Articoli principali

1 aprile 2011

I randagi del Cafè Lehmitz

Quella sopra è una bella fotografia, ma molti di voi ci riconosceranno qualcosa di più, qualcosa di familiare. Dopo il salto vi dico che cos’è, ma pensateci ancora un secondo. Posso darvi un indizio: quei due personaggi hanno a che fare con la copertina di un bellissimo album di Tom Waits.

Adesso chi poteva riconoscerla l’avrà certamente riconosciuta, la fotografia di sinistra è la copertina dell’album Rain Dogs, pietra miliare della carriera di Tom Waits. Ho pensato a lungo che il ragazzo a sinistra nella fotografia fosse proprio lui, ma mi sbagliavo, l’immagine fa parte di una serie di Anders Petersen, un fotografo svedese che scatta un bianco e nero intimo e profondamente sincero.

La serie in questione è del 1968, Anders Petersen girava per Amburgo alla ricerca di una birra ed è entrato per caso al Cafè Lehmitz, un bar ai confini della zona a luci rosse dove si rifugiavano emarginati, prostitute, omosessuali, travestiti, alcolizzati, gente mezza matta e bizzarri in genere. La storia narra che l’interazione con la macchina fotografica fu quasi spontanea, si dice che la presero dalla sua borsa mentre era in bagno e iniziarono a scattarsi fotografie l’un l’altro. Petersen approfittò dell’occasione e si portò in Svezia un centiaio di ritratti tra cui appunto le immagini sopra.

Il Cafè Lehmitz mi sembra la figura tipica di un’epoca in cui la ribellione era particolarmente vissuta, dura e sofferta, è il rifugio dei diversi dove non c’è pietà né giudizio, tutti sono accettati e anche la “più vecchia e squallida prostituta viene ricoperta di baci”. Anders Petersen, nonostante fosse ben integrato, si rendeva conto di essere lontanissimo dalla libertà autodistruttiva di quelle persone, o almeno è così che interpreto le sue parole: “the people at the Cafè Lehmitz had a presence and a sincerity that I myself lacked”.

Le fotografie furono pubblicate più volte, il bar è stato chiuso e Petersen ha portato avanti il suo lavoro, sul sito c’è molto da vedere. Non so come Tom Waits sia venuto a contatto con le fotografie quasi vent’anni dopo, ma difficilmente avrebbe potuto fare una scelta più giusta.

A Rain Dog is after a rain in New York all the dogs that got caught in the rain, somehow the water washed away their whole trail and they can’t get back home so about 4 in the morning you see all these stranded dogs on the street and they’re looking around like — won’t you help me get back home, sir, please — excuse me sir — can you help me find my way back home — all makes and models, the short ones, the black ones, the tall ones, the expensive ones, the long ones, the disturbed ones, they all want to get home. It’s like falling asleep somewhere and you thought you knew where you were and when you woke up — it’s like Mission Impossible — they changed the furniture and the walls and windows and the sky turned a different colour and you can never get back and most of the stories in this record have to do with people in New York who are experiencing a considerable amount of pain and discomfort.

E per chi non conoscesse Rain Dogs c’è un video in fondo a questa pagina, dopo qualche altra fotografia del Cafè Lehmitz.

Vuoi condividere questo articolo?

Ci sono 1 commenti

  1. grazie delle foto, magnifiche.

    scritto da stefania il 19 aprile 2011 alle 01:49

Lascia un nuovo commento


Materiale fotografico e immagini, salvo dove diversamente indicato, è da intendersi di proprietà degli autori citati.
Progetto grafico e sviluppo a cura di Guido Tamino. Un grazie a WP.


Chi siamo | Contatti | Feed RSS