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25 gennaio 2011

Graphic Design Worlds alla Triennale di Milano

Sono appena tornato dalla Triennale di Milano dove ho potuto seguire la conferenza stampa e visitare in anteprima i mondi di Graphic Design Worldsricordate? La mostra si presenta completa e sufficientemente ricca da poter essere interpretata con chiavi di lettura molto diverse, sia dagli esperti del settore, che possono gingillarsi nei dettagli tipografici e nel trattamento linguistico dei manifesti, sia per il visitatore di passaggio, che può godere della carrellata di suggestioni trasmessa da ogni progetto esposto.

In mostra, come dicevamo, ci sono 33 studi di cui 11 sono italiani. È un’Italia rappresentata in modo diverso dal solito, senza nessuno dei grossi nomi che siamo abituati a sentire. “Sono giovanissimi mai rappresentati”, dice Silvana Annicchiarico, direttore del Triennale Design Museum. In effetti under 30 è la parola d’ordine, ma è impossibile non riscontrare anche una legittima propensione curatoriale verso una corrente stilistica e progettuale ben definita. “Questi giovani sono la speranza del graphic design italiano”, afferma il curatore Giorgio Camuffo. In effetti quella in mostra è una corrente di rottura nuova che esce dai sotterranei e viene a trovarci proprio sotto casa, nel cuore culturale del sistema design milanese. Per capire meglio quanto “diversa” sia effettivamente questa selezione di progettisti basti pensare che non c’è alcuna intersezione tra i protagonisti della precedente Spaghetti Grafica e quelli di Graphic Design World.

Gli italiani sono tutti raggruppati al centro, in una sorta di padiglione espositivo dedicato al nostro paese. Attorno si sviluppano le stanze, i “mondi”, ognuno affidato ad un diverso studio protagonista. Ad esclusione di alcune stanze troppo povere, come Experimental Jetset, o troppo astratte, come M&M Paris e Abake, l’esperienza di visita è assolutamente appagante. Ripercorro a memoria i miei preferiti: sorprendente Anthony Burril (vi basti questo manifesto stampato con sabbia intrisa di petrolio), Harmen Lemburg, Metaheaven per il progetto d’indentità per Wikileaks, KesselsKramer nella sua stanza ricoperta d’idee più che di progetti, Geoff McFetridge, le serigrafie di NormFuel Design e i suoi libri da sfogliare, tutti curati fino al minimo dettaglio. C’è molto da toccare e molto da vedere. Nelle salette sul retro sei schermi proiettano brevi interviste ai protagonisti in mostra, le domande sono sempre le stesse: “che cos’è il graphic design?”. Alcune di questi video sono visionabili in versione ridotta nel blog. Sarebbe interessante farne un dvd, spero sia in progetto (o meglio ancora che sia messo tutto gratis on-line per tutti).


La mostra è un sistema che unisce gli aggiornamenti sul blog, la visita dell’esposizione e la lettura del libro Graphic Design Words. È un bel libro, fresco, educativo e ricco di contenuti veri che dovrebbe stare nella libreria di ogni giovane studente milanese accanto all’inevitabile storia del design grafico di Daniele Baroni. Ma c’è un problema, costa 29 euro. Ora, non che sia tanto costoso in sé, ma, al solito, se il desiderio è che questo sia un libro divulgativo e non un catalogo souvenir allora dovrebbe essere più economico. Apprezzo senza dubbio lo sforzo: è in bianco e nero, formato ridotto (meno di un A5), un po’ preziosino in copertina ma senza sfarzi e contiene oltre 300 pagine di contenuti duri, ma se consideriamo che al prezzo del libro vanno sommati i 6.50 d’ingresso (se siete fortunati, altrimenti sono 8), si finisce per superare i 35 euro.

Al di là della contabilità spicciola, ho provato a parlarne con Benedetta Crippa, collaboratrice di Giorgio Camuffo, ma a quanto pare “non dipende da loro”. Purtroppo queste sono considerazioni, legittime e tutte italiane, di chi è intrappolato in un groviglio di accordi da cui è difficile uscire. Se però c’è qualcosa che le realtà indipendenti in mostra hanno capito bene, italiane e non, è che c’è sempre un modo diverso per fare le cose e fare un libro economico non soltanto è possibile, ma è anche abbastanza facile. C’è il blog, certo, ed è un’ottima cosa, ma contiene solo delle anteprime dei contenuti veri e propri. E questo lo dico perché un po’ mi dispiace, perché vorrei che tutti lo potessero leggere e perché vorrei che l’impatto di questa mostra fosse più rilevante di quanto probabilmente sarà. E se non è stato possibile realizzare un libro più economico almeno si sarebbe potuto proporre un biglietto cumulativo comprensivo d’ingresso e libro d’accompagnamento, un oggetto complessivo più accessibile ai giovani.

Stasera alle 19 inaugurerà la mostra e resterà aperta fino al 27 marzo 2011. Presso la Triennale di Milano in viale Alemagna. Dalle 10.30 alle 20.30 con prolungamento fino alle 23.00 il giovedì. Biglietti a partire da 5.50 euro.

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Ci sono 2 commenti

  1. Ora io non vorrei apparire insensibile. O sciocco. Ma un catalogo di design grafico in b/n a 30 euri può aver senso o se s'era proprio interessati sarebbe stato meglio farne scucire qualcuno in più e avere qualcosa di complessivamente valido? Non conosco però i contenuti, ieri ho evitato che del popolo del design milanese reggo solo piccole dosi.

    scritto da Gabriele il 26 gennaio 2011 alle 10:28

  2. Purtroppo ciò che è scritto in questo post è la pura verità. Troppe volte mi sono imbattuto in libri di design, graphic design e ambiti correlati, i quali vengono venduti ad una somma davvero elevata (vuoi per il lavoro grafico e tipografico dei libri in questione o altro) che rendono di fatto inaccessibili tali contenuti alla fruizione delle masse. Questo credo sia un enorme handicap per tutti coloro che credono fortemente che il design e la grafica, intesa nel suo senso più ampio, abbaino la capacità di sensibilizzare e veicolare messaggi culturali e sociali.

    scritto da Deliant il 30 gennaio 2011 alle 13:25

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