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22 ottobre 2010

Intervista a Oliver Reichenstein

Quali sono secondo te i soggetti che possono dettare una tendenza per quanto riguarda il futuro del giornalismo visuale?
Penso che sarà il lavoro che adesso sta avvenendo dietro le quinte a dettare il futuro del giornalismo. Da quello che ho visto, ad esempio, sia Tages-Anzeiger e Zeit Online (entrambi i cui siti sono stati ridisegnati da iA) hanno sviluppato tecnologie molto avanzate per fare i conti con le notizie. A Zeit Online vedi giornalisti che fanno del loro meglio per selezionare da una parte le informazioni davvero rilevanti e dall’altra per elaborarle in modo che diventino facili da consumare e da comprendere. A Tages-anzeiger fanno un lavoro contrario, cercando costantemente di trovare nuovi modi per attirare l’attenzione del lettore, ottimizzando costantemente il sito dal punto di vista dell’usabilità in base al feedback dei visitatori. Il futuro del giornalismo sta già prendendo forma, solo che sta avvenendo dietro le quinte.

Che idea c’è alla base del redesign del sito di Internazionale?
Ogni volta che facciamo un sito per un prodotto che ha principalmente una vita sulla carta pensiamo per prima cosa a tradurre quell’esperienza online: lo stato attuale di Internazionale.it, che stiamo continuando a sviluppare, è un prodotto frutto di un dialogo tra noi e il giornale. Quello che vedi online ora è qualche cosa che ha molto a che fare con la visione di ciò che Giovanni (De Mauro) voleva che fosse. L’aspetto estetico ha la nostra firma ma anche quella di Mark Porter (l’art director che ha curato la nuova veste grafica del settimanale). Non è solo opera nostra, è frutto di un interessantissimo e intenso dialogo.

Sei partito dalla Svizzera, hai studiato a Parigi e poi sei andato a vivere in Giappone. Information Architects vuole costruire un design che superi le barriere nazionali?
Penso che quando si parla di information design la maggior parte delle tradizioni nazionali funzionano allo stesso modo: è tutto un tentativo di ridurre al minimo ma senza eccedere. Se penso alla tradizione minimalista giapponese e poi a quella svizzera mi accorgo che sono incredibilmente vicine. Probabilmente è per questo che riesco a relazionarmi così bene con i nostri designer giapponesi: ci capiamo al volo.

Internazionale ha chiesto a tutti gli ospiti di consigliare tre libri per i lettori. Tu cosa consigli?
1. Interfacce a misura d’uomo di Jef Raskin è un libro da leggere almeno tre volte. Non perché sia difficile ma perché è la bibbia dell’information designer.
2. Della Certezza di Ludwig Wittgenstein è un libro che vale sempre la pena di leggere, indipendentemente dal lavoro che si fa.
3. A Colpi D’ascia di Thomas Bernhard, semplicemente perché è un libro davvero divertente.

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