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10 dicembre 2010

Infografiche alte otto metri


Un anno fa, fuori dalla sede della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Copenhagen c’era un cubo alto otto metri. Il cubo era stato realizzato dall’architetto Christophe Cornubert e dallo scultore Alfio Bonannos e rappresentava visivamente e accuratamente le dimensioni della tonnellata di anidride carbonica che ogni cittadino di un paese industrializzato emette ogni mese nell’atmosfera.

Abbiamo detto che le infografiche funzionano bene nel – uno – condensare grandi quantità di informazioni per rendercele chiare in un solo sguardo e – due – elaborare e mettere in relazione masse di dati numerici trasformandoli in fette di grafici a torta, bolle o quadrati. L’idea dietro al Co2 Cube però era ancora un’altra: quella di costruire una infografica tangibile che permettesse a chiunque di mettere in relazione quell’informazione (la tonnellata di anidride carbonica) con la propria vita e il proprio mondo. Otto metri per otto è uno spazio fisico, non una astrazione su un pezzo di carta e proprio in questo stava la forza visiva e pratica di quel progetto (tanto che altri, dai ragazzini dell’oratorio alla high school del Massachusetts ne hanno realizzati di simili). Facciamo un parallelo: esattamente come sta accadendo per i device touchscreen rispetto ai computer con mouse e tastiera, le infografiche tangibili permettono di ridurre, se non di annullare, il livello di approssimazione e di astrazione con cui per forza dobbiamo fare i conti nelle infografiche tradizionali. I movimenti che facciamo sugli schermi con le dita sono più intuitivi e familiari rispetto a quelli che facciamo con il mouse. Allo stesso modo, capire qualche cosa quando ce la troviamo fisicamente davanti è più facile che cercare di capire dei disegni, per quanto semplici ed elementari, su un foglio.

Ho messo sotto torchio la memoria prima e Google poi (giuro che ho provato tutte le chiavi di ricerca possibili) ma non ho trovato, purtroppo, molti altri progetti simili al Co2 cube. Ho scovato: un – inutile – tavolino da caffè che visualizza la quantità di dati che immettete sui social network, un bel cartello che indica quanto immigrati sono entrati e usciti dagli Stati Uniti nel corso del novecento, un cubo tridimensionale che si interfaccia con un software di data visualization e un meraviglioso orologio in grado di fare a maglia e di misurare (lettaralmente) il tempo a seconda della lunghezza della sciarpa che produce. Nient’altro. Se ne vengono in mente a voi, i commenti solo lì apposta per quello.

Crediti: fotografia di PUSH_ARCHITECTURE

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