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13 dicembre 2011

M’athchomaroon! Ovvero: come è stata inventata la lingua di Game of Thrones

È passato quindi a costruire il vocabolario partendo dalle parole “native e basilari” sulle quali poi costruire le altre parole, mescolando suoni che gli sembravano adatti al popolo a cui stava dando voce. Dalla pagina di Wikipedia sulla lingua dothraki, uno schema della pronuncia di lettere e dittonghi.

Peterson ha iniziato infine a costruire la grammatica del linguaggio ispirandosi a lingue esistenti.

[Peterson] adora le diciotto classi di sostantivi dello swahili [la lingua bantu molto diffusa in Africa] e le forme verbali negative dell’estone, due lingue che lo hanno influenzato molto. A questo punto, dopo aver buttato giù qualche frase standard, ha iniziato ad aggiungere suffissi e prefissi per espandere il vocabolario della lingua.

Se l’obiettivo di Peterson è arrivare a 10.000 parole, voi potete accontentarvi di fare un giro tra i tutorial di Lekh Dohtraki, il sito non ufficiale creato da un ventitrenne tedesco studente di lingue, per un’infarinatura sulle frasi più comuni della lingua, in caso dovesse capitarvi di passare a Vaes Dothrak, la città santa dei Dothraki. Iniziando quindi dal saluto, “m’athchomaroon!”, dai numeri, “ak, akat, sem”, o dalla parola che significa sesso, “athhilezar”, in caso siate quel tipo di viaggiatori.

Per approfondire l’argomento linguaggi di finzione consiglio la lettura del saggio scritto da Annalee Newtiz per la rivista The Believer, di cui online trovo solo un estratto; il saggio è stato anche tradotto e pubblicato in italiano da ISBN nella raccolta The Believer/2.

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Ci sono 1 commenti

  1. però matchomaronn è pericolosamente simile a un imprecazione molto diffusa nel suditalia...

    scritto da jafte il 14 dicembre 2011 alle 18:04

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