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19 dicembre 2011

Canzoni per chitarra e bollitore. Intervista a Musica da cucina

I suoni che vanno dentro al disco sono suoni che senti nella vita di tutti i giorni e che poi porti nelle canzoni oppure gli oggetti da cucina per te sono strumenti e cerchi di farli suonare come vuoi tu?
Sono due aspetti. Da una parte ci sono dei suoni che stanno nell’ambiente della cucina. E che vengono usati così come sono, attorno ci costruisco una canzone.
Altrimenti cerco di usare gli strumenti da cucina e di fargli fare dei suoni strani. Esempio: è da un po’ che ho approfondito l’uso dell’imbuto. Si può usare sostanzialmente come un fischietto a stantuffo, basta mettere un dito nell’imboccatura.
E forse questo è poco da purista. Un progetto artistico prende una strada ed è quella. In Musica da cucina invece c’è una mescolanza di cose e di suoni. Dalla cucina ma anche oggetti suonati.

Ha a che fare con la natura pop del progetto, no? Un progetto sperimentale dice: metto una premessa e qualsiasi siano le conseguenze le seguo. Nel tuo caso non è così.
Nel mio caso la premessa è fare delle canzoni, contestualizzate alla cucina e con questo set di oggetti. Non è una premessa concettuale ma una premessa musicale. E per me è molto importante anche la dimensione live. Anzi, forse è fondamentale. È pensato per suonare nelle case e da lì poi nei locali.

Aggiungi strumenti durante i live? Qualche piccolo oggetto che trovi lì? Ti ho visto suonare più di una volta ed è molto difficile fare quello che fai. Hai una quantità di strumenti incredibile. E suoni tutto da solo.
Il difficile è stato all’inizio: passare due ore al giorno a battere su un coperchio senza sentirsi troppo strano. Poi è una questione di allenamento.
Tendenzialmente non aggiungo niente, ma in concerti più casalinghi è successo che aggiungessi qualcosa. Quest’estate ho suonato nel Salento. A casa di amici ho trovato queste anfore, le capase. Ho scoperto che bastava mettere il microfono nell’imboccatura per mandarlo subito in feedback. Facevano dei suoni incredibili e allora le ho messe nel pezzo.

Quali sono gli strumenti classici che usi come Musica da cucina?
Chitarra, clarinetto e armonica a bocca. Nel disco c’è anche una marimba.

E gli strumenti da cucina?
Oh, tantissimi. Pentole, grattugie, mestoli, sbattiuova, cucchiaini, coltelli, vecchie posate d‘argento, tagliauova, piattini da caffè, imbuti, teiere, cannucce, bottiglie, tortiere, taglieri…

La cosa più curiosa con cui hai suonato?
Mi viene in mente una pentola-scolapasta che era nella casetta dove stavamo registrando i primi take del disco. Ho provato a picchiarla e inaspettatamente faceva delle frequenze bassissime. In Tanta neve, piedi freddi ci sono dei bassi che sembrano dei timpani da orchestra. In realtà è la pentola-scolapasta.

Nei crediti del disco, in Lieviti tu o lievito io, nonna, c’è anche una stufa a legna.
Anche qui, i primi take del disco sono stati registrati in una vecchissima casa del 1600 a Ponte valtellina. Era dicembre dello scorso anno e la casa non era riscaldata. Noi eravamo in uno stanzino con la stufa a legna, ma nel bagno di fianco c’erano i ghiaccioli. La stufa era lì. E se ascolti bene la stufa si sente, a un certo punto c’è un bollitore che trema.

Che storie racconti con queste canzoni? Sono quasi tutte senza testo, eppure ho la forte sensazione che ci sia una storia dietro a ognuna.
Sicuramente c’è una storia dietro a ognuna. La cosa bella è che io non le conosco, non so raccontarle. A parte alcune. Elvira e Amelia, ad esempio, è ispirata a queste due zie di mia mamma. La zia Amelia è morta, ma la zia Elvira adesso ha 85 anni. E ha fatto i disegni della copertina del disco.

Cosa c’è di diverso in questo disco rispetto al primo?
C’è più consapevolezza. E c’è anche più lavoro tecnico di preparazione dei pezzi.

Ma lo vedi come una versione evoluta?
Sì, sicuramente è ancora legato al primo disco. È un progetto con una peculiarità forte ed è difficile allontanarsi troppo. Se alleni l’orecchio i suoni da cucina sono molto diversi tra di loro, però alla fine sono anche molto simili. Poi… non si sa mai. Magari il prossimo sarà Death metal da cucina.

Domanda obbligatoria ma un po’ ridicola. Sai cucinare?
Vado a periodi. Uno dei motivi per cui ho iniziato a fare musica da cucina è che, quando facevo l’università, ero più quello che lavava i piatti che quello che cucinava. Per cui i suoni, più che da cuoco, sono da lavapiatti o da cameriere.

Il disco di Musica da cucina è in streaming integrale su Rockit. O si compra su iTunes a 8,99 €.
Le foto sono rispettivamente di Claudio Serena e intweetion.

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