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25 luglio 2011

Quattro chiacchiere con Francesco Franchi

Che fine ha fatto la rubrica “Letteratura grafica”?

Non ho più tempo per farla, ma non è sparita. Era partito tutto da un lavoro che avevo fatto all’università. La prima che abbiamo pubblicato, quella su Borges, è un mio progetto universitario. Adesso forse continueremo con una rubrica, per alcuni aspetti simile, che si chiama “Partitura grafica”.

Nel mondo chi se la sta cavando bene con le infografiche? Se dici New York Times non vale.

Il problema delle infografiche oggi è che vanno di moda. Ma il punto non è tanto stilistico, quanto di idee. Negli anni Ottanta con l’arrivo del computer abbiamo vissuto l’epoca dei chartjunks: pasticci di ombre, colori, frecce, fatti giusto per dimostrare che si era in grado di farli. Ora stiamo vivendo la stessa cosa con le infografiche: in internet si trovano schemi complicatissimi di cui non si capisce nulla. Bisogna guardare prima a quello che si vuole dire, poi a come lo si vuole dire e a che aspetto dargli.

E giornalisticamente parlando?

Publico, in Spagna. Lavorano molto bene e fanno anche delle belle infografiche breaking news. Anche il portoghese i — informação è bello. E poi, anche se non lo posso dire, il New York Times. Sono andato a trovarli un paio di mesi fa e la cosa impressionante è che nella redazione di Steve Duenes non c’è una sola persona che abbia studiato grafica. Nessuno. C’è chi ha studiato storia, chi statistica, chi cartografia. Nessuno design. Eppure hanno uno stile incredibile. Quando ho chiesto come sia possibile mi hanno risposto che si copiano l’un l’altro e finiscono per fare cose che si assomigliano e che hanno un’identità ben precisa.

In Italia, a parte voi, l’infografica giornalista è ancora ferma o c’è chi ci investe?

Al Corriere, se non sbaglio, ci sono dodici persone che lavorano alle infografiche. Non mi pare che manchino gli investimenti. Il problema è che ancora non viene percepita come un vero pezzo giornalistico alternativo all’articolo scritto. È più un riempitivo.

Pensi che quella delle infografiche sia una moda destinata a scemare?

Quello che fa la differenza oggi è la qualità. Del lavoro da una parte ma anche, come dicevo prima, dell’idea. I dati sono facili da raccogliere e anche discretamente facili da elaborare. Mi ricordo un’infografica (vedi immagine sottostante) che illustrava l’andamento del prezzo del petrolio e lo metteva a confronto con le miglia medie percorse dai cittadini americani. Era una curva, un andamento. A un certo punto la curva si piegava a e tornava indietro perchè il prezzo era salito e le miglia percorse erano diminuite. Queste sono le cose che fanno la differenza: c’è l’idea, c’è la qualità. Non serve dimostrare di saper strafare: se non c’è un concetto, l’infografica perde d’interesse.

L’infografico deve essere anche giornalista per fare il suo mestiere?

In Italia chi fa il grafico in un quotidiano è un giornalista perchè è iscritto all’albo. Nel momento in cui lavori su dei dati e li trasformi, tu stai dando delle informazioni. Disegnando un istogramma più alto o più basso posso far credere al lettore due cose molto diverse semplicemente lavorando sulla scala. Puoi giocarci, con i dati. Come infografici abbiamo una responsabilità che va oltre all’attendibilità dei dati. Dobbiamo garantire che siano rappresentati nel modo corretto e che raccontino una storia vera.

Come è cambiato il tuo approccio alle infografiche da quando hai iniziato a lavorare?

Fondamentalmente ho inserito il punto di vista giornalistico. Quando lavoravo a LeftLoft realizzavo infografiche per il Corriere. Ero affiancato da un giornalista e ogni volta tentavo di forzare un po’ di più le mie idee, sicuro che poi il giornalista mi avrebbe detto di no. A IL è necessario che sia io a tararmi e a capire cosa sia giusto fare e cosa no.

Qualche anticipazione sul futuro di IL?

Non posso anticipare nulla. Però vorremmo alzare un po’ il tiro. Se finora abbiamo parlato di soft news trattandole come hard news, l’IL del futuro potrebbe avvicinarsi sempre di più a un vero giornale ribaltando il concetto, trattando le hard news in maniera soft.

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Ci sono 3 commenti

  1. [...] blog Personal Report ha intervistato il re italiano delle infografiche, Francesco Franchi. Il grafico, che ora milita al Sole 24 Ore [...]

    pingback dal sito Francesco Franchi su Personal Report « Stampacadabra il 25 luglio 2011 alle 12:44

  2. [...] Intelligence in Lifestyle, che per dirla con Stanis Larochelle è una rivista molto poco italiana: leggila su Personal Report. [...]

    pingback dal sito l’infografica sta nel mezzo | Grandi Speranze il 30 agosto 2011 alle 10:07

  3. [...] preferite, esce oggi in edicola con parecchie sorprese. Francesco Franchi, l’art director (lo abbiamo intervistato lo sorso luglio), a tre anni dal numero di lancio ha rimesso le mani sul premiatissimo layout [...]

    pingback dal sito La nuova veste di IL | Personal Report il 14 ottobre 2011 alle 10:00

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