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12 aprile 2011

Sword & Sworcery, il miglior gioco per iPad (finora)

A questa particolare grafica, a tratti intervallata da dettagli che si svincolano dagli enormi pixel per definirsi in maniera precisa, si unisce una suite musicale di tutto rispetto, in grado di fondersi con le atmosfere visive in modo quasi inscindibile. È un caso più unico che raro nel mondo dei videogame, forse eguagliato solo dal semisconosciuto Loom, una vecchia avventura della LucasArts costruita interamente sulla suite del Lago dei Cigni di Čajkovskij. La colonna sonora qui non è solo un mero commento agli eventi che accadono nel gioco, ma è parte stessa del mondo che sta raccontando; tanto che i creatori hanno deciso di apporre al titolo il suffisso EP e di rappresentare il progresso del giocatore attraverso la posizione della puntina su un disco in vinile. La colonna sonora di Jim Guthrie è inoltre disponibile sia nei nuovi formati digitali sia nel classico ma mai dimenticato disco da dodici pollici.

In tutto questo il gameplay sembra quasi passare in secondo piano. Eppure Sword & Sworcery, pur ispirandosi palesemente alle classiche meccaniche di gioco punta e clicca, riesce a costruire un’esperienza mai frustrante e a superare quel senso di impotenza che portava a provare le più assurde combinazioni di oggetti per trovare quella giusta e fare progredire la storia. In Sword & Sworcery è piacevole anche solo perdersi nel piccolo mondo in pixel, per scuotere un cespuglio, increspare la superficie dell’acqua o anche solo per osservare i dettagli di ogni singola schermata. Le poche sessioni di combattimento, attivate dalla rotazione di iPad in modalità verticale, spezzano un ritmo sempre blando e rilassante offrendo qualche sporadico momento di adrenalina.

Certo, Sword & Sworcery dà il meglio di sé in un caldo salotto più che in un affollato autobus. E il divertimento che si prova è qualcosa di più sottile e profondo dell’immediato appagamento dato da una famosa catapulta caricata a uccellini. Ma proprio per questo è forse il gioco di maggior valore per iPad al momento, in grado di ibridare con eleganza e successo stili e forme narrative molto diverse. Lo dimostrano anche i pochi testi presenti nel gioco, tutti ridotti a 130 caratteri, quasi degli haiku, per essere comodamente condivisi su Twitter, e che in modo semplice e geniale superano la sensazione di spam tipica della condivisione degli obiettivi raggiunti in un videogame. Le brevi frasi poetiche riescono a dipingere piccoli quadri impressionisti, risultando significative anche fuori dal loro contesto naturale.

Forse Sword & Sworcery non diventerà un cult popolare come certi piccoli giochi da milioni di copie mensili, e rimarrà un gioiello nascosto nella marea di titoli presenti su App Store. E forse per arrivare ad assaporare quest’esperienza anche le persone dovranno intraprendere la loro cerca, come per l’eroe Campbelliano. Ma di certo, chi lo farà, ritornerà a casa arricchito.

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Ci sono 1 commenti

  1. Ho aspettato questo gioco come il messia, per la raffinatezza estetica e concettuale che difficilmente si riesce a trovare nell'ambiente. Devo dire che mi ha un po' deluso, ma probabilmente a deludermi è stato l'ipad che ho chiesto in prestito solo per giocarci. La sensazione del dito trascinato sul vetro è pessima, i comandi sono poco precisi e scomodi, non è un problema di gameplay quanto di comfort. Sugli enigmi talvolta ci si blocca per l'impossibilità di sapere quale movimento è richiesto all'utente e altre volte viene proprio spiegato per evitare blocchi eccessivi. Consci di non poter vendere un'"esperienza" e che la gente avrebbe comunque voluto un videogioco hanno un po' allungato il brodo attraverso i soliti modi che chi gioca da sempre conosce bene, ha un senso ma fa storcere il naso, quasi come i continui interventi pro-twitter che minano l'immersione nel mondo rappresentato. Insomma, molto bello graficamente (due appuntini anche lì, ma meglio lasciar perdere), finalmente interessante il linguaggio –in senso lato–, ma come realizzazione non mi ha convinto appieno. Probabilmente ho ancora bisogno di una buona croce direzionale...

    scritto da Gabriele il 12 aprile 2011 alle 15:57

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