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1 febbraio 2012

Inšallah Madona, inšallah / Bosnia


Miljenko Jergović, classe 1966, è nato a Sarajevo. Dunque è Bosniaco. Ha studiato filosofia e sociologia e a 22 anni ha pubblicato una raccolta di poesie.

Ha scritto romanzi, raccolte di poesie e racconti. Inšallah Madona, inšallah, è del 2004. Inšallah Madona, inšallah non è una raccolta di racconti, non è un romanzo, non è un saggio, non è un’antologia e nemmeno una raccolta di poesie.

E quindi? E quindi è una sorta di poema che ha origine intorno alla tradizione popolare bosniaca delle sevdalinke. Le sevdalinke sono canzoni popolari cantate dai klape, che sono antichi gruppi canori dalmati.

Le sevdalinke di Inšallah Madona, inšallah sono 19. Qui, in questi 19 poemi, troverai eventi storici come la battaglia di Lepanto, matrimoni zingari dei primi del ‘900, il turismo di guerra dopo i vari genocidi balcanici, le tradizioni famigliari slave, la musica, il cinema, la poesia e parecchie risate.

Portarono una ragazza piccola, minuta e misera, le si vedeva ogni costola. I suoi capelli erano più sottili della cacarella quando ti ingozzi di anguria e l’annaffi con l’acqua fredda, ma i suoi occhi erano vivi, brillavano saltando da una meraviglia all’altra.

Le sevdalinke.

Jergović ascoltava le svedalinke in macchina tra Zagabria (dove si è trasferito nel 1994) e Spalato, traendone un gran senso di smarrimento, dice.


Hai presente quei luoghi comuni, quelle immagini e quei personaggi un po’ logori che arrivano dai Balcani? Le zingare veggenti, i violini, i criminali dal cuore d’oro e i ballerini da bettola? Ok, Inšallah Madona, inšallah contiene tutto questo ma, inaspettatamente, per la sapienza di chi lo ha scritto, tutto questo non appare logoro né scontato. Al contrario. E’ tutto assolutamente necessario. In ogni sua parte.

E poi c’è quella vita, quella musulmana, che in ex Yugoslavia è forte come un sasso che ti arriva sul naso.

Io ti ho accolto nella moschea, ho il turbante in testa, la barba lunga e il volto cadaverico. Uno pensa, questo qui sa tutto in anticipo. Anche le vecchie leggono così il futuro. Non appena entra in contatto con loro, la gente comincia a credere che sappiano tutto. […] Mentre il buon Allah ti punisce perché hai creduto in quello a cui non dovevi credere.

I 19 poemi sono veri poemi. Ma non sono ispirati alle sevdalinke. Non sono portatori dello stesso messaggio. Non citano nemmeno l’origine del canto. Allora che c’entrano ‘ste sevdalinke?

Jergović ha ricordato gli eventi narrati dai cantori dalmati e li ha campionati, come fossero dei pezzi musicali.

Sampl, li chiama.

Il mio nome è Mustafa. Sono uno di quelli che è meglio non guardare. E se ce ne fosse uno anche più brutto, quello sarei io. Quando a Teŝanj una donna resta incinta, le proibiscono di passare sotto casa mia. Se mi guardasse, dicono, il bambino nascerebbe brutto come nessun’altro.

Ah, dimenticavo, se volessi leggere Inšallah Madona, inšallah in lingua originale sarebbe complicato, perché Miljenko lo ha scritto usando una quantità di termini arcaici derivanti dal turco che lo rendono di difficile comprensione a chiunque non sia nato in una locanda bosniaca e abbia bevuto litri di rakija.


Inšallah Madona, inšallah, di Miljenko Jergović, è edito da Scheiwiller (2006). Ha 439 p. e costa 20 carte.

Fotografie di Andrej Krementschouk dal volume No Direction Home

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