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18 febbraio 2011

Cosa bolle in pentola a TED

TED sta cambiando o, meglio, si sta espandendo. Da homepage delle migliori conferenze del mondo sta diventando, piano piano, un brand a tutto tondo. Non che sia un male. Gli obiettivi rimangono filantropici, ma da quando nel 2001 Chris Anderson (quello coi capelli, non quello senza) ha preso in mano il progetto e l’ha messo online, TED ha smesso di essere solo una conferenza annuale dove persone con buone idee incontrano investitori pronti a finanziarle. E ha iniziato invece a prendere la forma di un esperimento continuo su come diffondere queste buone idee nei migliori modi possibili (un esempio su tutti: i Talk adesso sono sottotitolati in più di 80 lingue). Negli ultimi mesi le cose sono andate accelerando. Ecco come:

TED Conversations (http://www.ted.com/conversations)

In ordine di tempo l’ultima cosa lanciata. È uno strumento di conversazione che assomiglia al chiacchierato Quora. Qualcuno pone una domanda, suggerisce un argomento di dibattito o propone un’idea e la community (composta da semplici lettori, traduttori, TED Fellow e anche da speaker di TED) prova a rispondere. Sembra una banalità ma la qualità dei commentatori (aprite uno qualsiasi dei video e leggetevi le discussioni che ne nascono) potrebbe essere il vero punto di forza di Conversations. In più, come i Talk, le conversazioni saranno limitate nel tempo. Un giorno, una settimana o, al massimo, un mese. Poi basta, si chiude. Avanti un altro.

TED Books (http://www.ted.com/pages/tedbooks)

Anche i libri. Digitali grazie ad una partnership con Amazon. Molto poco costosi. E corti.  Cortissimi. Massimo 20.000 parole. È possibile condensare una buona, bella idea in un libro che possa essere letto in un colpo solo, dedicandoci un paio d’ore? Dalle 31 pagine di Beware Dangerism! di Gever Tulley (due TED Talk alle spalle) alle 58 di Homo Evolutis di Juan Enriquez (tre TED Talk all’attivo) la risposta sembra essere sì.

Ads worth spreading (http://partners.ted.com/adsworthspreading)

Il nome dice abbastanza tutto. Una sfida creativa aperta a tutte le aziende e le agenzie pubblicitarie del mondo: fateci delle pubblicità che vale la pena di condividere. I dieci migliori spot verranno trasmessi tra il 28 febbraio e il 4 marzo a TED2011 e poi riceveranno un posto d’onore su TED.com.
Chirs Anderson spiega l’idea qui a quelli di Beet TV. E poi, più a lungo e mescolandola con la storia che l’ha portato a diventare curatore di TED, qui.

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Ci sono 1 commenti

  1. [...] già scritto dell’iniziativa di TED Ads worth spreading, un concorso che mira a selezionare le migliori [...]

    pingback dal sito Le 10 pubblicità che vale la pena condividere, secondo TED | Personal Report il 8 marzo 2011 alle 11:50

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