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28 gennaio 2011

Contro torte, ciambelle e bolle

Mi rendo conto che prendersela con i grafici a torta e a bolle possa essere la cosa più impopolare da fare parlando di infografiche ma, oggi più che mai, ha senso farlo. Sono ovunque, sono amichevoli — soprattutto quelli a ciambella — eppure in moltissimi casi rappresentano di gran lunga il peggior metodo per visualizzare graficamente i dati, e ve ne renderete conto voi stessi sfogliando un qualsiasi giornale dopo aver letto questo articolo.

Incredibile a dirsi, i grafici a torta non sono comparsi dal nulla durante gli anni Ottanta, nè li ha introdotti Bill Gates con Excel: l’inventore è William Playfair, statistico scozzese classe 1759 riconosciuto da tutti come il padre dello schema quantitativo. La grande novità introdotta da Playfair è stata quella di applicare le coordinate cartesiane, fino ad allora usate solo per le mappe geografiche, alla rappresentazione schematica dei dati numerici.

La storia vuole che intuì l’utilità della visualizzazione diagrammatica delle grandezze osservando il modo in cui il fratello, proprietario di un piccolo negozio, conteggiava i ricavi giornalieri: le colonne di monete guadagnate nei diversi giorni della settimana permettevano di confrontare rapidamente le quantità senza doverle contare una ad una. Ebbe origine così il primo istogramma.

[Nei grafici, n.d.r.] le tendenze, le differenze e le associazioni si percepiscono in un lampo. L’occhio percepisce istantaneamente dalla forma ciò che il cervello impiegherebbe secondi o minuti a dedurre da una tabella di numeri. La grafica permette di far parlare i numeri a tutto il mondo. Non esiste un’altra forma di comunicazione più universale di questa.

La prima torta della storia, comparsa nel suo Breviario statistico del 1801, visualizza la ripartizione dell’Impero Ottomano (qui una versione leggermente più grande).

Playfair intuì che suddividere un cerchio in fette potesse essere un buon modo per rappresentare allo stesso tempo il tutto e le sue parti, ma sottovalutò i problemi percettivi che si incontrano confrontando le fette tra di esse. Ma lui, a differenza dei designer moderni, nacque prima che le ricerche di psicologia percettiva sull’efficacia delle diverse rappresentazioni grafiche venissero fatte.

Jacques Bertin, William Cleveland ed Edward Tufte furono tra i primi, negli anni Ottanta, a raccogliere e diffondere i risultati di queste ricerche. Per illustrarne sommariamente i contenuti vi propongo un primo esercizio: provate a mettere in ordine crescente di grandezza le fette della ciambella color rosa caprifoglio che vedete qui sotto.

Scommetto che state facendo fatica: la soluzione è A B C D E. Alla base di questa difficoltà percettiva c’è un limite della mente umana: siamo abilissimi nel confrontare distanze o figure che si sviluppano lungo un’unica dimensione ma facciamo cilecca se dobbiamo comparare aree (e, quindi, ampiezze angolari) e volumi. Mettere in ordine di grandezza le fette di una torta non fa per noi a meno che le ampiezze non siano fortemente differenti, ma in ogni caso faremmo fatica a determinarne con accuratezza il valore. E le torte multiple? Tufte è lapidario a proposito:

L’unica cosa peggiore di un grafico a torta sono più grafici a torta.

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