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20 giugno 2011

Un atlante verde, 1953

Le mappe sono accompagnate da circa 2.200 illustrazioni e rappresentazioni diagrammatiche, tra cui schemi a pittogrammi simili a quelli progettati da Otto Neurath e Gerd Arntz una ventina d’anni prima. Come Neurath anche Bayer credeva che l’immagine fosse il mezzo ideale per una comunicazione universale e immediata ma le sue scelte furono guidate anche da una bizzarra teoria primitivista. Era convinto che l’uomo contemporaneo, “avvelenato” dalla comunicazione testuale, dovesse necessariamente tornare a privilegiare immagini e suoni, ossia le tipologie di comunicazione usate dai primi esseri umani. Questa “cura” avrebbe portato a un risveglio del lato ancestrale dell’uomo, a una ri-armonizzazione con la natura e, quindi, a un rinnovato interesse per la salvaguardia dell’ambiente. Nice try Herbert.

Per rendere più agevole la lettura venne progettata una serie di simboli «facilmente comprensibili anche dagli illetterati» e si fece ricorso alle sigle della tavola periodica degli elementi per indicare i metalli. Per le scelte cromatiche Bayer si attenne alle direttive del Color Harmony Manual, il manuale d’immagine coordinata progettato nel 1942 dal collega Egbert Jacobson per la CCA, diventato un’opera di riferimento per molti grafici americani del dopoguerra.

L’ultimo schema del libro è un diagramma riassuntivo che mostra la tendenza di crescita della popolazione mondiale negli anni a seguire. La freccia rossa che aumenta di spessore può essere inquietante.

Il libro di Bayer, accolto con esaltazione ma mai messo in commercio, ebbe un’enorme influenza sugli atlanti pubblicati durante la seconda metà del secolo. Rand McNally, ad esempio, si ispirò alla tecnica del collage grafico di Bayer per il suo bestseller Earth and Man World Atlas uscito nel 1972.

Il World Geo-Graphic Atlas è il primo protagonista della serie di mini documentari Rare Book Feast, dedicati alla celebrazione di vecchie pubblicazioni di pregio. Vorrei abbracciare fortissimo il professor Michael Stoll che ha fotografato tutte le 368 pagine e le ha pubblicate sul suo Flickr.

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