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19 dicembre 2011

Canzoni per chitarra e bollitore. Intervista a Musica da cucina

Musica da cucina è un progetto di Fabio Bonelli. Il nome dice già tutto: chitarre e strumenti trovati nei cassetti della cucina suonati insieme per fare canzoni. Ha pubblicato due dischi bellissimi, uno nel 2007 e uno nel 2011. Ci abbiamo fatto quattro chiacchiere.

Mi racconti la prima volta che ti è venuto in mente di suonare con gli oggetti da cucina? Ho letto che ti inventi ogni volta una risposta diversa.
Chiaramente è la domanda che mi fanno più spesso. E, sì, per non rispondere sempre la stessa cerco di trovare delle risposte diverse.

Aspetta, allora. Ti rifaccio la domanda: suoni e ti diverti fin da bambino a suonare con queste cose? Perché alla fine gli “strumenti da cucina” sono gli strumenti che abbiamo in mano da sempre.
Sì, quello sì. Il tema dell’infanzia è un tema che va e viene, e rientra continuamente nelle nostre vite. E poi c’è il fascino per le cose vecchie. Gli strumenti da cucina per Musica da cucina nello specifico, ma non solo. Adesso, ad esempio, sto cercando e raccogliendo nei mercatini vecchi dischi, dei vinili di musica etnica. Ho una passione per quello che è vecchio, che ha perso il valore che aveva all’inizio e ne ha acquistato un altro.

Ti ho visto suonare, e i cucchiai e le cose con cui suoni non sono comprate all’Ikea. Non sono cose nuove.
Tendenzialmente sì, sono cose vecchie. O che ho trovato da amici. Che hanno una storia. Una volta, in Germania, nella cucina di una radio dove ho suonato c’era una pila di pentole usate tra cui questa, con sopra scritto Caterina. Me l’hanno regalata… Per cui sì, il concetto è che ogni oggetto con cui suono ha la sua storia. E ogni volta che suoni la rivivi o la trasformi.


Ufficialmente da quanto pensi al progetto Musica da Cucina? Quando è stata la prima volta che ti è venuto in mente: okay, adesso lo registro?
Prima del 2007 (anno in cui è uscito il primo disco di Musica da cucina n.d.r.) avevo fatto qualche anno di prove ed esperimenti. C’era anche qualche concerto, ma erano per lo più sonorizzazioni. Ricordo che c’è stato un giorno in cui ero sul letto con la chitarra e mi chiedevo che cosa potevo fare con questo progetto. E mi sono detto: proviamo a dargli una forma canzone.

Perché prima era solo una raccolta di suoni e rumori?
Suoni più casuali, con qualche nota. Però mancava quella componente anche un po’ pop che c’è adesso.

Dove registri le canzoni? Ti porti i cucchiai, le pentole, i bollitori in studio o porti i microfoni e la chitarra in cucina?
In cucina no, la mia cucina è troppo piccola. Per ora ho una camera dove ho tutte le cose e faccio tutti gli esperimenti. Quest’ultimo disco però, a differenza del primo, è stato registrato in studio.

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