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31 dicembre 2010

Buon anno, con il meglio di Personal Report del 2010

A Capodanno ci si guarda indietro per poi guardare avanti. Con la voglia di migliorare sempre, vi auguriamo buon anno con una rassegna delle cose che abbiamo fatto nel 2010. Le dividiamo per punti, ché è più facile per tutti. Prendetevi del tempo e, se vi va, fateci sapere cos’è piaciuto di più a voi.

Quelle cose che vanno di moda ultimamente
Cioè le infografiche. Ok, abbiamo messo online ieri le nostre preferite dell’anno, ma c’è altra roba a cui vale la pena dare un’occhiata, come la mappa che c’era una volta e i plastici di Bruno Vespa (essì). Se invece avete fretta, buttatevi sul nostro più amato, Chris Ware: qui una riflessione su lui e l’infografica in generale, qui la sua facciata della scuola di Dave Eggers.

Foto per fare i seri
Qui nessuno di noi è fotografo vero, ma alla fine la fotografia è una delle cose che segnaliamo di più. E proprio per questo la qualità della selezione è alta: le spedizioni in Antartide a inizio Novecento, i reportage di guerra di Emilio Morenatti, le fotografie subacquee in bianco e nero, i newyorkesi che vorresti conoscere uno ad uno, gli aerei sulla spiaggia di Maho, e — vabbè — i brevi documentari di Magnum, la più famosa agenzia fotografica al mondo. Se, anche se non si sa perché, invece di guardare foto aveste voglia di leggere di foto, c’è una lunga riflessione su Hipstamatic e il futuro della fotografia.

Foto per fare i furbi
Fotografie indie, si chiamano. Quelle che ne guarderesti mille di fila, per poi dimenticarle otto minuti dopo, e va bene anche così. Steven Beckley, forse (ma forse) il più bravo tra quelli segnalati, poi Jeff Lucker, Luke Byrne e Robin Jonsson. Più Billy Kraft, che è più o meno uguale agli altri ma ha sedici anni, quindi vale doppio.

L’ignoto spazio profondo
Due articoli più sotto c’è l’anniversario di un astrofisico che ha fatto almeno due cose straordinarie, ma in passato ci siamo chiesti cosa succederebbe se la Terra smettesse di girare e abbiamo osservato tutte le cose dell’universo perfettamente in scala tra loro.

Moda che fa sorridere
La moda vera bella ci piace, ma quella un po’ così ancora di più: Advanced Style, perché i vecchi vestiti giusti sono fantastici, Put this on, la serie online che insegna a vestirsi come un adulto, e Trust fun!, carote, pietre con facce buffe e riviste di moda a fumetti.

Cose che non sono moda ma fanno sorridere (e anche un po’ malinconia)
I ringraziamenti alle cose di Leah Dieterich, e i desideri di noialtri, la gente comune, da realizzare prima di morire (con polaroid, che non fa mai male).

David Lynch
E niente, noi a lui gli vogliamo bene, e tendiamo a pubblicare un po’ tutto quello che fa. Quest’anno, in assenza di nuove uscite al cinema, troviamo: i tre documentari su di lui di cui quasi nessuno ha mai sentito parlare, il suo disco di musica elettronica, la vecchia intervista in cui elenca i suoi registi preferiti.

Cose che hanno a che fare con l’arte
Qua dentro c’è roba strana, quindi occhio: gli sgranati coloratissimi video di Paper Rad & Wyld File, un’opera d’arte generativa che non ha bisogno di un computer, le macchine che quasi cadono, l’architettura remixata di Filip Dujardin. Anche qui, se invece avete fretta, puntate dritti su Rafael Rozendaal, uno che per le sue opere (una parola comoda che vuol dire tutto e niente) non usa pennelli, luci o marmi, ma siti internet.

Musica per le tue orecchie
Quest’anno ci sono piaciute tante cose, e scegliere non è facile. Ci è piaciuto rincontrare gente famosa come M.I.A. e Deerhunter, riscoprire classici come i Love, e scoprire gente come i lynchiani (vedi sopra) SALEM, gli italiani Young Wrists, i due Tennis. Poi ci è piaciuto rivalutare i Belle and Sebastian, e intervistare l’uomo delle playlist del festival di Internazionale. E se vi piace la radio, beh, ne abbiamo trovata una perfetta.

La TV
Abbiamo scritto di parecche serie tv, ma voi limitatevi a leggere questo: AMC, il canale televisivo americano a cui dobbiamo tutti voler bene.

Animali che suonano qualcosa involontariamente
Evidentemente questa è la categoria col titolo migliore, e pure i contenuti non deludono: ascoltate l’orchestra di pesci rossi, e le chitarre distorte di quaranta piccoli uccelli.

Corti che ti vien voglia di farli vedere alla gente
Iniziate subito da Foutaises, vecchissimo corto di Jean-Pierre Jeunet (ok: “quello di Amelie”), che per 7 minuti gioca al gioco del “mi piace/non mi piace”. Poi passate alla scena della regata di The Social Network (che è la scena di un film, ma è come se fosse un video a sé), all’uomo che si ritrova spostato da se stesso di 91 centimentri, e ai cinque corti in procinto di diventare lunghi, una specie di selezione dei migliori cortometraggi degli ultimi mesi. Infine, per chi ha visto Where the wild things are, benvenuti.

Cibo sano ed esteticamente gradevole
Abbiamo inaugurato da qualche mese una categoria da mangiare, in cui trovate il libro di ricette di Ikea, uno show televisivo culinario a metà tra l’Albero Azzurro e i Monty Python, e quel gran bel macellaio di Vadim Akimenko.

Cose di internet che nascono nelle strade e nei prati
I novi occhi di Google Street View, del buon Jon Rafman, e l’albero centenario di Bruxelles che ha un blog.

Articoli sull’Ucraina
Sono cinque, sono belli, e stanno tutti nel nostro Personal Ukraine.

Brèves de Trottoirs
Niente, non sapevamo bene in che categoria metterlo (non che le categorie siano proprio rigide, a dire il vero), ma è una delle nostre cose preferite e quindi ha una categoria tutta sua. Videointerviste a parigini comuni ma non comuni, e se non avete capito guardatevi subito Violette, e capirete.

Giochi preziosi
Di giochi parliamo poco, quindi quando lo facciamo lo facciamo per bene. Due segnalazioni per voi: il videogioco esistenzialista Every day the same dream di Molleindustra, e il gioco in scatola Diplomacy, un Risiko senza dadi.

Buon duemilaeundici.

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