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13 marzo 2011

Un buon modo per passare la vostra domenica pomeriggio: «It was on earth that I knew joy»

Nel 2090 due macchine si raccontano l’estinzione della civiltà umana attraverso la memoria di un uomo innamorato. Questa è in breve la storia del corto pubblicato da Six Pack pochi giorni fa, marchio di abbigliamento francese che di solito sceglie bene su chi investire i suoi soldi.

Nel cortometraggio troverete un po’ di tutto, da 2001: Odissea nello Spazio a La Jeteé a Solaris ad Eternal Sunshine of the Spotless Mind. Il sapore low fi della fotografia, le voci computerizzate impersonali, i ricordi in super 8, gli scorci di una metropoli alienante e avvelenata, la tecnologia retrofuture, lo sguardo distante e sospeso sulla fine della civiltà umana, sono tutte suggestioni che ricordano altro, nella forma e nel contenuto, ma questo non gli impedisce di essere un oggetto davvero piacevole. Poi ovvio, con me hanno sfondato una porta aperta.

Ho iniziato a guardarlo distrattamente e sono rimasto fino ai titoli di coda, provateci anche voi e fidatevi che vale la pena. Forse alcuni tentativi più ambiziosi e qualche caduta di stile vi potranno infastidire, ma non abbastanza per farvi chiudere la finestra. E la colonna sonora, composta dallo stesso registra, contribuisce a creare la giusta atmosfera. Ecco «It was on earth that i knew joy» di Jean-Beptiste de Laubier (noto anche come Para One), un «documentaire optimiste sur la mort”. Buona visione e fateci sapere che ne pensate.

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