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9 febbraio 2012

Cosa vuol dire fare un regalo oggi, nel 2012

«Come risolta?» urla la donna. Il giudice risponde: «il profumo del tuo pesce è stato pagato dal suono delle sue monete».

Cosa significa? Che quando facciamo delle cose creiamo un valore che vive fuori dal commercio. È un beneficio collaterale. E il miglior modo per pensare a questo benefico è prenderlo come un dono.

Che cos’è dare un regalo?
Alcune questioni sono ovvie. Ad esempio: un regalo deve essere donato, non si può chiederlo.
Poi, i regali hanno la tendenza a riempire gli spazi vuoti, e quando lo fanno spesso si trasformano in simboli (Frank qui cita una meravigliosa scena di West Wing, in cui il Presidente Bartlet dona al suo assistente, Charlie, un coltello per il giorno del ringraziamento. Non c’è un video online, ma potete leggervi lo script).
E ancora: più un regalo si muove più acquista valore e significato. Quando un regalo si sposta e passa di mano in mano, può trasformarsi da qualcosa che ha poco valore a qualcosa che, invece, ne ha molto.

Sono un designer, dice Frank. Mi assumono per fare un lavoro, lo faccio, e poi quel lavoro viene dato a qualcun altro. Come faccio a non pensarlo come un regalo?

Come designer, però, spesso devo creare desideri. Far volere qualcosa a qualcuno. Il motivo per cui sono così spinto a vedere il lavoro che faccio come un dono è che, in questo modo, ho la possibilità di saziare un desiderio invece di crearne uno. È il tentativo di fare un corto circuito.

Essere un designer è solo un’abilità. E abbiamo il diritto di decidere come usare le nostre abilità. Forse, invece di usare le mie capacità per far desiderare qualcosa alle persone, posso usare quelle stesse capacità per saziare un desiderio.

Come si traduce questo nello spazio digitale?
Capiamo abbastanza come funziona un regalo nel mondo reale. Abbiamo beni, servizi, informazioni. Sono cose che si possono scambiare. Se qualcuno mi dà qualcosa lui non ce l’ha più. Se aiuto un amico a traslocare il valore è dato dal tempo e dalla fatica che ci metto. C’è sempre un sacrificio quando si fa un dono.

Le informazioni sono strane. E i regali nel mondo digitale stanno lì in mezzo. Quando mandiamo una fotografia digitale non la perdiamo, la copiamo. Questo ci rende molto più disposti a condividere. Ma riduce anche la capacità di fare regali.

Quindi?
Mi viene in mente, dice Frank, la storia del mio amico Amit. Un giorno realizza che conosce un sacco di persone solo attraverso internet, e nessuno di loro ha mai visto la sua grafia. Così scrive una piccola applicazione per iPad che gli permette di fare delle cartoline scritte a mano. È il lavoro di un weekend, una cosa veloce. Manda le cartoline, gli amici apprezzano e gli chiedono di poterne mandare anche loro. Allora Amit pubblica l’applicazione gratis sull’App Store.

Dopo un paio di giorni qualcuno ad Apple vede la app di Amit, la mette in evidenza sull’App Store e un sacco di persone la scaricano. Da dentro all’app si possono segnalare bug e richiedere nuove funzioni mandando una cartolina scritta a mano ad Amit. Gli arrivano centinaia di cartoline, moltissime dicono semplicemente: grazie.

È questo il fare un regalo nell’era digitale. Il costruire uno strumento che si trasforma, a sua volta, in una macchina per fare regali. Amo questa cosa, dice Frank, perché trasforma un network di computer in un network di persone.

Ogni Do Lecture si chiude con un appello a fare. Quello di Frank è: «guardatevi in giro, tutto è di nuovo possibile. Possiamo cominciare a costruire cose gli uni per gli altri, a prenderle come regali e, be’, a scambiarceli.»

Qui sotto il video. Qui, invece, c’è il sito di Frank Chimero.

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