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24 marzo 2011

Chartwell, un carattere tipografico infografico

Stavolta andiamo sul tecnico. Potrebbe non interessarvi per niente. O forse molto. Perché parliamo sì di un carattere tipografico, ma anche di un progetto che spinge le possibilità dei font fino al loro limite. Parliamo sì di data visualization, ma anche del lavoro di un meticoloso e adorabile pazzo che ha costruito un carattere di più di 10.000 simboli solo per vedere quanto in là si riusciva ad andare.
Per spiegare le cose per bene, abbiamo preparato una faq. Alcune risposte le abbiamo scritte noi, altre ce le ha date direttamente Travis Kochel, il creatore di Chartwell.

Cosa è Chartwell?

Chartwell è un font. Come il Times New Roman, il Comic Sans o l’Helvetica. Più d’uno in realtà. È una famiglia di tre font pensati per sfruttare le legature implementate nel formato OpenType per visualizzare dati.

E cosa sono le legature?
Le legature sono uno strumento tipografico. Servono a sostituire due lettere che accostate avrebbero fatto a pugni con un singolo carattere più pulito ed elegante. Come nell’immagine qui a lato, dove fi diventa fi e fl diventa fl.

E cosa è OpenType?
OpenType è il formato standard dei caratteri tipografici vettoriali per computer. E, a differenza di alcuni predecessori, permette le legature.

Okay, ho capito. Ma Chartwell come funziona?
Funziona sfruttando le legature. Invece che sostituire a f e i, fi, sostituisce ai numeri delle fette di torta che le rappresentano in un diagramma (non l’ha mica detto nessuno, dice Travis, che si debbano per forza fare dei font con le lettere). Gli dite che il vostro insieme deve essere composto da una sezione di 66, da una di 17, da una di 12 e da una di 5, attivate le legature e voilà ecco un grafico a torta bello pronto.
L’animazione qui sotto spiega come funziona Chartwell Pies (gli altri due font della famiglia funzionano più o meno allo stesso modo). Sopra il font con le legature disattivate e sotto sempre lo stesso identico font semplicemente con le legature attivate.


Come diavolo gli è venuto in mente?
Travis crede che chiunque si diletti un po’ con lo sviluppo dei font senta prima o poi l’esigenza di spingere le possibilità di OpenType un po’ oltre al semplice scambiare le f e le i con dei simboli banalmente più eleganti.
L’idea per fare Chartwell, dice, è «venuta dal rifiuto di usare Excel e dalla frustrazione del fare diagrammi in InDesign, Illustrator e Photoshop».

Quanto ci ha messo?

Giorni, notti e weekend. Ha iniziato a esplorare il concetto nel febbraio del 2010 ma è riuscito a completare Chartwell e a metterlo online solamente a marzo di quest’anno.



Quanto Chartwell è un’esplorazione delle possibilità di OpenType e quando uno strumento per le infografiche?

Dice: «era importante che Chartwell diventasse uno strumento utile, ma esplorare i limiti e aprire nuove possibilità per OpenType era il mio obiettivo primario. I font sono straordinari perché li puoi portare dove vuoi. Finiscono inevitabilmente dentro a ogni applicazione, sono scalabili.
Non volevo un giocattolo però, ho provato a trovare un equilibrio tra la sperimentazione e la funzionalità.»

Ci sono applicazioni pratiche?

Chartwell non è ancora pronto per il web. Al momento l’unico browser in grado di renderizzare le legature nel modo corretto e far funzionare Chartwell è Firefox 4.
Chi usa InDesign, Photoshop o Illustrator troverà Chartwell piuttosto utile, dice. Le informazioni rimangono sempre editabili, e se un cliente continua a chiedervi di cambiare i dati, non c’è bisogno di ridisegnare ogni volta il grafico.
«Ci sono un sacco di modi per fare diagrammi là fuori, Chartwell non vuole essere la soluzione definitiva, solo una strada da considerare.»

Chartwell Pies costa 15 dollari, così come Bars e Lines. L’intera famiglia ne costa 40. Si comprano sul sito di Travis.

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Ci sono 4 commenti

  1. ci sarebbe anch http://cacoo.com/ per grafici collaborativi su web

    scritto da Ai@ce il 24 marzo 2011 alle 18:03

  2. Figo, grazie. Lo sperimentiamo e lo teniamo in considerazione per uno dei prossimi articoli.

    scritto da Jacopo il 25 marzo 2011 alle 15:58

  3. le font sono femmine a parte questo: amo le sperimentazioni tipografiche che l'era digitale può offrire.

    scritto da esnho il 21 agosto 2011 alle 14:45

  4. Esnho. Hai ragione, sarebbe le font. Ma, giuro, non riesco né a dirlo né a scriverlo. Mi sembra sbagliato. Forse un giorno mi adatterò, oppure sarete voialtri a unirvi al dark side of the force.

    scritto da Jacopo il 9 settembre 2011 alle 11:47

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