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9 febbraio 2012

Cosa vuol dire fare un regalo oggi, nel 2012

Frank Chimero è uno dei miei preferiti di tutto l’internet. È un designer, un illustratore e, da quando ha raccolto 100.000 dollari su Kickstarter, sta anche scrivendo un libro. Va anche molto in giro a parlare. L’anno scorso è stato alle Do Lectures, i cugini hippy dei TED Talk, a raccontare di come funzionano i doni e regali. Il suo speech dura venti minuti, è in inglese e non ha i sottotitoli. So che non c’è modo di convincere nessuno a vederlo, così ho deciso di riassumerlo. Continua ad essere lungo, d’accordo, ma meno. Credo dica un po’ di cose importanti.

Fare le cose the long, hard, stupid way
Il punto di partenza è una citazione di David Chang (chef fenomenale, ricorderete la sua rivista Lucky Peach). In un cammeo nella serie Treme dice che al suo ristorante «cercano di fare le cose nel modo giusto, che di solito vuol dire farle the long, hard, stupid way». (È il terzo video di questa pagina, se volete vederlo.)

Dalla prospettiva di qualcuno che fa, dice Frank, lavorare nel modo lungo, stupido e difficile vuol dire partire da zero ogni volta, lavorare tanto, stare alzati fino a tardi e svegliarsi presto, buttare via le idee buone per trovarne di migliori. Tutto perché si tiene al proprio lavoro.

In un lavoro fatto in modo lungo, stupido e difficile c’è qualcosa di più rispetto a un lavoro semplicemente ben fatto, c’è l’essenza del donare. È un piatto cucinato con cura, un paragrafo scritto perfettamente, una storia raccontata bene in un romanzo.

C’è un racconto giapponese del XV secolo che spiega perfettamente che cos’è quest’essenza del dono. Il protagonista è studente molto molto povero che può permettersi solo di mangiare riso bianco. Una sera gli viene l’idea di mangiare il suo riso alla finestra, da cui sale il profumo del pesce cotto dalla padrona di casa al piano di sotto. Mangia, e il solo profumo del pesce migliora di gran lunga il sapore della sua cena.

Amo quest’idea, dice Frank, perché succede la stessa cosa quando godiamo del lavoro degli altri. Stanno cuocendo il loro pesce, ma la fatica che fanno e l’impegno che ci mettono migliorano l’ambiente attorno al loro lavoro.

La storia dello studente però continua. La padrona di casa lo accusa di rubare il profumo del suo pesce. E lo trascina da un giudice. Lo studente ha soldi appena per pagare il suo riso e ha paura.
Il giudice ascolta il caso e dice allo studente: «tira fuori i soldi che hai e mettili nella tua mano destra». Lui, intimorito, obbedisce. La padrona di casa osserva. «Ora fai cadere i soldi nella tua mano sinistra». Lo studente esegue, i soldi tintinnano. «Bene, la questione è risolta» dice il giudice.

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