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15 aprile 2011

A Game of Thrones e i problemi del fantasy in tv

Il 17 aprile va in onda negli Stati Uniti il primo episodio di A Game of Thrones, la nuova serie HBO tratta dai fortunati romanzi delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R. R. Martin. Si tratta probabilmente dell’evento più importante per il fantasy su schermo dopo la trilogia del Signore degli Anelli di Peter Jackson.

Qualche giorno fa la HBO ha reso disponibili i primi 15 minuti, e domenica comincerà la programmazione regolare. Gli appassionati di fantasy affilano le armi, i meno appassionati hanno tutte le ragioni per dare una sbirciata, ma effettivamente il neonato A Game of Thrones come sarà? Se facciamo un passo indietro scopriamo premesse positive, premesse molto negative e poi ancora premesse positive. Ma cominciamo dall’inizio.

1. Winter is coming
Ovvero: ma come sono queste Cronache del Ghiaccio e del Fuoco?

A song of Fire and Ice, il titolo originale, è una saga fantasy cominciata nel 1996 e giunta al quinto volume di sette (è previsto per luglio di quest’anno). Si tratta, per usare un eufemismo, di un “affresco ambizioso” che ripercorre le lotte per il potere tra diverse dinastie in un mondo medioevale fantastico. In termini di ambientazione è un fantasy molto classico (un grande regno al centro, un muro di ghiaccio a nord, un orrore ancestrale ancora più a nord, regni decadenti a sud, imperi arabeggianti ancora a più sud, tutte le solite cose). Come stile è un tipico fantasy moderno: crudo, sanguinolento, poco accondiscendente. L’uso degli elementi fantastici è molto oculato, i personaggi sono praticamente tutti umani, la magia è più sul genere dell’arcano strisciante che del trionfo di palle di fuoco. E fin qui, solo standard ben eseguiti.

La principale peculiarità dell’opera di Martin è il numero dei personaggi (l’elenco dura 70 pagine!) e di conseguenza la vastità e complessità della trama, che ciò nonostante procede con sveltezza grazie all’alternarsi di diversi punti di vista. L’intreccio di accelerazioni improvvise e di archi narrativi dipanati nel corso dei numerosi romanzi garantisce tanto l’onda lunga dell’epopea quanto l’incalzare del romanzo d’appendice. Ma la vera firma di Martin sono le sue tre M: morti, massacri e mutilazioni sono all’ordine del giorno nel cruento medioevo delle Cronache: per spiegarci, Martin avrebbe fatto morire Frodo a metà viaggio, se questo gli fosse valso una buona chiusura di volume. E non a caso una delle sue dichiarazioni più famose resta questa:

«Tolkien ha fatto la scelta sbagliata quando ha deciso di far tornare Gandalf. Si fotta Gandalf. Aveva avuto una grande morte e gli altri personaggi sarebbero dovuti andare avanti e cavarsela senza di lui».

Questo è lo stile: ammazzare protagonisti come animali non è il sogno di ogni produttore televisivo, ma intanto sembra che GoT stia portando abbonamenti nuovi all’HBO già da molti mesi. Staremo a vedere.

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Ci sono 1 commenti

  1. Game of Thrones l'abbiamo visto in anteprima. Se vi interessa, ne parliamo qui: http://serialminds.altervista.org/2011/04/15/game-of-thrones-epica-politica-sesso-e-sangue-secondo-hbo/

    scritto da Marco Villa il 15 aprile 2011 alle 13:24

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