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2 febbraio 2012

La migliore mappa degli Stati Uniti di sempre?

Ogni anno la Cartography and Geographic Information Society organizza un concorso per premiare la migliore mappa pubblicata nel Nord America durante l’anno precedente. Il Best of Show è la massima onoreficenza a cui un cartografo possa ambire.

Di solito ad aggiudicarsi il premio sono i giganti del settore, come National Geographic o Rand McNally, ma l’ultima volta ha vinto un artigiano delle mappe. Si chiama David Imus, vive e lavora in una fattoria a Eugene, Oregon, e ha portato al concorso The Essential Geography of the United States of America, una mappa degli Stati Uniti di 120 per 90 centimetri, come quelle che si appendono ai muri delle aule scolastiche. Recentemente Seth Stevenson ha scritto un articolo per Slate definendola «The Greatest Paper Map of the United States You’ll Ever See».

Ciò che differenzia la mappa di Imus da quelle in circolazione è innanzitutto l’intervento umano: Imus ha impiegato 6.000 ore — circa due anni — per completarla senza l’aiuto di nessuno. L’unico apporto esterno è stato quello di Pat Dunlavey, un amico cartografo che gli ha fornito una mappa muta degli Stati Uniti su cui, con tanta pazienza, Imus ha posizionato tutti gli elementi ragionando ogni scelta.

Imus spiega che le mappe prodotte in modo industriale sono poco accurate, inevitabilmente: com’è ovvio, le nomenclature, i confini e gli elementi del paesaggio sono posizionati automaticamente grazie a un algoritmo pescando da enormi database. A volte i nomi di alcuni paesi vengono cancellati per far posto al tracciato di un’autostrada. Vince il più forte. Gli errori, perlopiù refusi e sovrapposizioni selvagge, vengono corretti in India da lavoratori sottopagati, ma manca la sensibilità e la passione del cartografo.

L’altro fattore che rende unica la mappa di Imus è una scelta di fondo, come ha spiegato in un’intervista all’Oregonian.

Le mappe degli Stati Uniti in circolazione [...] non provano a mostrarci le basi, quella che io chiamo geografia essenziale. Su quelle mappe non si può trovare il Gateway Arch o la Anheuser-Busch Brewery, non puoi vedere come i sobborghi si fondano in un’unica area urbana. Sono ottime per memorizzare dove si posizionano gli stati ma non affrontano la geografia in modo profondo. Ho fatto una mappa in cui, guardando un posto, si può vedere una combinazione unica di elementi che lo distinguono da qualsiasi altro luogo del mondo. Questa è la geografia.

Le scelte di Imus puntano alla chiarezza: come si può vedere nel dettaglio qui sopra — a sinistra la mappa di Imus, a destra una di National Geographic — i contorni spessi e colorati, che solitamente distinguono uno stato dall’altro, sono sostituiti da linee verdi meno appariscenti ma che non coprono gli elementi naturali che possono fare da confine, come i fiumi e le catene montuose. Le città si trasformano da punti ad aree urbane, spariscono alcune cittadine minori ma compaiono le aree boscose, i fusi orari, le altitudini e un migliaio di elementi d’interesse culturale e naturalistico.

Ci sono due tipologie principali di mappe. Gli americani ne conoscono bene uno, ed è la mappa come mezzo per orientarsi. Le McNally, le AAA, Google Maps sono ottimi strumenti per muoversi da A a B. Ma c’è un altro tipo di mappa meno familiare, è la mappa che fa conoscere i dintorni. La mia mappa mostra qual è il fiume dalla maggior portata più vicino, le città più grandi, l’altezza, e così via. Il mondo è come una grande arazzo fatto di fiumi e strade, punti di riferimento, valli e deserti, ma non ci si fa più molta attenzione.

Il punto di riferimento di Imus è Eduard Imhof, uno dei più grandi cartografi svizzeri di sempre. Emholf ha dimostrato che chiarezza e bellezza sono due concetti in stretta relazione e Imus sembra aver seguito alla lettera la lezione.

Penso che la mia mappa sia bella ma non ho fatto nulla perchè lo fosse, ho solo provato a renderla chiara.

E qual è il migliore cartografo di oggi? Secondo Imus è Stuart Allan, e c’è da credergli, date un’occhiata al suo portfolio. Mi è venuta voglia di comprare un atlante.

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