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18 marzo 2011

Gli inventori dell’omino

Sulle basi di questo progetto gravava fortemente il contesto storico, come spiega Erik Lewallen: l’Austria era appena uscita dalla Prima Guerra Mondiale e negli ambienti scientifici si cominciava a pensare a metodi per evitare future esperienze del genere. L’idea del “metodo viennese” era quella di creare un linguaggio universale che potesse mettere fine ai fraintendimenti causati dalle parole e, con essi, ai conflitti che ne possono nascere. Un’utopia a cui Neurath puntava consapevole dell’impossibilità del fine ultimo: lui stesso definiva il proprio un “linguaggio d’aiuto” da accompagnare con elementi verbali.

Nel 1926 Neurath conosce Gerd Arntz, un artista xilografo viennese, e vede nella linearità delle sue stampe un elemento indispensabile per la riuscita del suo progetto: i pittogrammi devono essere privi di fronzoli per comunicare le informazioni il più chiaramente possibile. Cominciava così la lunga collaborazione tra i due — e vedetevi questo meraviglioso archivio che raccoglie circa 4000 pittogrammi creati per Isotype.

L’influenza che il segno modernissimo di Arntz ha avuto su tutto quello che è venuto dopo si evince potentemente dagli studi d’applicazione dei pittogrammi nelle infografiche. Vi propongo alcuni esempi ma, come sempre, la cosa migliore da fare è googlare.

Per concludere una cosa bellissima: il Memory di Gerd Arntz per iPhone. Voi, abbiatelo.

http://creativerepository.com/2010/01/14/evolution-of-olympic-pictograms-1964-to-2012/

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Ci sono 1 commenti

  1. [...] altro mio riferimento è Otto Neurath e amo i pittogrammi di Gerd Arntz. Poi c’è The Illustrated Sunday Magazine, ma parliamo di fine [...]

    pingback dal sito Quattro chiacchiere con Francesco Franchi | Personal Report il 25 luglio 2011 alle 09:53

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