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5 novembre 2010

In mostra a Milano l’architettura remixata di Filip Dujardin

Forse i miei lavori nascono dalla frustrazione. Voglio giocare a fare l’architetto, invece di limitarmi a documentare i progetti degli altri. È così che Filip Dujardin, oggi fotografo di architettura e interni, presenta i suoi collage. Vive a Ghent, in Belgio, ed è lì che seleziona la materia prima per i suoi lavori.

Il processo comincia con un’idea realizzata rapidamente in cartone oppure modellata utilizzando il software gratuito Sketch Up. Ottenuto il modello, Dujardin esce in strada alla ricerca di campioni e texture che andrà poi a spezzettare e ricostruire in un elegante lavoro di copia e incolla.

Le mie preferite sono quelle torri isolate nello spazio verde, unità abitative (o di controllo) fatte di cemento grezzo, finestre quasi a specchio e un cielo sempre bianco. Indipendentemente dalle suggestioni o dalla forma — Dujardin spazia da edifici modulari iperrazionalisti a scomposizioni estreme di volumi — le sue sono sempre illusioni verosimili. Ed è proprio con l’ambiguità dei suoi collage che si inserisce, insieme a Michele De Lucchi, nella mostra «Vero, Falso, Verosimile» inaugurata in questi giorni al Laboratorio Casabella di Milano. L’esposizione gratuita resterà aperta fino al 12 novembre (gli orari sono disponibili qui). Altre immagini nella prossima pagina o sul sito del fotografo.

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