che siamo diventati i nostri genitori.

È una recensione, nel suo piccolo, incredibile. Racconta non solo attraverso le parole ma anche attraverso la forma. Usa le possibilità di internet e dei computer per rendere più chiaro, e interessante, quello che ha da dire. E si stacca, per una volta, dall’aspetto automatizzato di blog, riviste e giornali online, dove ogni testo è impaginato e presentato sempre nello stesso modo. È qualcos’altro. E ne vorrei vedere di più di cose del genere.

Nicholas ha messo online una piccola guida in cui spiega come ha fatto. È tutta questione di html, css, javascript, scrittura calibrata e di trovare una rivista abbastanza pazza da permetterti di farlo.

Alla fine, comunque, il gioco prende 63 su 100. La recensione di J. Nicholas Geist, invece, per me è un 100 su 100.

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Ci sono 2 commenti

  1. non c'è più nulla!!! oh no!

    scritto da esnho il 24 ottobre 2012 alle 02:33

  2. Se parli della guida nell'ultimo link, il tizio ha cambiato indirizzo al suo blog. Ora la trovi qui: http://geekabouttown.com/posts/getting-started-with-jquery-html-and-css-or-an-infinity-blade-review-how-to

    scritto da Jacopo il 24 ottobre 2012 alle 18:25

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