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18 gennaio 2011

L’infografica che abbiamo mandato nello spazio


Abbiamo mandato un sacco di roba nello spazio: razzi, satelliti artificiali, topi, cagnette, scimmie e poi, infine, anche uomini. Sia in carne ed ossa che disegnati.

Era il 1972, gli Stati Uniti avevano vinto da un bel pezzo la corsa allo spazio ma il fervore per l’esplorazione dell’universo non si era per niente calmato e la NASA stava preparando il lancio della Pioneer 10, una sonda che dopo aver superato la fascia di asteroidi tra Marte e Giove e aver osservato per un po’ il pianeta gassoso sarebbe stata il primo oggetto umano nello spazio destinato non a spegnersi lentamente orbitando attorno ad un pianeta ma ad essere lasciato volare nel cosmo fino a finire fuori dal sistema solare.
La Pioneer 10 era destinata a diventare l’artefatto umano ad arrivare più lontano in assoluto (grazie ad una bella spinta gravitazionale da Giove poi la Voyager 1 la superò in distanza coperta, ma poco importa) e il consulente della NASA Eric Burgess suggerì a Carl Sagan, che da tempo si occupava di possibili comunicazioni con intelligenze extraterrestri, l’idea di installare sulla sonda un messaggio da parte dell’umanità, casomai gli alieni la trovassero.
Sagan era entusiasta, contattò l’amico Frank Drake (che divenne poi il fondatore del SETI) e insieme si misero immediatamente al lavoro. Dopo tre settimane di riflessioni e incontri con la NASA, il messaggio era pronto.


Lungi dall’essere anche solo lontanamente simile all’epica baraccona di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, il messaggio fu inciso su una piccola targa d’alluminio lunga 23 centimetri e alta 15, posizionata sulla Pioneer 10 al riparo dall’erosione della polvere interstellare e composto con un misto di linguaggio visivo e di linguaggio matematico. Sagan e Drake ipotizzarono che, ancora più che internazionali questi linguaggi potessero essere addirittura universali. O quantomeno che fossero i più universali tra quelli a nostra disposizione.

Sulla targa ci sono un sacco di cose. Alcune non sono intuitive e necessitano una spiegazione: i due pallini in alto a destra sono (cito da Wikipedia) «una rappresentazione schematica della transizione iperfine per inversione di spin dell’idrogeno (qualsiasi cosa voglia dire) che è l’elemento più abbondante nell’universo». Al di sotto, una piccola linea verticale rappresenta la cifra binaria 1 che funge da sorta di chiave di lettura fisica per permettere di comprendere il resto del diagramma. Perché, ed è l’altra cosa che necessita di una spiegazione, a fianco dell’uomo e della donna c’è una mappa stellare che indica la posizione del nostro Sole rispetto a 14 pulsar («ne basterebbero due, disse Drake, ma perché rendere difficile la vita agli alieni?»). E la corrispondenza con le pulsar è rappresentata proprio da un numero binario, composto da lineette verticali e orizzontali che si ritenne essere il più universale metodo di rappresentazione dei numeri utilizzabile. L’uomo e la donna furono disegnati dalla moglie di allora di Sagan prendendo ispirazione dai modelli di proporzione greci, cercando però di mescolare al massimo le caratteristiche etniche delle figure. Osservandoli da vicino infatti si nota, ad esempio, che la donna ha gli occhi allungati da orientale mentre il naso è simile a quello delle popolazioni africane.
Le femministe la criticarono perché la donna sembrava sottomessa all’uomo – che è l’unico col braccio alzato in segno di saluto – ma lei rispose che se avesse posto anche la donna in quella posa gli alieni avrebbero potuto ragionevolmente supporre che sulla Terra ce ne andiamo tutti in giro con un braccio sempre alzato, cosa evidentemente non vera.
E non sono state le uniche critiche: lo storico dell’arte Ernst Gombrich ancora per quanto riguarda la mano sollevata dell’uomo ha sottolineato che: «nemmeno un terrestre cinese o indiano sarebbe in grado di interpretarla correttamente come forma di saluto» e che «sembra essere sfuggito ai designer che [la freccia che indica la direzione della Pioneer 10 fuori dal sistema solare] è un simbolo convenzionale sconosciuto ad una razza che non ha mai avuto l’equivalente di un arco e di una freccia».


In ogni caso adesso la Pioneer è circa 15mila miliardi di chilometri dalla Terra e sta viaggiando a 12mila chilometri al secondo in direzione della stella Aldebaran, nella costellazione del Toro. Ci arriverà, più o meno, tra due milioni di anni. E poi chissà fin dove andrà. Frank Drake durante un’intervista ci ha tenuto a  ricordare che in quattro miliardi di anni il Sole si trasformerà in una stella supergigante, finendo per spazzare via la Terra e l’intero sistema solare, ma che quel giorno la targa sarà ancora in mezzo alle stelle sulla Pioneer a dimostrare che «tanto tempo fa, là fuori nella Via Lattea c’era una civiltà come la nostra».

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Ci sono 2 commenti

  1. [...] che lingua parla? L’inglese è la lingua ufficiale della tv, sembra un pò come il lancio del pioneer 10: il mezzo c’è, proviamo a comunicare nella loro lingua. Si, ma solo in quella, in modo che [...]

    pingback dal sito Uazzammericanboy « La verità alla gogna! il 16 febbraio 2011 alle 12:37

  2. [...] http://www.personalreport.it/2011/01/infografica-pioneer-10/ [...]

    pingback dal sito Gamification by Design » L’infografica mandata nello spazio il 18 gennaio 2012 alle 21:54

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