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8 aprile 2011

The Killing, la prima bella serie tv dell’anno

Dopo mesi in cui sono nate pochissime serie tv americane che valga la pena vedere, è un piacere accogliere The Killing, il nuovo prodotto di AMC, la piccola rete via cavo che tra Mad Men, Breaking Bad, Rubicon e The walking dead ha mandato in onda buona parte delle migliori ore televisive degli ultimi anni.

The Killing è una serie poliziesca ambientata a Seattle tratta dall’omonima serie danese Forbrydelsen (grande successo in patria e in Gran Bretagna), che racconta l’indagine sull’omicidio di una ragazza ed e è caratterizzata da quello che sembra ormai un marchio di fabbrica della rete, cioè il tentativo di innestare in storie di genere — quindi abbondantemente codificate — dei toni, dei ritmi e delle atmosfere che le rendano realistiche o verosimili.

Se per The walking dead — una serie di zombie — il processo ha previsto un’iniezione di umanità nella storia, The Killing fa con il poliziesco in tv esattamente quello che ha cercato di fare Rubicon con il genere misteri alla Lost: rendere credibile e vera la storia attraverso la profondità dei personaggi, la verosimiglianza (tutta non americana) di facce e luoghi (la pioggia di Seattle è grigia e monotona, così come dev’essere) e soprattutto la lentezza della progressione narrativa: ogni episodio di The Killing racconta infatti solamente una giornata di indagini e, come scrive Serialmente, la serie “è praticamente l’episodio di un poliziesco spalmato lungo una stagione intera”.

Se l’impianto della storia è palesemente ispirato a Twin Peaks (il teaser sulle locandine della serie è Who killed Rosie Larsen?), i ritmi ricordano quelli di Zodiac, il più sottovalutato tra i film di David Fincher, un thriller con assassino ma senza inseguimenti, sparatorie e colpi di scena sparsi per la storia. The Killing segue infatti con molta calma i propri personaggi, soffermandosi sia su ogni passaggio dell’indagine — anche quelli almeno apparentemente inutili — sia sul dolore della famiglia di Rosie. Ed è questo l’elemento che finora ha colpito di più per grazia ed efficacia, spostando la serie un passo a fianco degli altri polizieschi televisivi (un bel precedente è invece, buona notizia, italiano).

Come sempre quando parliamo di AMC, gli attori sembrano tutti bravi e azzeccati, e regia e sceneggiatura sono a livelli ampiamente superiori alla media dei prodotti concorrenti. Quasi tutta la critica sembra amare la serie e gli ascolti della premiere sono stati i più alti di sempre della rete, quindi, almeno per ora, non si vedono intoppi per questa serie che potrebbe dare parecchie soddisfazioni a chiunque sia disposto a impararne i ritmi.

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