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23 novembre 2010

La scena della regata di The Social Network

Tranquilli tutti, il titolo è specifico, ma niente spoiler a cuor leggero. Da lontano questo post è semplicemente il vivace consiglio ad andare a vedere The Social Network, il film — l’avrò scritto dodici volte, ormai — su Facebook di David Fincher, regista di Seven, Fight Club e Zodiac, scritto da Aaron Sorkin, l’autore di West wing e Studio 60. Quando un film è bello vien voglia di scriverne qualcosa, ma dopo aver visto la mole di recensioni e commenti al film ho pensato che nessuno avesse realmente bisogno della mia opinione. Se volete, nonostante l’inciampo finale, vi consiglio un pezzo su tutti, quello di Zadie Smith sulla New York Review of Books.

Mi è capitato più volte, però, di dover parlare della scena della regata, o di sentire qualcun altro parlarne. E quindi ho deciso di scriverne. Ora, se chi non ha ancora visto il film volesse entrare io prometto di evitare spoiler fondanti (alla fine è, per quanto ispirata a, una storia vera, quindi senza alcun colpo di scena et simili). Poi se siete gente che non vuole sapere nemmeno che comparsa interpreta Aaron Sorkin (a-ha! uno spoilerino vero! amen), io lo capisco. A tutti gli altri, entrate pure, prego.

Prima cosa, rinfreschiamoci la memoria riguardando questo piccolo capolavoro.

Forse la scelta di definire la scena un “piccolo capolavoro” vi avrà già dato indizi sufficienti a capire la mia opinione in merito, ma partiamo dall’inizio. In molti, dopo il film, si sono chiesti: ma che c’azzecca questa scena? E non a torto: è evidente che la scena in questione è completamente fuori registro rispetto a tutto il resto del film. Lo scopo puramente narrativo è chiaro: i (fantastici) fratelli Winklevoss vengono sconfitti, così come successo con Zuckerberg, e la loro ira cresce fino a portarli a prendere finalmente le vie legali. La cosa che ha lasciato molti perplessi è stata però la confezione della scena, una specie di ipervideoclip patinato e saturato, buttato in mezzo a un film tutto sommato formalmente tradizionale.

Diciamo subito che, lì per lì, la scena mi ha esaltato a livelli indicibili, e io sarei stato anche a posto così. Ma sentendo diversi pareri discordanti — ma che c’entrava? perché farla così? è troppo modaiola! — ho iniziato a pensarci con la testa oltre che con i popcorn, e adesso eccoci qui. Io non posso sapere cosa sia passato nella mente di Fincher e Sorkin, ma a me quella scena sembra l’affermazione dell’adrenalina e del corpo in un film razionale e freddo che racconta di persone razionali e fredde. Come sempre nelle sceneggiature di Sorkin, il film è un dialogo continuo e manca di fisicità e di azioni. Attori, scrittura e regia, tutti eccellenti, non fanno rimpiangere l’assenza di gesti ma è innegabile che i personaggi principali non facciano altro che aprire la bocca e battere su una tastiera — due cose che, tra l’altro, continuano ad avere sempre meno differenze tra loro. C’è il gesto ricorrente di lanciarsi oggetti, ma sembra più un elemento di movimento appiccicato sul copione alla terza stesura che altro.

La scena della regata è così visivamente esasperata e originale rispetto al resto perché deve essere potente e, oltre a spezzare il film in due, deve quasi entrare negli altri 118 minuti del film, che non diventano più l’unico mondo possibile in The Social Network (e quindi nel nostro mondo, quello vero) ma solo uno dei mondi esistenti, quello che ci interessa in questa storia. È come se in mezzo a Gomorra, il film, ci fosse una scena del pranzo di una famiglia serena e tranquilla di Castellammare, girata come la più pulita delle commedie. Certo: non basta una pennellata di nero sul bianco per fare un quadro d’impatto, ma se la scena in questione è girata (e colonnasonorizzata) mostruosamente, tanto basta per elevarne lo spunto e dargli dignità. Riguardo alla fisicità sì, ci sono scene in locali, ragazze che ballano, eccetera, ma mi sembra evidente che non si tratti della stessa cosa.

Vedo solo ora quanto ho scritto (e solo su una singola scena di un minuto e quaranta! che nerd), quindi chiudiamo qui. Alla fine era giusto tutta una scusa per onorare la scena. Per premiarvi della pazienza chiudiamo come han deciso di chiudere loro, ché è bello e non vedo perché no.

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Ci sono 2 commenti

  1. Articolo sapientissimo! Una scena meravigliosa!

    scritto da Luke Bears il 23 novembre 2010 alle 16:55

  2. Ti sei risposto da solo: anche se Gomorra avesse avuto quella scena avresti detto che è un capolavoro. Secondo me non ha nulla di eccezionale perchè non è chissà quale idea geniale. Vi state esaltando per poco, cazzo.

    scritto da gingoil il 23 dicembre 2010 alle 16:18

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